Facebook, il social prediletto dagli utenti maturi abbandonato dai giovani

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A cosa in definitiva serve Facebook? “È per i vecchi”, ha risposto candidamente un ragazzino di 11 anni a un sondaggio interno dell’azienda, secondo i documenti ottenuti dal Wall Street Journal e poi raccolti dal New York Times che li ha analizzati.

Responso? Da quegli stessi documenti è emerso che negli Stati Uniti da anni Facebook sta perdendo giovani utenti. In conclusione, di fronte all’immagine ipersatura e frenetica di TikTok, la furia di Twitter e l’estetica quasi auto-parodica di Instagram, Facebook continua a essere però un luogo rilassato per parlare con gli amici.

Il solito bar, ha osservato El Paìs, che annota anche: Facebook “si è rivelata una grande festa dove vedersi ed essere visti, dove avviare conversazioni e condividere gusti comuni”.

Facebook, perciò, “è riuscito a diventare un gigante, tanto da diventare la porta di accesso a Internet: una lettera di presentazione digitale, il luogo in cui dovrebbero essere letti i media e reindirizzare il traffico verso i propri siti web. La porta del mondo. Nientemeno”.

Insomma, “l’architettura di Facebook non è cambiata in due decenni”, afferma Geert Lovink, ricercatore dell’Università di scienze applicate di Amsterdam, perciò “l’idea era, e in un certo senso è ancora, quella di un social network presumibilmente gratuito, per gli amici e dove altri sono invitati a partecipare al tuo wall, come testate giornalistiche, aziende, inserzionisti e altri soggetti consigliati “.

Per El Paìs, quindi, la piattaforma “è una specie di album personale e diario di vita che non si vuole smettere di avere”, per una fascia di età matura non si vuole abbandonare, “un luogo tranquillo dove i suoi fedeli sono molto fedeli” e la sua stessa “natura di ‘tavolo’ crea dibattiti probabilmente impossibili in altre reti più votate alla velocità e all’immagine che sono arrivate a influenzare le opere letterarie”.

Quindi un mezzo su cui “le persone parlano ancora, discutono e cambiano idea”. Un luogo dove una generazione ormai di “vecchi”, come dice con candore il ragazzino undicenne, s’è formata e non riesce a distaccarsi. Però una generazione di vecchi.

E, come sottolinea El Paìs, “di fronte al rumore di Twitter, alle danze di TikTok e all’estetismo di Instagram, il network creato da Mark Zuckerberg 18 anni fa resta la resistenza di pochi che vogliono chiacchierare con gli amici, tempo e calma”. Punto e basta.

Un mezzo slow nell’era della comunicazione social fast. Come una vecchia linotype nell’era del digitale. Che però ha fatto il suo tempo.  

agi

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