Elisabetta II e le nostre lobby che deliberano al posto delle Istituzioni

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In Scozia è venuta a mancare la Regina d’Inghilterra. La notizia come un fulmine si è diffusa in tutto il mondo e noi che attendiamo sempre qualche giorno per commentare il più distaccatamente possibile gli eventi non possiamo non unirci alle milioni di persone che cercano un insegnamento dal lungo regno della longeva Sovrana.

Certo, non si può non accorgersi che mentre a Londra una Donna ha retto fino all’ultimo il peso delle sue responsabilità senza mai far trasparire un momento di stanchezza, a Roma di Papi ne abbiamo due e che dicono di essere anche un po’ acciaccati…

Non possiamo non accorgerci altresì che mentre a Londra si è attraversato un periodo incredibilmente burrascoso con eventi epocali anche direttamente impattanti la tenuta del loro assetto costituzionale e quindi della monarchia stessa, qui da noi anche i Presidenti del Consiglio più burloni sono stati presi sul serio quando hanno detto che la Costituzione non va più bene e va “aggiornata” secondo il loro bislacco giudizio.

Non possiamo non accorgerci infine che la continuità quasi infinita (e tale è stato il regno di Elisabetta II se comparato ai tempi della nostra politica) di tale assetto istituzionale è stata possibile grazie alla consapevolezza che se le cose non vanno bene è colpa delle persone e non certo solo delle regole che sovraintendono al funzionamento delle Istituzioni. Come anche molto recentemente è stato fatto dalla Regina, si cambiano le persone ma le regole di fondo, quelle costituzionali, rimangono.

Mentre gli Stati Uniti (come mero esempio) hanno cambiato in questi decenni più di una decina di Presidenti e alcuni di questi, pur espressione della volontà popolare, hanno collezionato errori che potevano essere facilmente evitati, la sovrana ha retto con olimpica fermezza anche la fine dell’Impero e la morte della nuora, l’uscita dallo Sme e dall’Europa Unita, la pandemia e la morte del marito….

Oggi, in piena campagna elettorale, dobbiamo dire che un sistema non è migliore se è presidenzialista o no, se è parlamentare o no, se è monarchico o no; le scelte sono buone o no se le persone che le fanno sono capaci o no, oneste o no. Pensare di privilegiare da parte dei partiti e sistematicamente il meno valido per preferire il più fidato è “il” problema delle partitocrazie repubblicane; tanto grande è questo problema che una monarchia può penire preferibile ad una repubblica (specie se in questa si sostiene che “uno vale uno”….).  

Purtroppo la Sua dipartita avviene in un momento molto più critico di quello che si dica: la forza dei poteri non istituzionali e non evidenti (potremmo chiamarli “occulti” ma ci limitiamo a definirli lobby) è cresciuta a dismisura e le lobby deliberano al posto delle Istituzioni legittimamente deputate a decidere del futuro del mondo. I politici eletti sono più facilmente raggiungibili dalla corruzione e dal ricatto di cui le lobby sono maestre e quindi il futuro -come non mai- ha bisogno di punti fermi. Inoltre non sfugge a nessuno che le sfide ambientali e quelle della sostenibilità democratica sono perennemente sotto la spada di Damocle della perversa utilizzazione da parte di quelle lobby delle più avanzate tecnologie; fermare la inumana corsa all’impego di queste armi spianate contro il singolo cittadino, fino a sostituirlo sistematicamente, richiede un impegno veramente sovrumano che dovrà unire i capi di stato dell’intero Occidente attorno ad una figura carismatica ed ispirata. Che non potrà essere un presidente eletto da una parte politica.

Così appare evidente che il futuro che il novecento ci ha consegnato è più irto di pericoli di tutto il resto della Storia passata e la probabilità di esserne soverchiati è elevatissima.

Quindi la Regina Elisabetta ci lascia in grande ambascia: a noi essere all’altezza delle nuove sfide.

CANIO TRIONE

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