A Torino una targa a un “martire fascista” riemerge dai lavori su una facciata

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 Una targa dedicata a un “martire fascista” in bella vista nel centro storico di Torino, città medaglia d’oro della Resistenza. Da qualche giorno chi passa per corso Matteotti non può fare a meno di notarla: campeggia sulla facciata di un palazzo signorile e indica una strada che oggi la toponomastica non riconosce più: via Pierino Delpiano, 1900-1919, martire fascista.

Pochi centimetri più in basso c’è la targa con il nome vero di quel tratto: è via don Minzoni, il sacerdote massacrato a bastonate dagli squadristi nel 1923.

A quanto pare, secondo le prime informazioni acquisite dal Comune, “via Delpiano” non è una provocazione elettorale o il rigurgito di qualche nostalgico del Ventennio ma un prodotto del bonus facciate. La lapide c’era anche in precedenza, ma era coperta da un spesso strato di vernice scura. Gli operai, durante lavori di recupero, l’hanno ripulita a regola d’arte restituendola allo splendore di quasi un secolo fa, quando, con l’Italia in camicia nera, via don Minzoni era effettivamente via Delpiano.

«La mia intenzione – dice ora Maria Grazia Grippo, presidente del consiglio comunale e della commissione toponomastica in quota Pd – è di chiederne la rimozione».

Nel frattempo, come rivelano fonti di Palazzo Civico, per buona misura Digos e polizia municipale hanno svolto un sopralluogo. Esponenti di Unione Popolare (fra cui i candidati alle prossime elezioni Marco Scibona e Damiano Carretto e la consigliera regionale Francesca Frediano) si dicono “sbalorditi”.

Delpiano fu ucciso il 3 dicembre 1919 durante quello che è passato alla storia come ‘Biennio Rosso’. Secondo le ricostruzioni dell’epoca, nel corso di una manifestazione socialista, numerosi dimostranti si accalcarono davanti alla scuola del giovane.

Pierino, che aveva combattuto con l’esercito italiano nella Grande Guerra, disse a un paio di loro “non è un delitto gridare Viva la Patria” e venne crivellato dai colpi di pistola. Una vittima della violenza politica che la mitologia fascista trasformo’ nel suo primo martire torinese. In realtà la figura di Delpiano è da sempre al centro di un dibattito. Secondo Paolo Borgna, presidente dell’istituto piemontese per la storia della Resistenza, quella dei fascisti «fu una specie di appropriazione indebita. Il giovane, oltre ad essere un attivista degli scout, era sicuramente un reduce di guerra e, all’evidenza, un nazionalista, ma non si può dire se in seguito avrebbe aderito al partito fascista, che in quanto tale nacque solo nel 1921, o se, come tanti altri, avrebbe scelto altri percorsi».

«Su quel periodo – sottolinea Borgna – si può e si deve discutere, andando a vedere anche le violenze ‘rosse’, ma in modo pacato, serio e non provocatorio». (ansa)

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