Certi architetti!

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Un architetto che La7 Tv deve tenere in grande considerazione è certo Fuskas; tanto da ritenere opportuno porgli alcune domande sul ponte che unirà la Sicilia al continente e, più in generale, sulla manutenzione delle migliaia di opere in cemento già realizzate in tutta Italia.

L’architetto con grande sicurezza dichiara che il cemento dura venticinque anni; dopo di che “l’opera è a rischio di crollare”.

Cionondimeno insiste convintamente nell’Idea di costruire il ponte e poi di spendere quello che serve (ulteriori miliardi) per manutenerlo (parola che nonostante la sua importanza e pertinenza gli riusciva difficile ricordare). Quanto costi il tutto e che certezza abbiamo sulla bontà della manutenzione stessa, non sappiamo, ma riteniamo volesse dire di affidarci ai suoi buoni uffici o a quelli dei suoi colleghi.

Inoltre circa l’opera che unirà la Sicilia al resto d’Italia ci dice che sarebbe dovuta già esistere per la sua essenzialità nell’abbreviare il tempo necessario per passare da una parte all’altra.

Questa essenzialità quindi è la stessa che si attribuisce alle grandi opere così care alla casta politica di ogni colore; essenzialità che sarebbe secondo loro la sostanza dell’intervento pubblico necessario allo sviluppo del Sud… verrebbe da chiedersi: se sono così decisive come mai non sono state realizzate nei decenni passati? Oppure: perché fidarsi di costoro che non hanno realizzato per tempo quelle opere? Oppure: chi ci dice che queste opere non arrivano in ritardo visto che il mondo è andato avanti sotto il profilo delle tecnologie?

Ad occhio sembra più grande l’interesse all’edificazione dell’opera e ai danari necessari alla sua realizzazione nonché alla sua manutenzione, che non per il futuro del Sud e delle regioni direttamente servite da quest’opera.

Sono questi i soliti linguaggi di certe parti politiche che hanno nel più totale disprezzo la solidità del bilancio pubblico e quindi anche i sacrifici che i contribuenti sono diuturnamente chiamati a fare; discorsi che ricordano sinistramente certi politici osannanti alle grandi opere, grandi imprese, grandi banche, grandi debiti e, recentemente, anche grandi epidemie e grandi guerre tutte sul conto delle piccole imprese e consumatori tutti; di cui non se ne frega nessuno.

Da cittadini questa intervista ci induce a perdere la già modesta fiducia residua nelle opere in cemento, specie pubbliche, ma anche private. Inoltre se queste sono le considerazioni che portano a deliberare la spesa di così tanti miliardi (che a cose fatte saranno molti di più) preferiamo senza ombra di dubbio che non se ne faccia nulla e che si utilizzino quei danari stanziati o stanziabili per il ponte per RIDURRE la pressione fiscale al Sud e alla Sicilia ringraziando la provvidenza che ci ha evitato di disporre di altre opere a così evidente rischio crollo…. ma quello che più conta è mettere da parte i soldi che presto dovremo spendere per rifare tutte le città imprudentemente fatte in cemento dai colleghi dell’architetto così stimato dalla Sette.

Infine non possiamo non ricordare che un più agevole ed economico collegamento tra Sicilia e continente probabilmente favorirà maggiormente l’afflusso di beni di scarsa qualità dall’Italia e d’oltre Alpe verso la Sicilia e non l’inverso con ulteriore colonizzazione della nostra amata Terra da parte delle multinazionali imperanti sul continente.

Quindi agli architetti tutti, diciamo: prima di imbarcarvi in dichiarazioni avventurose cercate qualche materiale più affidabile del cemento armato e nel frattempo azzeriamo tutte le velleità di fare grandi opere; noi non intendiamo spendere cifre faraoniche per investimenti che dureranno venti anni! e voi architetti che andate in televisione imparate a sopravvivere con parcelle più modeste di quelle garantite dalle opere pubbliche.

CANIO TRIONE

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