Il Segretario SPP Di Giacomo: la politica si occupi della disastrosa situazione delle carceri italiane

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 «I politici in questa campagna elettorale continuano a cancellare da ogni discorso la parola carcere. Come se pronunciarla facesse perdere voti. Ma hanno letto sui giornali le ultime ricostruzioni di una delle tante rivolte nelle carceri della primavera 2020, sicuramente la più grave con la fuga numerosa, a Foggia, dove i capi della rivolta sfidavano apertamente lo Stato?».

Se lo chiede il segretario generale del Sindacato di Polizia Penitenziaria Spp, Aldo Di Giacomo, impegnato da settimane con lo sciopero della fame e il tour nelle carceri italiane (oggi a Pisa e Genova, domani a Torino e Milano, domenica Modena e Ancona, lunedì Sulmona).

«Finora – aggiunge – non abbiamo ascoltato una sola parola sulla vergognosa e drammatica situazione insostenibile e non più tollerabile delle carceri del Paese. Gli schieramenti politici e i partiti preferiscono tenere lontano ogni riferimento alle gravissime problematiche del sistema penitenziario come se non riguardasse i cittadini-elettori. Un atteggiamento ancor più incomprensibile nei confronti dei poliziotti penitenziari che ogni giorno nelle carceri rischiano la vita, come se questi lavoratori dello Stato non esistessero».

Secondo il sindacalista, «nessuno si occupa di agenti e detenuti, né ci pare di trovare qualche idea, non dico proposta, in programmi elettorali da parte di chi si candida a governare il Paese: solo Papa Francesco a L’Aquila ha rivolto un pensiero al personale penitenziario e ai detenuti».

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