Mercati e guerra Ucraina: la situazione

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GUERRA RUSSIA-UCRAINA: COME HANNO REAGITO I MERCATI

Vediamo qual è stato l’impatto economico della guerra:

  • La prima vittima è il PIL dell’Ucraina. Il Prodotto interno lordo dell’’Ucraina è diminuito di oltre il 30% secondo Amundi e, dati i continui danni alle infrastrutture fondamentali, il costo finale della ricostruzione potrebbe superare i 1.000 miliardi di dollari.
  • La sconfitta dell’economia russa. Le spese della Russia per la difesa sono aumentate del 60%. Nello stesso tempo i ricavi delle esportazioni di petrolio e gas sono diminuiti del 40%. Lo sforzo bellico sta portando a un forte deterioramento delle finanze pubbliche, con disavanzi di bilancio senza precedenti negli ultimi mesi.
  • La crisi energetica in Europa. Il blocco del gas russo ha avuto un impatto del 4% sul PIL in Europa e ha contribuito all’aumento dell’inflazione. La guerra ha accelerato la transizione energetica e ha costretto l’Europa a utilizzare manovre fiscali per attutire l’impatto del caro energia su famiglie e imprese.

L’INFLAZIONE IN EUROPA E USA

Una delle conseguenze più importanti del conflitto Russia-Ucraina è la fiammata dell’inflazione che ha colpito tutti i Paesi occidentali.

Vediamo qualche dato:

  • Un anno fa l’inflazione negli Usa era arrivata all’8,5%, oggi dopo le manovre della FED siamo scesi al 6,5% e l’obiettivo della Banca centrale americana è di arrivare intorno al 2% entro la fine del 2023.
  • La situazione è opposta in Europa. Un anno fa l’inflazione dell’eurozona era al 7,5% e oggi è all’8,6% dopo un picco del 10%. Le manovre della Banca centrale europea hanno contenuto la fiammata dovuta all’aumento dei prezzi delle materie prime ma la strada per arrivare all’obiettivo del 2% è ancora lunga.

L’inflazione condiziona l’andamento dei mercati che guardano alle mosse delle banche centrali e crea volatilità su azioni e obbligazioni.

L’IMPATTO SUGLI INVESTIMENTI E LE PROSPETTIVE 2023

Per capire quanto il conflitto Russia-Ucraina abbia inciso e incida sugli investimenti dobbiamo partire da quale sia, a un anno dall’avvio della guerra, la salute dei mercati. Dopo un 2022 negativo per tutte le Borse, nei primi 40 giorni del 2023 i mercati e in generale tutti gli asset più rischiosi hanno ottenuto forti guadagni. Quanto è sostenibile questo rialzo?

Vediamo quali sono i punti chiave secondo le analisi di AmundiBnp Paribas Asset ManagementMorgan Stanley e La Financiere de l’Echiquier

  • L’impatto della guerra sugli investimenti. Al momento i mercati non credono alla fine del conflitto entro un anno e ipotizzano una guerra di logoramento. A prescindere dagli scenari di guerra, per gli investitori il quadro geopolitico globale è cambiato: le catene del valore sono più corte, c’è un maggiore protezionismo e c’è un aumento dell’inflazione con cui dovremo fare i conti a lungo.
  • Le opportunità del conflitto. I cambiamenti geopolitici hanno aumentato il rischio, ma anche le opportunità per gli investitori su trend di lungo termine: la corsa ai semiconduttori, l’intelligenza artificiale, le biotecnologie, le energie rinnovabili e la diversificazione delle catene di approvvigionamento. In questo contesto anche le materie continuano a essere interessanti.
  • Il ritorno degli asset rischiosi. Dopo quasi un anno di forti tensioni, le valutazioni di azioni, obbligazioni e asset rischiosi in generale sono salite da gennaio 2023 grazie alle aspettative di un “atterraggio morbido” per l’economia statunitense, con una discesa dell’inflazione senza recessione. Per questo le Borse sono ripartite.
  • L’America ora piace più dell’Europa. La corsa al rialzo del mercato azionario globale ha portato i gestori a rivedere le previsioni espresse a fine 2022. Le attese della maggioranza dei money manager erano favorevoli al mercato europeo contro gli Stati Uniti. Ora dopo il rally in molti stanno rivedendo le posizioni.
  • Il ritorno dei mercati emergenti. Per i mercati emergenti, la maggiore frammentazione indotta dalla guerra implica la necessità di concentrarsi sui Paesi piuttosto che sui mercati emergenti come asset class. Tra i Paesi su cui puntare la Cina è in testa a tutte le preferenze.
  • Fino a che punto si spingeranno le banche centrali. Nonostante il rialzo delle borse e alcuni segnali positivi dell’economia americana che scacciano i timori di recessione, non c’è ancora una direzione netta dei mercati. Nessuno sa davvero fino a che punto la banca centrale americana (FED) e quella europea (BCE) continueranno a spingere sui tassi. Le attese sono per un rialzo fino a 5,25% da parte della FED e l’inizio dei tagli nel terzo trimestre 2023. La BCE potrebbe spingersi fino al 3,50% e non c’è nessuna visibilità sull’inizio dei tagli che in molti sperano arrivino entro dicembre 2023. In questo contesto la volatilità e le discese improvvise delle Borse sono probabili.

Fonte:www.onlinesim.it

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