Rocco Schiavone. Proviamo a spostare un paio di Ministeri a Bari?

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Il Cinema e la televisione da sempre comunicano attraverso luoghi comuni. Il siciliano alle volte presentato come geloso, altre mafioso, il napoletano fantasioso e cantante, il barese che sostituisce la “e” alla “a”, il milanese stressato, il toscano eccentrico,…ecc. ecc. Totò era una maestro insuperato nel rappresentare dei tipi precisi che erano caratterizzati da stereotipi precisi.

 

Il romano -Alberto Sordi ne è una icona- è stato presentato come un cialtrone e scansafatiche, furbetto e profondamente disonesto sempre sul punto di cadere nel codice penale… ma vuole apparire un romano qualunque. Sarà fondata questa immagine? Immagine che è stata però concretamente attribuita dagli stranieri a tutti gli italiani. Anche i politici assomigliano sempre di più a tale stereotipo credendo anche loro che gli italiani siano così. Recentemente quella immagine si è molto evoluta ma senza perdere la sua connotazione negativa.

 

Rocco Schiavone (nella vita Marco Giallini, romano) si è incaricato di continuare su questa linea. Nella fiction è presentato come amico delle bande romane (non si chiamano mafie! per carità) e delinquente pure lui ma alle dipendenze nientemeno che del Ministero dell’Interno e cioè poliziotto a tutti gli effetti e quindi pagato profumatamente dagli ignari contribuenti di ogni parte d’Italia (circostanza fondamentale -visto che molti sono i romani salariati pubblici e quindi percettori di tasse- ma totalmente ignorata nella fiction; come dire, romanescamente, “chi se ne frega dello stato, dei contribuenti e dell’economia italiana!?”)! il romanesco nei dialoghi è d’obbligo; stesso idioma lo troviamo anche nei suoi amici di lavoro e di banda; Rocco Schiavone nelle sue serie italiane, (una fiction a lui intitolata) rappresenta una romanità di gran lunga più corrotta di quella dell’Albertone suo conterraneo. Molti del suo ufficio sono spesso coinvolti pure loro in collaborazioni con la malavita romana in trasferta financo ad Aosta dove il Nostro è stato trasferito per liti con i suoi superiori (anch’essi con molti scheletri nell’armadio). Uno spaccato che vogliamo credere totalmente fantasioso ma che essendo rappresentato da romani sembra verosimile; quasi ispirato da fatti reali.

 

Forse colui che ha scritto questi piccoli romanzi polizieschi ha pensato che storie di questo genere debbano essere incarnate da un romano proprio perché così è tutto più verosimile?!?

 

Ma la nostra Capitale ormai collassata sul piano del traffico e della vivibilità, è irrecuperabilmente collassata anche nella moralità? Questo stereotipo fortemente decaduto e magistralmente rappresentato dal Giallini (alias Rocco Schiavone) risponde -anche se solo parzialmente- alla quotidianità della vita degli uffici romani? Se si, come si può pensare che questa gente possa stare di fatto al governo del resto d’Italia? resto d’Italia che da Roma impara solo il dis-governo della burocrazia e della politica più deteriore? Come si può riportare alla normalità una genìa il cui stereotipo  presentato in televisione è mentalmente e moralmente così profondamente decomposto? Come si pensa di raddrizzare la barca Italia se esistono dipendenti pubblici -anche se pochi- di questa fatta? Cosa impedisce a chi deve farlo di buttare fuori le mele marce che si annidano in tutti gli uffici pubblici?

 

Queste sono alcune (le più dicibili) delle domande che si impongono alla vista di questa fiction televisiva che punta il proprio successo proprio sulla rappresentazione quasi compiaciuta di un mondo ormai moralmente decomposto.

 

Peraltro una parte ormai rilevante di cinematografia italiana è fatta a Roma e da romani e tutti -quasi senza esclusioni- rappresentano le contraddizioni delle società opulente post moderne alle prese con i problemi tipici di chi, pur escluso dall’economia, non ritiene di doversi alzare presto e lavorare per sbarcare il lunario!!

 

Come Matrix e la cinematografia fantascientifica in stile cyberpunk ci ha rappresentato in anteprima le minacce per tutta l’umanità della religione tecnologica, così lo Schiavone rappresenta una realtà repellente che non ha nulla da condividere con il resto d’Italia ma che concentra a Roma la totalità della distorta informazione, della distorta cultura, della distorta politica e degli intrallazzi di cui nessuno in Italia sente il bisogno.

 

Ma non sarà che il problema italiano è proprio l’avere una capitale, bellissima ma abitata da romani? Vogliamo provare a spostare qualche Ministero a Bari o a Napoli?

 

CANIO TRIONE

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