L’arte nell’era del pensiero unico

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L’ arte raggiunse il suo apogeo nell’ Atene di Pericle (V° e IV° sec. prima della nostra Era) e nel Rinascimento con il trionfo della borghesia (XIV° sec. e oltre).
In quei tempi i Fidia, i Leonardo o i Michelangelo esaltavano gli uomini e le concezioni delle classi dominanti; lo stesso avveniva, pur se in forma decadente, nel Medioevo con il potere ideologico della religione.
Nell’ Era della cosiddetta globalizzazione, dei monopoli transnazionali, domina in ogni campo della sfera ideologica, il pensiero unico, cioè le concezioni delle grandi oligarchie finanziarie e industriali.
Trattandosi dell’ epoca storica del declino del modo di produzione fondato sul Profitto, il quale tende a scendere sia per la riduzione della base produttiva, che per la crescita gigantesca dei costi di produzione, le classi dominanti da un lato mostrano poco o niente interesse per ciò che non è legato al nudo profitto, per cui si limitano tuttalpiù a tenere in vita vecchie cariatidi culturali, e dall’ altro alimentano quelle ideologie che servono alla mercificazione globale.
Oggi l’ arte è la pubblicità, e gli artisti o si adeguano ad essa o ne preparano la strada. E tutto ciò è “normale”. Gli intellettuali, in generale, si sono quasi sempre piegati alle classi dominanti, che oggi stanno dietro alla General Electric, alla Royal Dutch Shell, alla Coca Cola, alla Nike, etc.
Questo “trionfo” dell’inciviltà nell’ arte pittorica, questa curva discendente, ha avuto inizio alla fine dell’800, con la nascita dell’imperialismo e il ridursi graduale dei grandi committenti. Gli artisti si sono divisi in due schiere, i pochi che hanno fatto la scelta difficile dell’intellettuale organico (come sosteneva A. Gramsci), coloro cioè rimasti fedeli al realismo critico o rivoluzionario, come Renato Guttuso, Siqueiros, Sebastian Matta, la scuola bolscevica, etc., e viceversa i tanti che si sono schierati con il potere o si sono illusi di essere indipendenti dalla società e dalla Storia (l’ arte per l’ arte). Questi ultimi ripudiando (apparentemente) ogni ideologia di classe, si sono rifugiati nell’ evasione o nella pura forma.
Questo processo è iniziato con l’ impressionismo e il postimpressionismo, in modo evidente con Cézanne e si è espresso in forme varie come il “fauvismo”, il cubismo e l’ astrattismo, cioè una pittura che pretende di elevare a valore di contenuto la forma stessa.
Cézanne si caratterizzò per la scomposizione delle forme in sfaccettature di piani; i pittori “fauves” usavano il colore e le forme come elementi a se stanti; i cubisti scomponevano gli oggetti in forme geometriche. Si è arrivati così al concetto di quadro-oggetto, cioè di qualcosa che vive per sé fuori dal mondo sensibile.
Si è giunti infine alla pittura astratta, nel puro gioco di forme e colori, nel formalismo estremo. Ma qual’ è quindi il compito oggi per un artista che vuole fare vera arte? È quello di lottare contro il formalismo, di cercare forme adeguate per mostrare la realtà, la verità; di criticare il mondo vecchio che muore, con i suoi orrori, e individuare il mondo nuovo che si intravvede nelle lotte dei popoli e della gioventù; nelle potenzialità di giustizia sociale e di progresso che sono insite nelle rivoluzioni tecnico-scientifiche.

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