Habba, il profeta italiano del football conquista gli Usa

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“Mi chiamo Habba, sono altro 1,96 e peso circa 120 chili. A fine aprile spero di diventare il primo giocatore nato e cresciuto in Italia a giocare nella NFL, la National Football League, la più grande lega professionistica al mondo di football americano”.

É spigliato e molto composto al telefono con l’AGI Habakkuk Baldonado, romano del quartiere Monteverde/Portuense (i parenti vivono ancora a Largo La Loggia), classe 1999, trasferitosi negli Stati Uniti a 17 anni e diventato una piccola star del football americano giocando alla Clearwater Academy International per poi entrare l’anno successivo al college di Pittsburgh. Il nome Habakkuk glielo ha dato il padre di origini caraibiche, scomparso quando aveva 13 anni. Un nome di chiare origini bibliche – Abacuc è uno dei profeti minori il cui libro è contenuto nell’Antico Testamento – a cui il ragazzo è particolarmente affezionato. “Mi piace e non mi ha mai creato problemi, anche se spesso viene storpiato perché le persone non capiscono come si pronunci – racconta – comunque da sempre mi presento come Habba. Per me è bello essere unico”.

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In Italia il football americano è uno sport di nicchia, come il baseball. Habba si è innamorato di questo sport a 11 anni, quando ha iniziato a giocare nella capitale con le giovanili dei Lazio Marines per un paio di mesi, poi ha praticato con passione arti marziali miste e quindi, a 16 anni il ritorno al football con la stessa squadra. “Sono stato selezionato per la Nazionale italiana under 19, un team internazionale che ha girato il mondo facendo tornei – racconta – uno degli allenatori della nazionale italiana aveva contatti con un allenatore della Florida. E questi mi ha offerto questa possibilità”.

Habba frequentava il quarto anno dell’istituto meccanico Armellini di Roma con l’idea di iscriversi a ingegneria all’Università ‘La Sapienza’, ma l’offerta americana era troppo importante e affascinante: una borsa di studio per andare alla High School della Clearwater Academy International per studiare e giocare a football. “Ho iniziato alle superiori, ma per giocare in college della Prima divisione devi avere una borsa di studio – racconta – e per fortuna sono arrivate diverse proposte e ho scelto di iscrivermi all’Università di Pittsburgh” per giocare con i Panthers che militano nell’Atlantic Coast Conference (Acc) della Divisione I della Football Bowl Subdivision (Fbs) della Ncaa college.     

Prima di poter essere scelto dalle squadre di football professionistiche un ragazzo deve giocare nei campionati dei college almeno tre anni. “Io ho aspettato quattro anni prima di ‘dichiararmi’ per partecipare al Draft NFL 2023 che si svolgerà dal 27 al 29 aprile 2023 a Kansas City”. É l’88ma edizione delle selezioni dei migliori giocatori provenienti dal college da parte delle 32 franchigie di 30 città degli Stati Uniti che compongono la National Football League. Secondo gli analisti, Habba potrebbe essere scelto tra il quinto e il sesto giro del Draft (il che equivale a dire che è uno dei cinque o sei più forti giovani giocatori dl’America). “In realtà non si può dire – spiega all’AGI – queste sono le previsioni, ma poi non si sa quando verrai scelto”.

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Di certo il ragazzo romano ha impressionato quando ha  partecipato a marzo alla NFL Scouting Combine, evento organizzato dalla National Football League per permettere ai selezionatori delle squadre della lega di visionare e valutare direttamente i giocatori provenienti dalle squadre di college. Baldonado ha impressionato nei test atletici e nelle varie prove di abilità, correndo in 4 secondi e 78 le 40 yard (36,5 metri di corsa partendo da fermo), in 7 secondi e 11  nell’esercizio dei tre coni (che misura la capacità di cambiare direzione in piena velocità), mentre ha fatto registrare 10 piedi (poco più di 3 metri) nel salto in lungo con stacco da fermo. Un exploit che di fatto lo indicano come uno dei giovani più interessanti del panorama Usa.

Habba è a poche yard dal traguardo più importante della sua vita, ma mantiene i piedi per terra. “Venire negli Usa è stato come andare in un altro mondo – racconta – un’esperienza molto interessante perché in Italia la maggior parte della gente quasi non conosce il football americano, mentre qui sei una superstar anche se giochi in una squadra di college. Io vengo fermato per strada e mi chiedono l’autografo e si fanno i selfie”, rivela quasi divertito. E dopo il Draft NFL la sua popolarità è destinata a decollare negli Stati Uniti, un Paese che il ragazzo romano ama e ammira, dove si è trasferito a 17 anni da solo, lasciando a casa la mamma Paola e il fratello minore Jonathan (“adesso è in Australia per lavorare e per seguire la sua passione che sono le arti marziali miste, una passione che ci unisce”, racconta), ma che nelle sue intenzioni non diventerà la sua nuova patria. “Quando smetterò tornerò in Italia, è lì che voglio vivere – racconta – sto prendendo una laurea in economia e la vorrei far fruttare, restando comunque nel mondo dello sport. Magari in quello delle arti marziali miste”.

Malgrado abbia scelto di andare in America a 17 anni a inseguire il suo sogno, è legato alla sua famiglia e al suo mondo romano. “Qui sono sempre stato solo – dice Habba – ho studiato e mi sono applicato nello sport. Sono cresciuto tantissimo a livello professionale e come uomo anche perché sono stato costretto a vivere da solo. Ma la mia famiglia e i miei amici sono lì. Di solito torno in Italia una volta l’anno – aggiunge – ma adesso spero di poter tornare molto di più”.

In quattro anni si è fatto valere ed è pronto a vestire la maglia dei più prestigiosi club dell’NFL. Ha paura? “Non ho paura di niente”, risponde con giovanile spavalderia. Neanche degli infortuni, ora che dovrà giocare con i giganti del football americano. “Mi sono già infortunato in passato e ho subito un paio di operazioni, decisamente non mi preoccupo”, risponde. A questo punto non resta che aspettare il Draft di Kansas City per vedere il primo atleta nato e cresciuto in Italia sui campi dell’NFL. Ad onor del vero ce n’è stato un altro, Giorgio Tavecchio, milanese che giocò ad Oakland e ad Atlanta tra il 2014 e il 2018, ma lui “è solo nato in Italia, poi ha vissuto sempre in America”, sottolinea Habba con un certo orgoglio italiano.

agi

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