Mostra di Arte Contemporanea al Museo Nazionale di Matera

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La
mostra Exploratives, ideata e curata
da Giacomo Zaza per il Museo
Nazionale di Matera, accosta due importanti esperienze artistiche contemporanee
provenienti dall’area balcanica: Damir
Očko e Driant Zeneli
, che dal 10
settembre
al 10 dicembre 2022 elaborano universi visivi ricchi di elementi
poetici, storici, filosofici nei suggestivi spazi dell’Ex Ospedale di San Rocco a Matera.

 

Si
tratta di un primo evento rivolto alle pratiche artistiche contemporanee voluto
dal Museo Nazionale e dal suo direttore, Annamaria Mauro, nell’importante
complesso storico assegnato al Museo alla fine del 2021. Il complesso dell’Ex
Ospedale di San Rocco, prima ospedale seicentesco e poi carcere, si appresta
oggi a diventare un polo museale espositivo e laboratorio per le arti visive.

 

“I due
artisti —dichiara Giacomo Zaza —alimentano un immaginario esplorativo che
tratta questioni etiche e politiche, codici sociali, sconfinamenti del
sensibile e ipotesi di spazi-tempo inventati. I lavori di Damir Očko esplorano le complessità del linguaggio e il modo in cui
il sistema neurofisiologico riesce a generarlo in modo poetico e comprendono
diversi temi legati all’uomo e ai suoi sistemi —controllo, punizione, fragilità
e resistenza —così come ai vari gradi di oppressione, o agli stati marginali
del corpo. Il lavoro di Zeneli insiste
sul “viaggio” come esplorazione e attraversamento dei confini: innata
attitudine umana al movimento e al cambiamento. Zeneli si sofferma sul dualismo
utopia/distopia, sulla poeticità del sole e della luna, sulla libertà e sul
sogno. Entrambi gli artisti trasformano l’essere umano e la sua mente in
vettori di un’esplorazione fantasiosa e inarrestabile dei linguaggi.”

 

La
mostra si costruisce su un continuo scambio tra reale e immaginario. Seguendo
anche le posizioni teoriche del filosofo Edgar Morin, gli artisti insistono
sulle capacità “esperienziale” dell’immagine nell’ambito della conoscenza, in
quanto rinvii costantemente a una realtà da conoscere, o meglio da esplorare.

 

Dunque
le opere di Damir Očko e Driant Zeneli in mostra a Matera formano un
immaginario correlato e complementare al reale, parallelo al panorama mediale
contemporaneo.

Očko è
interessato al linguaggio espresso attraverso il suono e la voce e a una
pratica intermediale plurale (musica, film, poesia, oggetti bidimensionali).
L’artista, nato in un periodo di grande transizione politica, associa
continuamente il suo lavoro al tumulto dei conflitti internazionali e alla
dissoluzione della Jugoslavia.

 

In
mostra il video Dicta I (2017) presenta
la lettura di una poesia composta dall’artista con estratti di Scrivere la verità: cinque difficoltà di
Bertolt Brecht (1935). Očko non solo rivisita e rilegge il testo di Brecht, ma
tiene conto delle sue prescrizioni componendo un discorso verbale randomizzato,
radicale e dadaista che, mediante una struttura riordinata, propone un commento
critico alla costruzione del significato e comunica un pensiero poetico dietro
un astuto travestimento.  Difatti le
parole e frasi di Brecht, allontanate dalla loro sintassi e dal loro contesto,
sono recitate come slogan e proclami privi di senso, con toni minacciosi che
sembrano dichiarare quella volontà politica con cui si afferma l’autorità
indiscutibile.

 

Nelle
opere di Driant Zeneli il sogno
sembra la dimensione più pertinente, inteso come fantasia e vagheggiamento nel
futuro, o ancora come un obiettivo non pienamente concretizzato, la cui storia,
il cui racconto, costituiscono un valore. L’artista sfida i limiti fisici e
intellettuali con narrazioni video ironiche e oniriche, a volte assurde. Al
centro della sua opera vi è la ridefinizione dell’idea di fallimento e
dell’utopia, considerati elementi capaci di aprire alternative possibili.

