La finanza internazionale avverte: “Rassegnatevi, sarete più poveri”

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Archiviate le polemiche che scattano ogni anno sul 25 aprile, festa della Liberazione dal nazifascismo, adesso l’attenzione si sposta tutta su questioni più pratiche: come l’andamento dell’economia e l’occupazione, l’inflazione che continua a restare alta riducendo il nostro potere d’acquisto, le nubi che annunciano tempesta sul nostro debito pubblico ri-tornato sotto osservazione da parte delle agenzie di rating internazionali.

Intanto soffrono tutte le Borse europee a causa della fragilità del sistema bancario americano alle prese con un nuovo fallimento: quello della First Republic Bank. Si teme il contagio qui da noi anche se da parte delle massime autorità europee sono subito arrivati messaggi rassicuranti sulla solidità delle nostre casseforti.

Sarà, ma i mercati sono in fibrillazione, anche la banca centrale della Svezia ha alzato di botto i tassi di ben 50 punti, cercando in questo modo di intervenire sull’inflazione ancora troppo alta. Occhi puntati sulla prossima riunione della Banca centrale europea che potrebbe di nuovo rialzare i tassi. L’inflazione alta, insomma, è la bestia nera che a fatica si sta cercando di domare, finora con scarsi risultati. Un problema grande soprattutto per la stragrande maggioranza dei cittadini europei, e di casa nostra, che con gli stipendi fermi si ritrovano in mano sempre meno soldi.

Si guarda con preoccupazione a quanto sta accadendo in Gran Bretagna a seguito delle parole pronunciate da Huw Pill, capo economista della Banca d’Inghilterra: “Cari britannici rassegnatevi ad essere più poveri”. Qualcuno ha pensato ad una gaffe, ma non è così, lo ha detto veramente. Forse per la prima volta, insomma, si invita una popolazione intera a un tenore di vita più basso, ad accettare la decadenza. Perché tradotto il messaggio della Banca inglese è questo: i cittadini devono accettare stipendi più bassi per limitare i danni dell’inflazione. Chiedere di adeguare i salari all’inflazione aumenterà soltanto l’agonia dei prezzi, quindi bisogna rassegnarsi ad essere più poveri.

Un momento difficile per il Regno Unito, uscito dall’Unione europea e che ora deve vedersela con gli aumenti di quei beni, come l’ortofrutta, che importa in gran quantità. E vien da ridere a pensare a quanto detto dalla ministra dell’ambiente e dell’alimentazione, Therese Coffey, che davanti alla carenza di questi prodotti nei supermercati ha invitato i sudditi a mangiare ortaggi locali come le rape. Se si pensa poi a quello che è accaduto in Francia dopo la decisione del presidente Macron di aumentare l’età pensionabile si capisce quale miscela esplosiva potremmo trovarci a breve. In particolare, per quanto riguarda l’Italia, c’è forte preoccupazione per il giudizio delle grandi agenzie di rating sul nostro debito pubblico. Stando alle news che circolano Goldman Sachs nel suo prossimo rapporto lancerà l’allarme sui titoli di stato italiani e sul rialzo dello spread. Per questo ha invitato gli investitori a mollare i nostri Btp a favore dei più sicuri Bonos spagnoli.

A stretto giro è arrivata Moody’s che parlando dell’Italia ci ha definito l’unico paese che rischia il rating ‘junk’, cioè spazzatura. Se aggiungiamo il probabile aumento dei tassi della BCE, considerando l’enorme debito pubblico, secondo gli esperti quest’anno pagheremo oltre 70 miliardi di euro solo di interessi rispetto ai circa 60 dell’anno scorso. Gli italiani comunque per il momento restano tranquilli.

Nel recente sondaggio svolto da Swg su cosa pensano del sistema capitalistico italiano nel complesso il 66% ritiene che vada migliorato e che servano aggiustamenti attraverso riforme da parte delle forze politiche. Solo il 16% pensa che vada cambiato con rivolte o svolte autoritarie. Insomma, rispetto al passato riprende quota la politica tradizionale rispetto all’antipolitica. Stando al sondaggio, infatti, l’antipolitica che nel 2018 raccoglieva il 33% dei consensi contro il 32%, ora ha ceduto il passo alla politica (tradizionale) che riscuote il 41% dei consensi contro il 25%. (agenzia Dire)

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