Aspettando il Godot del Buon Governo

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I sondaggi statunitensi, peraltro poco credibili per la tendenza irrefrenabile di quel  Paese d’Oltreatlantico alla più spregiudicata “propaganda”,  ci dicono che solo il trentatré per cento degli americani approva l’irresponsabile comportamentto sin qui tenuto da Joe Biden che, volendo imitare Barack Obama, tenta di conseguire con la guerra che si sta combattendo in Europa  il premio Nobel per la Pace. Nell’intento di provocarne un’altra (Obama ne ha scatenato tre) sempre lontana dai confini statunitensi, l’infaticabile Biden, aduso alle cadute di ogni tipo, ha inviato Nancy Pelosi a fare il “solletico” a Xi a Taiwan. Mancano i dati informativi sul gradimento di questa stupida azione da parte dei quisque de populo nordamericani, ma è da supporre che non sia piaciuta gran che, data anche l’impopolarità della supponente senatrice italo-americana.

Intanto in Italia, le cose non vanno meglio che in America. I “pasticci” di “destra”, di “centro” e di “sinistra” (ormai solo nomi vani  ed etichette senza valore per significare il vuoto politico) si equivalgono in accordi e disaccordi quotidiani.

Le comparse in televisione dei cosiddetti leader(di che?) mettono in ombra quelle dei migliori “comici, sul mercato dello spettacolo, per i quali, sull’esempio di Grillo e di Zelensky, si aprono grandi prospettive in successo in politica.

Ambrogio Lorenzetti, l’autore del famoso affresco conservato nel Palazzo Pubblico di Siena,  fin dagli  anni 1338-39, aveva capito bene il male dell’Occidente attraverso i guai del suo amato Paese.

Il pittore aveva intuito, cioè, e rappresentato sulla parete affrescata che l’operato dei governanti  non dipende tanto dalle idee che stentoreamente e spesso falsamente dichiarano di professare (allora: con le etichette di Ghibellini, Guelfi, Bianchi o Neri) quanto dalla razionalità che può essere presente o assente nelle loro menti. 

L’intento dell’artista risulta  chiaro nel suo perentorio contenuto polemico, che non è solo religioso, ma anche politico e filosofico: ragionevolezza e buon senso sono merce rara e l’irrazionalità nel comportamento di governanti e governati  non deriva solo dalle visioni irrealistiche e fantasiose del Regno dei Cieli e dell’Oltretomba dei morti ma anche dalle utopie egualitaristiche dei fiduciosi  nella solidarietà umana (social-comunisti, veri o falsi ) o nella guida illuminata di popoli eletti per condurre il mondo (nazi-fascisti dichiarati o camuffati).  

Se si confronta l’Allegoria del Buon Governo con quella del Cattivo Governo, si scopre che  entrambi gli affreschi  sono popolati da personaggi, di quel tempo lontano, facilmente identificabili, grazie alle didascalie.

La contrapposizione del Buon Governo al Mal Governo  ci lascia intendere che a quell’epoca, a dispetto dei Papi simoniaci e crudeli (Dante ne mette quattro del suo tempo all’Inferno nell’ottavo cerchio della terza bolgia: Celestino V, Bonifacio VIII, Niccolò III e Clemente V) vi fosse ancora la possibilità di governi laici non corrotti. 

Alle fantasie  amene dei religiosi dei monoteismi mediorientali, utilizzate come copertura di misfatti a danno dei cittadini, non s’erano ancora aggiunte le derivazioni più dannose del post-platonismo: l’hegelismo di destra e di sinistra. 

Nazi-Fascisti e Social-Comunisti, i criminali del “secolo breve”, non avevano conquistato la scena del mondo, corrompendo il pensiero politico Occidentale aggiungendo il loro irrazionalismo a quello dei cammellieri del deserto mesopotamico, narratori di favole metafisiche, in cui credere, senza pensare.

Uno spiraglio di Buon Governo laico doveva essere ritenuto dal pittore  ancora possibile se aveva affrescato non una ma due pareti contrapposte. 

Oggi, invece,  ad Ambrogio Lorenzetti potrebbe essere utilmente commissionato l’affresco della sola Allegoria del Cattivo Governo con didascalie complesse per far capire chi sian i clerico-fascisti e chi i catto-comunisti .

Sovrastante a tale pletora di gente,  vi sarebbe la visione terrifica della Tirannide  del Nuovo Mondo  che sovrasta con i tre vizi alati dell’avidità monetaria, della superbia nazionalistica e della vanagloria di essere gli unici portatori di Alti valori umani ed etici, la sconquassata Europa incapace di sottrarsi alle suggestioni  del furore  incontrollabile, proveniente da Oltre-Atlantico.

Questo nuovo Mostro, apparso sul Pianeta dopo il massacro dei Pellerossa, sarebbe rappresentato da Lorenzetti come simbolo dell’ira bestiale, con la testa di cinghiale (attualissima in Italia, per l’irrazionalismo degli animalisti e dei loro protettori politici),  il torso d’uomo, il corpo di cavallo e la coda di cane, Come a Siena, nel Trecento.

LUIGI MAZZELLA

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