L’Inps e gli extracomunitari

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Nell’Occidente democratico nessuno può privare altri della loro proprietà se non lo Stato, indennizzando l’espropriato. Quindi lo Stato, come tutti noi, è subordinato alla intangibilità della proprietà che così diviene baluardo invalicabile degli appetiti delle dittature e garanzia di democraticità economica. Si chiama “Stato di diritto” ove anche lo Stato è sottoposto alla legge. Se poi serve aiutare alcune porzioni della popolazione svantaggiata si può tassare certuni e devolvere tali risorse ai meno fortunati; ma questo lo può fare solo lo Stato con la fiscalità.

In Italia questa facoltà è stata estesa oltre ogni ragionevolezza contro la classe media lasciando liberi da queste attenzioni gli straricchi (che pagano le tasse dove meglio gli conviene) e i poveri che invece, ricevendo sussidi ed aiuti, sono percettori di tasse alla stessa stregua dei dipendenti pubblici.

Da vari decenni questa idea della facoltà statale di redistribuire il reddito è stata estesa anche all’Inps che quindi e da molti punti di vista si comporta con una potestà simile a quella dello Stato senza però essere rappresentativo dell’umore popolare in quanto i suoi organi decisionali non sono elettivi.

Risultato è che oltre a pagare le tasse allo Stato le paghiamo anche all’Inps che ha un bilancio ed una spesa paragonabile a quella statale. Può un sistema economico sostenersi pagando due Stati contemporaneamente e tutti e due inefficienti? No, può solo accumulare debiti nelle forme più diverse e così accade da molto tempo.

Al contrario in molte parti del mondo le pensioni sono erogate da fondi pensione che avendo una propria base patrimoniale la fanno rendere e quindi erogano pensioni ricavate anche dal frutto di tali gestioni aumentando, così facendo, il Pil e non riducendolo come accade da noi addirittura penalizzando proprio le categorie produttive.

Tridico, da tempo presidente dell’Inps, dice attraverso La Stampa del 18 aprile, in prima e in terza pagina, che serve un salario minimo e che servono gli immigrati. Cioè parla di argomenti politici che andrebbero dibattuti in Parlamento tra i partiti votati dai cittadini; invece, come fosse a capo di una lobby, interviene in quel dibattito dicendo la sua come fosse membro del governo per influenzare i decisori formali e sostanziali. Naturalmente si esprime dal suo angolo visuale; non dice che in attesa che i migranti producano un reddito in Italia costano all’erario una cifra enorme; non dice che il reddito degli italiani non crescerà mai se l’offerta di lavoro cresce così copiosamente; non dice che gli effetti positivi che saranno più evidenti tra venti anni non possono essere certi perché nulla è certo tra venti anni; non dice che un salario minimo uguale al nord e al sud, alle piccole imprese e alle grandi, decreta la morte di certuni e l’arricchimento di certi altri; non dice che un extracomunitario che paga l’Inps un bel giorno maturerà il diritto ad una sua pensione… cioè il suo contributo di oggi è anche un debito (ben più grande) per l’Inps… e non dice nulla di tutto questo forse per brevità o forse perché ritiene che siano argomenti che non riguardano l’Inps. E quindi non dovrebbe parlarne affatto.

Forse ha fatto qualche semplice calcolo sull’andamento demografico (che potrebbe cambiare e invertire la rotta anche esso in venti anni) e rappresenta sui giornali la deduzione che ne discende per l’aspetto che riguarda l’Inps; come dire: questo è quello che mi interessa il resto non sono cose mie. E quindi cosa gli interessa? Quale è il punto? Fare cassa.

Di fronte a queste esternazioni veramente inqualificabili da ogni punto di vista e che non sono nuove, si capisce quali disastri produce l’assenza di una idea politica sana e quindi l’assenza dello Stato nel ricondurre questi Poteri, come tante altre lobby, nel proprio alveo di competenza.

In Norvegia con i proventi del petrolio (e anche noi lo abbiamo) hanno costituito un fondo sovrano che produce un profitto con il quale si pagano le pensioni ai norvegesi; negli Usa ci sono fondi pensione che sono divenuti di gran lunga più forti di molti grandi stati… cioè lì si immettono soldi nell’economia sostenendola; non se ne tolgono per pagare le pensioni come da noi; da loro si crea un immenso e crescente polmone finanziario di cui Dio solo sa quanto ne abbiamo bisogno.

Mentre noi dobbiamo mantenere due Stati con due voraci fiscalità. Che competizione volete che ci sia? Meglio: che futuro volete che ci sia?

Canio Trione

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