 

Per Exploratives l’artista espone tre
videoproiezioni site-specific e una serie di opere fotografiche tratte
dall’opera video Maybe the cosmos is not
so extraordinary
(2019), incentrata su un gruppo di adolescenti di Bulqize
(Albania) che scopre una capsula cosmica e segue il viaggio del cromo
all’interno di una fabbrica fino alla sua esportazione.
Nel
video Who was the last to have seen the
horizon?
(2018)
cinque personaggi — quattro ragazzi e un cane —finiscono per perdere
l’orizzonte e fluttuare in un ambiente alieno, buio e silenzioso. Perdere
l’orizzonte può essere disorientante, ma significa anche darsi la possibilità
di rimettersi in gioco, trovando nuovi percorsi. Mentre It would not be possible to leave planet earth unless gravity existed
(2017) racconta un episodio in bilico tra utopia e distopia, dove il
protagonista Mario indaga l’area abbandonata di Kombinati Metallurgiku,
tramontato progetto industriale del comunismo albanese, col desiderio di volare
via per raggiungere un luogo lontano nello spazio. Infine in Those who tried to put the rainbow back in
the sky
(2012) Zeneli racconta la storia di tre persone e una papera che,
trovandosi su una nave di cemento casualmente scovano un pezzo di arcobaleno,
forse caduto dal cielo. In dubbio sulla provenienza dell‘arcobaleno e del suo
destino, alla fine decidono di rimettere l’arcobaleno in cielo.

 

Secondo
Giacomo Zaza: “Esplorando mondi esteriori e interiori che implicano molteplici
figure, motivi e forme di visioni, Očko e Zeneli producono uno spazio-tempo di
riflessione, empatia, sovvertimento e rivelazione”.

 

 

 

BIO

 

Damir Očko, nato nel 1977 a Zagabria,
dove vive e lavora, esplora le complessità del linguaggio e il modo in cui il
sistema neurofisiologico riesce a generarlo in modo poetico. L’artista ha
ricevuto residenze in Norvegia, Irlanda e Germania, inoltre ha rappresentato la
Croazia alla 56a Biennale di Venezia nel 2015, con una personale intitolata
“Studies on Shivering: The Third Degree”.

Očko ha tenuto numerose
mostre personali, in particolare al Dazibao di Montreal (2016), alla
Künstlerhaus Halle für Kunst & Medien di Graz e alla Temple Bar Gallery
& Studios di Dublino (2014), al Palais de Tokyo di Parigi (2012), alla
Kunsthalle Düsseldorf (2011), al Kunstverein Leipzig (2010) e al Museum of
Contemporary Art di Zagabria (2005). Ha anche partecipato a mostre collettive
al Forum culturale austriaco di New York (2016), al Württembergischer
Kunstverein di Stoccarda (2015), alla Kunsthalle Wien, alla Collection Lambert
di Avignone, a Le Plateau di Parigi (2014) e al MUDAM, Lussemburgo (2013).

 

Driant Zeneli Nato nel 1983 a
Shkoder (in Albania) e residente a Tirana, nel 2019 ha rappresentato l’Albania
alla 54esima Mostra Internazionale d’Arte alla Biennale di Venezia. Nel 2008 ha
vinto il Premio Internazionale d’Arte Contemporanea Onofri a Tirana e nel 2009
il Premio Trieste Contemporanea destinato a un giovane artista europeo.

Delle sue esposizioni
personali e collettive si ricordano: 58° Esposizione Internazionale d’Arte –
Biennale di Venezia, 2019; Prometeo Gallery, Milano, 2019; GAMEC – Galleria
d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, 2019; Passerelle Centre d’Art
Contemporain, Brest, 2018; Mostyn Gallery, Wales, UK, 2017; MuCEM, Marseille,
2016; Academie de France à Roma, 2016; Centre Pompidou, Parigi, 2016;
Prometeogallery, Milano (2015; 2010); IV Bienal del Fin del Mundo in Cile
(2015); Viafarini a Milano (2014); GAM, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea a
Torino (2013); Biennale White House ad Atene (2013); KCCC, Klaipeda in Lituania
(2013); ZKM a Karlsruhe (2012); MUSAC a Castilla León, in Spagna (2012); TICA a
Tirana (2012); Quinta Biennale di Praga (2011); 98 weeks Project Space a Beirut
(2011); Trongate 103 a Glasgow (2011); National Gallery of Kosove a Prishtine
(2010); Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce a Genoa (2009); Studio Tommaseo
a Trieste (2009); National Gallery of Tirana (2008).

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