Nel Def tagli per 3 miliardi al cuneo fiscale. Meloni: “L’Italia in Ue riducendo il debito”

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 Il Consiglio dei ministri ha approvato il Def. Il documento di economia e finanza portato oggi in Cdm contiene la stima della crescita del Pil programmatico, riferiscono fonti del Mef, ritoccata al rialzo al +1%. Il documento di programmazione economica di fine novembre scorso formulava una proiezione su quel dato a +0,6%. Il rapporto deficit/Pil invece si attesta al 4,5%. Per il 2024, invece, il Def stima una crescita del +1,4% del Pil programmatico (nel Dpb era +1,9%) mentre il deficit si attesta oltre il 3%.

Meloni: “Proseguiamo nel percorso di riduzione del debito”

“Il Governo oggi ha tracciato la politica economica per i prossimi anni, una linea fatta di stabilità, credibilità e crescita. Rivediamo al rialzo con responsabilità le stime del Pil e proseguiamo il percorso di riduzione del debito pubblico. Sono le carte con le quali l’Italia si presenta in Europa”. Lo afferma la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al termine del Cdm che ha approvato il Def.

Il taglio del cuneo fiscale

“A fronte di una stima di deficit tendenziale per l’anno in corso pari al 4,35 per cento del PIL, il mantenimento dell’obiettivo di deficit esistente (4,5 per cento) permetterà di introdurre, con un provvedimento di prossima attuazione, un taglio dei contributi sociali a carico dei lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi di oltre 3 miliardi a valere sull’anno in corso. Ciò sosterrà il potere d’acquisto delle famiglie e contribuirà alla moderazione della crescita salariale. Unitamente ad analoghe misure contenute nella legge di bilancio, questa decisione testimonia l’attenzione del Governo alla tutela del potere d’acquisto dei lavoratori e, al contempo, alla moderazione salariale per prevenire una pericolosa spirale salari-prezzi”. L’ha spiegato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

I tecnici del ministero dell’Economia hanno lavorato nelle ultime settimane sul documento di economia e finanza tenendo conto delle indicazioni di massima prudenza sulle stime visto il quadro macroeconomico, caratterizzato dalla grande incertezza per le tensioni globali innescate dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, con il successivo rialzo dei prezzi, a partire da quelli dell’energia, che ha portato ad alti livelli di inflazione.

Altro dato chiave del documento atteso in Cdm è la previsione sulla crescita: il Pil tendenziale 2023 (che analizza la situazione al netto delle manovre di finanza pubblica) si attesterà allo 0,9%, una cifra rivista al rialzo rispetto a quanto scritto nel Dpb che stimava una “perdita di slancio dell’attività”, con la crescita “rivista al ribasso” allo 0,6%”. Mentre il rapporto deficit/Pil tendenziale per il 2023 sarà del 4,35%.

Il calo della pressione fiscale

Il Def prevede “un andamento discendente della pressione fiscale che dovrebbe passare dal 43,3 nel 2023 al 42,7% entro il 2026”. Lo si legge documento di economia e finanze del 2023 per il triennio 2024-2026 approvato dal Consiglio dei ministri.

Le valutazioni di Bankitalia

Un trend in crescita che viene confermato da Bankitalia, che nell’ultimo bollettino economico, osserva: “secondo i nostri modelli, in Italia l’attività economica sarebbe leggermente aumentata nel primo trimestre del 2023, sostenuta dal settore manifatturiero, il quale beneficia della discesa dei corsi energetici e dell’allentamento delle strozzature lungo le catene di approvvigionamento”. 

Cala il rapporto tra indebitamento e crescita nelle stime contenute nel Def. Nel 2025, viene riferito, il rapporto tra debito pubblico lordo e il Pil sarà del 140,9%, in diminuzione rispetto al 144,4% del 2022. Una stima leggermente migliore rispetto al Dpb di fine anno, che annotava invece nel 2023 un debito lordo della Pa “al 144,6% del Pil, mentre nell’anno finale della proiezione, il 2025, al 141,2%”.

Un approccio “prudente”

Fonti del ministero ricordano che nella redazione del documento di economia e finanza, il ministro Giancarlo Giorgetti ha adottato un approccio “prudente e serio” sulle stime relative alla crescita e all’indebitamento, in linea con l’interlocuzione e il rapporto con l’Ue e con la situazione del debito pubblico del Paese. Un tipo di approccio, viene ricordato, che era stato già adottato dai mesi scorsi con la Nadef e la legge di bilancio.

Il 27 marzo l’Ufficio parlamentare di bilancio ha trasmesso i suoi rilievi relativi al quadro macroeconomico tendenziale provvisorio 2023-26 inviato dal Mef lo scorso 20 marzo. Tra le variabili che impatteranno sulla crescita del Pil c’è lo stato di attuazione del Pnrr, al centro da settimana di una disputa politica per i ritardi nei bandi che metterebbero a rischio l’utilizzo di una parte delle risorse.

La scorsa settimana anche l’ultimo Italian Macroeconomic Bulletin elaborato da EY ha avvertito che se le risorse nel Pnrr verranno spese per il 70% ed il 90% di quanto previsto nel 2023 e 2024, il Pil potrebbe non crescere quest’anno e riprendere dell’1,8% il prossimo. Se invece verrà utilizzato circa il 50% del previsto l’economia italiana tornerebbe a crescere nel 2024, a un tasso dell’1,5%, dopo una contrazione dello 0,3% nel 2023.

L’Aula della Camera intanto è pronta a esaminare il Def non appena sarà approvato dal Cdm, è stato riferito dopo l’ultima conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Appena ci sarà il via libera del governo, il calendario dei lavori di aprile di Montecitorio verrà aggiornato.

agi

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