Dal salario minimo alla dote ai 18 enni, che cosa c’è nel piano giovani del Pd

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Fare del’Italia un paese per giovani: parafrasando il titolo di un romanzo di Cormac Mccarthy (Non è un paese per vecchi), Enrico Letta presenta il programma del suo partito dedicato alle nuove generazioni. Lo fa circondato dai quattro giovani capilista in Lombardia, Veneto, Campania e Basilicata.

Un modo per scacciare le tentazioni paternalistiche che si affacciano ogni qual volta ci si approccia a questi temi. “Il futuro è nelle vostre mani”, dice Letta ai ragazzi che lo circondano, nella sala David Sassoli del Nazareno.

Un futuro che oggi appare fosco: precariato, affitti, paghe da fame sono i nemici da battere e su questi temi si concentra il piano del Pd. “Le proposte sui giovani sono al centro del nostro programma. Quando parliamo di giovani parliamo di qualcosa che non abbiamo inventato adesso, ma deriva da un lavoro lungo in parlamento e nelle agorà democratiche. Silvia Roggiani è la capa dell’esercito di centomila volontari in campo per la nostra campagna elettorale”, spiega Letta.

“Non si parla di giovani in modo paternalistico, ma i giovani stessi sono protagonisti di questo lavoro. In parlamento ci saranno presenze giovanili importanti che prendono l’impegno di fare dell’Italia un Paese per giovani, italiani e non italiani. Il problema in Italia non sono i flussi di chi arriva, ma quelli di chi va via, centinaia di migliaia di ragazzi che noi formiamo con grandi costi di welfare e che poi se ne vanno”, aggiunge Letta.

Tra le proposte del Pd c’è “disboscare le categorie contrattuali, inserire un salario minimo, continuando con l’azzeramento dei contributi per l’assunzione dei giovani fino ai 35 anni”, sottolinea Chiara Gribaudo, responsabile della Missione Giovani del Pd.

“Vogliamo eliminare i tirocini come strumento di precariato e di dumping contrattuale, distinguendo i tirocini dai contratti. Salari dignitosi e diritti. In questo contesto abbiamo inserito anche la dote di emancipazione, un patto intergenerazionale, con risorse che provengano da ricchezza oltre i 35 milioni di euro. C’è poi il tema degli affitti e dei mutui sulla prima casa. Infine i fondi di garanzia per i lavoratori precari perché abbiano una pensione di garanzia”, aggiunge l’esponente dem.

“Oggi il Pd risponde a una enorme sfida per il futuro. La mia generazione e quelle più giovani hanno la certezza che la nostra vita sarà più precaria, meno stabile di quella dei nostri genitori”, spiega Silvia Roggiani, segretaria del partito a Milano e responsabile dei volontari del Pd: “Ci sono donne che hanno dovuto scegliere fra lavoro e famiglia e questo non possiamo più permetterlo”.

Da questo punto di vista “i volontari sono lo strumento per dire che la politica è ancora la risposta” ai problemi delle persone. “Il Pd sta offrendo nuove forme di partecipazione e i giovani stanno rispondendo. Non vogliamo essere paternalisti, ma vogliamo dare a tutti la possibilità di essere protagonisti. Con i nostri volontari saremo lì, ci saremo con il porta a porta e la nostra presenza nei quartieri”, aggiunge Roggiani.

Per il candidato in Lombardia, Paolo Romano, “il Pd – con Chiara Gribaudo e il segretario Enrico Letta – ha deciso che non è normale lavorare per sentirsi sfruttati. Abbiamo fatto la nostra parte per rendere lo stage uno strumento solo di formazione con una retribuzione garantita. La mia idea di Italia è quella di chi ha risposto al grido di chi chiedeva il bonus psicologo e oggi vuole inserire la salute mentale mei livelli essenziali di assistenza”.

La vice presidente della Regione Emilia Romagna, Elly Schlein, ricorda che “dalle Agorà sono scaturite tante proposte per il diritto al futuro, minacciato dal precariato. La destra non parla di precariato, di salario, di giovani che se ne vanno perché i salari non sono dignitosi. Hanno sempre detto che per i diritti è troppo presto. Questo è un programma rotondo, che copre i diritti di giovani e donne. Abolizione di stage gratuiti, una pensione di base per chi ha avuto contratti intermittenti. Il tutto in una cornice non paternalistica. Attenzione c’è un grido di dolore che arriva e che va raccolto sul salario, sull’ambiente, sui diritti civili, dal matrimonio egualitario al DDL Zan. È una sfida difficile ma la vinciamo se sapremo mettere l’impegno per le nuove generazioni”, aggiunge Schlein.

Marco Sarracino, capolista in Campania, dice di portare “l’esperienza di un partito, quello di Napoli, che insegna che la destra può essere battuta. Lo abbiamo fatto ricostruendo una comunità e mettendo in piedi un patto generazionale. È necessario che le esperienze si contaminino, si impari gli uni dagli altri. Noi crediamo molto in un partito di prossimità che stia nelle periferie. È inaccettabile che i ragazzi siano sfruttati con orari e paghe inaccettabili. C’è il tema delle scuole che devono rimanere aperte contro la criminalità organizzata. Il tema non è solo del futuro ma anche del presente in cui vogliamo vivere”.

Rachele Scarpa, 25enne capolista in Veneto, si sofferma sulla scuola e “l’istruzione pubblica, che è un diritto fondamentale e c’è solo una coalizione in queste elezioni che vuole investire nella scuola pubblica. È molto importante vedere nel nostro programma la gratuità dei libri e del trasporto pubblico locale. Bene che si parli del contributo di duemila euro per gli affitti dei giovani e degli studenti”.

Ma non solo: “La mia generazione è quella che più di tutte ha a cuore il tema del cambiamento climatico, la cosiddetta eco-ansia. Dobbiamo dare a tutto questo delle risposte, solo con investimenti nelle energie rinnovabili possono arrivare queste risposte. Noi vogliamo esserci e diciamo che anche i 16enni dovrebbero votare nel nostro Paese. Nel nostro programma ci sono tutti i punti che servono per partire e vincere queste elezioni”.

Raffaele La Regina: “Sono onorato della candidatura a capolista in Basilicata, dove sono segretario regionale del Pd. In quel territorio si sommano e si moltiplicano le diseguaglianze. Alla nostra generazione non è stato garantito il diritto a restare nel territorio, il Pd ha messo il Mezzogiorno tra le priorità del programma, cosa che altri non hanno fatto”.

agi

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