Xi Jinping e Macron: incontro a Pechino

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Xi Jinping, a differenza di tanti uomini politici che parlano a vanvera, preoccupati solo di influenzare positivamente i propri (sperati) elettori, sa misurare bene le parole, le soppesa accuratamente, come fa il farmacista   con il suo  bilancino di precisione. 

Al Presidente francese, Immanuel Macron, suo ospite a Pechino, ha detto che egli intende aiutare l’Europa ad avere una sua “strategia autonoma”.

Il Presidente cinese ha fatto, in pratica, capire al suo interlocutore  che egli conosce bene la dipendenza della strategia  (non solo economica, evidentemente) dell’Unione Europea da quella degli Stati Uniti d’America e, in modo più cifrato e meno esplicito,  gli ha espresso l’opinione che si dovrebbe ritenere deleterio per un vecchio e nobile Continente legare il proprio  destino a quello di un popolo che sta dando al mondo uno spettacolo inverecondo con le sue battaglie politiche interne (fraleaderche dovrebbero ritenersi in posizioni contrapposte per diverse opzioni politiche), combattute richiamando, innanzi a Tribunali chiaramente politicizzati (e che non nascondono neppure di esserlo)  pruriginose memorie di sesso con prostitute (che non riescono, dal loro canto, neppure a dimostrarsi, a causa  dello squallore da esse dimostrato, “di alto bordo”).

Il richiamo implicito a due antiche e grandi civiltà, quell’europea e quella cinese, perchè trovino un’intesa in vista di un nuovo e più pacifico assetto planetario, che miri a confinare nel ruolo (riconfermato negli anni, n.d.r) di parvenudella politica internazionale spie e militari statunitensi (dimostratisi bisognosi di guerre permanenti come dell’aria per respirare) ha per chi sappia intenderlo un grande significato non solo politico ma anche culturale. 

I rapporti tra Cina e  Vecchio Continente risalgono ai tempi dell’antica Roma. 

La nascita della via della Seta può essere fatta risalire a più di duemila anni fa (ai tempi della dinastia cinese degli Han e, quindi, circa centotrenta anni prima della venuta al mondo  di Gesù Cristo) quando  quel popolo orientale intese stabilire relazioni diplomatiche pacifiche con le popolazioni a ovest del suo impero.

Dagli stessi propositi di Cristoforo Colombo si desume che le sue caravelle intendevano  raggiungere il Levante, riconosciuto come polo di grande civiltà, per il Ponente (“buscar el Levante por il Ponente)  e non consegnare le Americhe ai pirati inglesi per consentire lo sterminio feroce e spietato di pellerossa e indiose l’inizio di una colonizzazione selvaggia.

E’ molto significativo che la proposta di riprendere i contatti di quell’antichissima intesa sia stata fatta alla Francia (e in tono minore, all’Unione Europea, con l’invito anche di Ursula Von der Layen)

L’Italia era stata metadi una visita di Wang Yi, che non è Xi Jinping, ma pur sempre la più alta carica del partito comunista cinese nelle relazioni internazionali.

La scelta di Xi non è stata casuale. La Francia tra le tante, nuove entità  statali (ormai “dissossate”) della pletorica Unione Europea, è l’unico Paese di grande rilievo che al tavolo della pace successivo alla seconda guerra mondiale sedeva dal lato dei vincitori. 

Il suo “status” attuale di membro che solo con l’appoggio della Germania, oggi per molti versi “vicina” ma  sua storica nemica, riesce a porsi in posizione differente rispetto alla massa informe degli altri Stati della cosiddetta Europa Unita  stona più di ogni altro con quella strategia priva di “autonomia”. 

Nel suo passato, anche recente, Charles De Gaulle aveva dimostrato di saper dire la “sua” alla NATO egemonizzata dagli Stati Uniti d’America e persino Sarkozy  aveva trovato la forza di alzare la voce sulle presenza non gradita di basi missilistiche in Francia.

Inoltre, Macron non attraversa un periodo felice di popolarità: ha bisogno di un’iniziativa che lo aiuti a risollevarsi dalla palude  in cui si è impantanato e dalle rivolte cittadine che divampano ormai in tutto il Paese.

Il “razionale” Xi Jinping lo ha capito. E l’incontro a  Pechino potrebbe dare, probabilmente a breve, i suoi  primi risultati: almeno quello di non farci dissanguare ancora per i battaglioni Azov di Zelensky.

LUIGI MAZZELLA

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