La bellezza contro la rassegnazione: in ricordo di Peppino Impastato

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Peppino Impastato non era solo un militante. Era un generoso uomo contro. I suoi nemici erano il perbenismo che va a braccetto con il potere, il bigottismo intellettuale, il tirare a campare, il potere mafioso che pretende di dominare ogni manifestazione dell’esistenza, presente e asfissiante come la calura di agosto che spacca le pietre e disidrata le menti.

Peppino fu ucciso dalla mafia 45 anni fa, il 9 maggio del 1978 e il suo assassinio fu accompagnato da compiacenti silenzi e scelerati depistaggi. “Peppino era un uomo libero. Anzi: un siciliano libero, che è una cosa ancora diversa”, così lo ricorda suo fratello Giovanni.

Le sue battaglie erano anche in campo ecologista, anticipando i tempi e individuando proprio nella mafia l’autore occulto e principale del saccheggio e della devastazione del territorio. Organizzava mostre fotografiche e altre iniziative per denunciare e documentare la speculazione edilizia, la depredazione del territorio, la criminale trasformazione della sua terra. Organizzava veri e propri reportage, raccogliendo foto sulle costruzioni abusive, l’autostrada con curve a gomito per non intaccare proprietà appartenenti a mafiosi, le cave dei boss. “Peppino detestava le cave perché distruggevano la natura e la bellezza delle montagne”, ci ricorda Giovanni.

Ha condotto la battaglia per l’acqua capendo fin da allora che quando l’acqua arrivava nelle case un paio di volte alla settimana era fornita da privati legati alla mafia. Denunciò, dal programma “Onda pazza” di “Radio Aut”, il sacco della fascia costiera con il progetto Z10, un villaggio turistico con porticciolo che doveva sorgere in una zona demaniale bellissima, con calette e scogli su un mare cristallino. Il Villaggio alla fine è stato regolarmente costruito. Con licenza del Comune di Cinisi…

Lo vogliamo ricordare così, con queste sue parole: “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”.

Ciro Troiano

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