A Bitonto, Giuseppe Sblendorio presenta la sua opera letteraria: “Il giocatore del biliardo”

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L’eclettico scrittore in erba (si fa per dire) Giuseppe (Peppino) Sblendorio, nella cornice della bella Bitonto, scrive e racconta una storia volitiva, impressionistica e fuori dal tempo attuale il cui filo conduttore riguarda una complessa partita a biliardo. Sensazioni, emozioni, dubbi,perplessità, diffidenza saranno il corollario di questa partita.

 

Peppino ci racconta: “Questa poliedrica opera narrativa esprime un quadro singolare ed inaspettato delle dinamiche di questo gioco dalla difficile definizione che si svolge in una struttura satellitare orbitante a circa trentaseimila Km. dal pianeta Terra. Questi giocatori, sono dei superuomini d’interpretazione Nietzscheana e dallo spirito dionisiaco.

 

Per via della distanza ciascun protagonista ha modo di aver molto più sentore dell’Onnipotente per cui questi protagonisti si sentirebbero più responsabili nei riguardi del Pianeta e a fronte del verificarsi di alcune manifestazioni iniziano a supporre che le loro azioni potessero influenzare, preludere l’evolversi degli eventi sul Pianeta e nello Spazio.

 

Non a caso, dato il loro accostamento a menti eccelse quali di Kant, di Einstein, del Conte di Cavour, etc. è stata riportata nel libro la frase “Dalle azioni quasi perfette di un giocatore del biliardo si potrebbe ottenere un’opera d’arte metafisica” e che ne rappresenterebbe l’anello di congiunzione fra l’estetica (spazio – tempo) e la logica (concetti – dottrina del giudizio) di concezione Kantiana.

 

In sostanza si vuole accennare alla pittura metafisica di Giorgio De Chirico, a quella speculazione filosofica che si manifesta tramite allusioni, scenari elusivi, abbinamenti inaspettati, come figure senza volto (manichini) [nella fattispecie le biglie disposte sul piano del biliardo fermatesi dopo l’azione).

 

La narrazione del gioco è dissimile per concetti metafisici ma formalmente uguali: concerne il settore culturale, commerciale e turistico. Tnak (Kant), Nosgreb (Bergson), Itrebmilag (Galimberti) e Ytror (Rorty),  che passando fra le merci esposte in un ipermercato esprimono dei concetti derivanti da filosofi dai cognomi che corrispondono al contrario dei propri cognomi (i cognomi dei quattro personaggi letti al contrario), come in un gioco di specchi. Infatti il signor Tnak, considerando che se una cosa è moralmente obbligatoria si rende possibile il rapporto fra etica ed economia, apre la conversazione ed esprime che quella visione rifletteva una situazione d’accordo sbilenca. A seguire il signor Nosgreb afferma il consumismo quale slancio vitale e creativo; il signor Itrebmilag dichiara che il consumismo  è considerato un vizio che porta benessere, ma anche malessere perché ci affermiamo perché consumiamo; intervenendo il signor Ytror rileva che, data la concitazione della discussione, le argomentazioni per quanto sistematiche e costruttive stessero prendendo forma reattiva ed edificante, magari, come quella superclasse globale che prenderebbe tutte le grandi decisioni economiche e sorridendo con cenno scherzoso,forse,aggiunse “Si fa per dire”.

 

Un  romanzo tra i tratti visionario ma capace – di riscrivere – concetti socio culturali in diverse dimensioni temporali come appunto un quadro di De Chirico.

Franco Marella

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