Il cinema realista

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Fin dall’immediato secondo dopoguerra si è imposto il cinema che si definì neorealista. 

Forse per scarsità di soldi, forse per la indisponibilità di Cinecittà che era destinata ad ospitare gli sfollati, forse per parlare alle classi più numerose che riempivano i botteghini, forse, ancora, per fermare su pellicola quel disastroso momento, forse, infine, per mancanza di idee migliori, certo è che fa irruzione nel cinema nella maniera più cruda possibile il problema, la tragedia, il disastro come anche le disonestà di ogni tipo che divengono spettacolo al posto del magnifico, del bello, del vincente. 

Da allora, anche dopo che il neorealismo strettamente inteso è stato superato, fa successo al botteghino più il burino del professionista, più il ladro dell’onesto, più l’ignorante che il colto, più lo scurrile che l’educato, più il triviale che il rispettoso, più il cialtrone che il competente, più il furbo che l’alacre,…fino a far coincidere la comicità con la parolaccia e con l’ignorante di periferia che personifica stereotipi degradanti se non offensivi delle identità locali. È cioè un altro “realismo” ma attualizzato alle tematiche che mano mano venivano cercate, scoperte ed enfatizzate! In questa crescente orgia di cattivo gusto si riesce a mettere in ombra il più grande di tutti, Totò, che sarà riscoperto dopo un breve periodo di oblìo solo dopo la sua morte; e possiamo dire che il Principe potrebbe orgogliosamente vantarsi oggi di non aver avuto i premi riconosciuti a coloro che hanno fatto del trivio “realista” la propria caratteristica principale, ma di essere l’unico ad avere i caratteri della sacralità riconosciuti unanimemente dalla vox populi. 

Palcoscenico e location ideale di tale degrado è certamente Roma. Da “Roma città aperta” con le sue violenze e sofferenze messe in primo piano, fino alle periferie esibite oggi e passando dalla proverbiale cialtronaggine di Sordi assurta a modello di comicità, il cinema di questo genere trova in Roma il posto ideale. Forse i romani sono per la gran parte cialtroni? Non lo sappiamo! forse lo pensano i numerosissimi romani che popolano e interpretano quella cinematografia ma lo stereotipo si è consolidato fino a traslarsi nelle menti degli spettatori al resto degli italiani. 

Quindi il cinema ha vissuto parassitariamente sui problemi e insufficienze (che pure esistono) della gente pervenendo a dare dell’italiano -e non solo del romano- una immagine -non contestata da nessuno- irrecuperabilmente deteriore. Questo stereotipo di truffatore da quattro soldi incallito ed affamato, in dispregio delle Istituzioni nazionali e della buona educazione, scurrile e furbetto dal pesante e repellente accento romano è divenuto lo stereotipo dell’italiano nel mondo soppiantando spaghetti e pizza, mandolini e mafia, ma anche Dante e Tomasi di Lampedusa. 

Quindi oggi i nostri politici cresciuti in quella scuola candidamente asseriscono che dobbiamo guardare agli stati avanzati d’oltralpe o oltremare per sapere come comportarci; e non ci accorgiamo che quegli altri stati non ne indovinano una! 

I creatori e profittatori di questo scempio culturale ed identitario chi sono? Manco a dirlo sempre loro, quelli di sinistra. 

Se non c’è, cercano o creano un problema sociale ed economico e lo ingigantiscono e cronicizzano per farne spettacolo pur ammettendo che non sanno come uscirne e quindi “stiamo tutti sull’orlo della disperazione” come ammesso in un loro recente film premio Oscar, ove la disperazione stessa diviene spettacolo nella sua ineluttabilità…cioè roba da psicoterapia urgente e non certo da cinema; ma loro sanno quale via porta agli Oscar e la percorrono appena possono senza vergogna per ulteriormente sostenere la loro rappresentazione di fallimenti umani sociali ed economici come fossero monumenti. 

Fare cassetta con le parolacce e dileggiando le peculiarità locali trasformando le negatività in merce da enfatizzare e esibire orgogliosamente è stata ed è un danno colossale per la cultura popolare ed elitaria italiana che è quella di punta per l’intero Occidente. Oltre a imbrattare, dileggiare e demonizzare l’imprenditoria nazionale non è stata risparmiata in questa operazione demolitiva neanche la Chiesa che non ha voluto reagire certamente per non mischiarsi con questa gente. 

Non è solo il cinema ed essere malato terminale ma tutta una certa “cultura” che va dai libri pensati per enfatizzare e spettacolizzare alcuni problemi di ordine pubblico, alla televisione. 

l’italiano medio non intende essere percepito più come cialtrone anche se le Istituzioni e i media sono ancora preda della attuale classe politica di infimo ordine guidata dai suoi maestri di sinistra e quindi si auspica che si chiuda definitivamente questa oscura pagina della nostra cinematografia per aprirne un’altra ariosa e fiduciosa nelle nostre immense possibilità. 

CANIO TRIONE

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