La corazzata Potémkin

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Aumentano  di giorno in giorno gli Italiani contrari all’invio di armi a Zelensky. 

Essi dicono, sui social, di essere  motivati dal fatto che dopo l’esperienza della sconfitta e delle distruzioni della seconda guerra mondiale non vogliono più saperne di conflitti armati che non li riguardino direttamente. E ciò, oltretutto,  secondo un principio di pace stabilito anche nella Carta fondamentale. 

Naturalmente la carta stampata, in stragrande prevalenza, e l’emittenza televisiva nella quasi totalità parlano un linguaggio del tutto opposto.

Dipingono come possibili e imminenti  scenari drammatici per il nostro Paese che gli altri giudicano più che lontani e   futuri, altamente improbabili alla luce degli insegnamenti della Storia.

I più anziani ricordano che la Russia che invadeva l’Italia per consentire ai suoi soldati di mangiare i nostri bambini “sbucciandoli” come caramelle apparteneva al mondo giornalistico e propagandistico di Mario Appelius, un fascista che fu considerato “esagerato” perfino da Benito Mussolini.

Il popolo italiano, pur desideroso di riprendersi economicamente dopo la pandemia del Covid 19 e deciso a non  dissanguarsi sia con l’invio di armi di alta tecnologia, molto costose e costruite con prelievi fiscali a carico dei contribuenti sia con limitazioni alla propria attività produttiva a causa di sanzioni che si stanno rivelando un boomerang per i Paesi che le hanno adottate su richiesta degli americani, è, allo stato, del tutto frastornato e  tutti i partiti politici, furbescamente, ne tengono conto. Sanno che alla paura non c’è rimedio e rassicurano gli elettori di non discostarsi, allontanarsi, mollare la presa dalla gonna di mammà-America.

Le previsioni di alcuni  “esperti”, però, rese note da una giornalista molto conoscita per la sua competenza in campo internazionale, sono abbastanza concordi: se le elezioni si fossero svolte nella primavera del 2023, il fronte degli atlantisti filo americani sarebbe risultato molto più ridotto rispetto a oggi. 

Ciò in soldoni significa che non sarebbe stato un caso, quindi, né l’accelerazione dei tempi della crisi governativa da parte di Draghi che avrebbe colto la palla al balzo offertale (non si sa perché) da Conte, e né la fissazione della data per la tornata elettorale per il 25 Settembre, superando persino la ricorrenza di una festività ebraica che in un primo tempo era stata considerata come un ostacolo insormontabile.

E’ chiaro che in pieno Agosto e nel giro di meno di due mesi, nessun partito politico possa riuscire a proporsi come “non atlantista” (Meloni docet), pur sapendo di rinunciare in tal modo a recuperare una fetta cospicua di non votanti abituali, i cosiddetti “astensionisti”, che sono tra quelli che si rifiutano di leggere i giornali, di seguire i talk-showtelevisivi e  che non parlano di politica ripetendo soltanto le giaculatorie della propaganda mass mediatica.

Domanda: Che potrà fare l’elettore che volendo la pace come istanza primaria sarà costretto a votare per partiti che, nei loro programmi, vogliono tutti la guerra?

Risposta: Dovrà cercare di intuire  quali forze politiche saranno ancora “atlantiste” nella prossima primavera, quando la bella leggenda di Davide e Golia starà per  rivelarsi quella che è sempre stata nella storia del mondo: una “bufala” (o secondo il  più brutale linguaggio di Paolo Villaggio nel definire “La corazzata Potémkin”  “una cagata pazzesca”).

LUIGI MAZZELLA

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