Fiat Sata-Stellantis, quel Campus Academy chiuso e dimenticato

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“Doveva essere la fabbrica dei talenti, un Centro di eccellenza per la innovazione e ricerca allocato nel sito della Fiat Sata di Melfi. Diciotto milioni di euro investiti nel 2010, dei quali circa 15 dalla Regione Basilicata. Corsi di formazione con sovvenzionamento di 900 mila euro. Tutt’oggi il Campus Academy risulta chiuso e sigillato”.

E’ quanto sostiene Pietro Simonetti, presidente del Centro studi e ricerche economiche e sociali.

Una struttura, impianti compresi, consegnata dalla Regione alla Fiat Sata(società automobilistica tecnologie avanzate, stabilimento inaugurato fine1993,investimento di 6,6 miliardi di lire di cui più di 3 miliardi soldi pubblici) nell’anno 2017, dopo un laborioso appalto del Comune di Melfi.

“A distanza di 13 anni –rileva Simonetti—quasi nessuno si chiede se il Campus funziona, cosa si è ricercato e innovato. Tutto coperto da un’aureola di strana segretezza. Nei giorni scorsi però grande giubilo per il riconoscimento di “area di crisi complessa” per il sito Stellantis di Melfi allargato con la striminzita risorsa finanziaria di 20 milioni di euro decisa dal Governo nazionale”.

Intanto si registra che la fabbrica costruita nella zona  San Nicola di Melfi– proprietà FCA Italy, controllata dalla compagine Stellantis N.V. sede  legale in Amsterdam—si svuota: 2000 lavoratori andati via con incentivi fino a 80 mila euro, ulteriori dipendenti candidati per lo stesso percorso dopo gli accordi sindacali contrastati solo dalla Fiom, 250 persone sono in trasferta in altri stabilimenti del Gruppo.

Al netto di tali cifre si avrà  uno stabilimento di 3500/4000 unità e un forte ridimensionamento dei fornitori esterni, che inciderà sul complesso degli occupati.

“In questa situazione—sottolinea il presidente Simonetti—dove brilla l’incapacità e inerzia del Governo locale e nazionale, abbiamo verificato il destino del Campus: chiuso e sigillato. Su questa vicenda silenzio assoluto da parte di Fiat, Regione e Comune di Melfi. Per non parlare dell’Api-Bas che dovrebbe gestire le aree industriali, recuperare i capannoni e aziende chiuse, attrarre investimenti, che adesso si occupa di bollette del gas. E’ necessaria quindi una qualche azione delle parti sociali per il riutilizzo del capannone e relative infrastrutture, prima che soggetti abilitati in furti di rame, sanitari eccetera, in questo caso di macchinari e tecnologie, entrino  nel laboratorio per prendere senza alcun ostacolo il bottino. Una vicenda che illumina il quadro delle capacità dei Governi ad affrontare la ristrutturazione del comparto e dell’assenza totale di politica industriale assegnata a dirigenti e assessori dilettanti. Pertanto diventa essenziale la messa a punto di una nuova Vertenza Basilicata che unifichi la lotta per il lavoro, una buona spesa pubblica e l’uso ottimale delle risorse europee e nazionali”.

Forse c’è il rischio di trovarsi, a breve scadenza,  nel rivedere quanto accaduto al termine degli Anni Ottanta in Val Basento, provincia di Matera. Qui Enichem spa e altre multinazionali hanno dismesso gradualmente l’importante zona industriale: prima la cassa integrazione pluriennale, poi le cosiddette “mobilità” e l’utilizzo  di sostegni all’esodo per i dipendenti. In prosieguo ecco bandi di industrializzazione e fiumi di sovvenzioni economiche statali. Sul territorio si contemplano dismissioni e siti inquinati.

Un capolavoro italico di creazione di industrie senza progresso.

Tra l’altro è giusto ricordare la sottoscrizione, anno 1987,  tra Ministro dell’Industria, Gruppo Eni e Regione Basilicata dell’Accordo di programma denominato “Reindustrializzazione e realizzazione del Parco tecnologico della Val Basento”. Dotazione iniziale di 583 miliardi di lire : 403 miliardi inerenti reindustrializzazione e 180 riguardo il Parco tecnologico.

Nel corso del 2000 la Procura della Repubblica di Matera , stante la Relazione della Commissione d’inchiesta sulla Val Basento deliberata dal Consiglio regionale lucano e altre notizie criminis, apre un’indagine.

Ad oggi, inizio maggio 2023, non c’è evidenza pubblica in merito alle decisioni dei Magistrati della Città dei Sassi : archiviazione o richiesta di rinvio a giudizio o altro?

Strano, trattandosi di una quantità non modesta di pubblico denaro.

 NINO SANGERARDI

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