Thailandia: l’opposizione in testa secondo gli exit poll

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I due principali partiti di opposizione in Thailandia – Pheu Thai, guidato dalla figlia del miliardario ex premier Thaksin Shinawatra, e Move Forward – sono in testa negli exit poll mentre si continua lo spoglio dei voti.

Secondo quanto riporta il Bangkok Post, il sondaggio post-voto condotto da Nation Grou vede il Pheu Thai al 32,6% e Move Forward al 29,4%. Anche se è ancora presto per trarre conclusioni, i leader dell’opposizione sono fiduciosi di riuscire a strappare il potere alla coalizione sostenuta dai militari che guida il Paese dal 2014.

“Sulla base dei numeri che stiamo vedendo, Pheu Thai e Move Forward e altri partiti dell’opposizione possono formare un governo di coalizione”, ha dichiarato il leader di Move Forward, Pita Limjaroenrat, in un briefing dopo la chiusura dei seggi, chiarendo che non sono ancora in corso colloqui per formare una coalizione.

“Gli attuali partiti di opposizione sono la risposta giusta per il popolo. Ci atterremo a quel messaggio. Non c’è bisogno di includerne altri”, ha aggiunto.

I partiti dell’opposizione filodemocratica risultati in testa alle elezioni parlamentari in Thailandia segnano una pesante sconfitta per i militari, al potere da quasi un decennio. Le elezioni, le prime dopo le massicce proteste del 2020 che chiedevano una revisione della monarchia, hanno messo in luce le fratture nel regno tra le giovani generazioni desiderose di cambiamento e le elite legate al re e ai militari.

Un conteggio parziale messo online dalla commissione elettorale, basato sul 50% dei seggi scrutinati, pone Move Forward in testa, con cinque milioni di voti. Dietro, il movimento Pheu Thai di Paetongtarn Shinawatra, la figlia dell’ex primo ministro in esilio Thaksin Shinawatra, ha ricevuto 4,3 milioni di voti.

I dati preliminari, aggiornati nel corso della serata dalle autorità incaricate di supervisionare le elezioni, confermano la tendenza emersa dai sondaggi, che prevedevano una pesante sconfitta per il primo ministro uscente Prayut Chan-O-Cha. L’ex generale, salito al potere in seguito a un colpo di Stato nel 2014, ha ottenuto 1,7 milioni di voti sotto la bandiera del partito United Thai Nation (UTN).

Ma il complesso sistema elettorale dà al candidato vicino ai militari un comodo vantaggio che potrebbe smorzare la portata dell’atteso cambiamento, o addirittura aprire un nuovo periodo di instabilità. L’opposizione ha bisogno di 376 dei 500 seggi dell’Assemblea nazionale per controbilanciare i 250 senatori nominati dai militari. Mentre il campo pro-esercito ha bisogno solo di 126 deputati per assicurarsi la maggioranza nel voto per il primo ministro, scelto da entrambe le camere. 

agi

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