Viaggio nella nuova ala del museo di storia naturale di New York

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A differenza delle sale più vecchie, come quelle di etnografia, piene di scaffali in legno e vetro e bambole di feltro, la nuova ala del Museo di storia naturale di New York, che si chiama Gilder Center for Science, Education and Innovation, l’ultima aggiunta ai dieci edifici dell’istituzione dalla sua fondazione nel 1869, è l’inizio d’una nuova era: dopo 10 anni di lavori, resi difficili dalla pandemia, e con un investimento di 465 milioni di dollari (425 milioni di euro), il Museo “è oggi una piattaforma di conoscenza interattiva”, scrive il Paìs.

E così il carattere scientifico del centro, con aule di nuova generazione e un macro data center, “va di pari passo con la sua obbligatoria funzione espositiva”. Ovvero, dei quattro milioni di pezzi che il museo ospita nel suo complesso, “solo circa 30.000 sono esposti al pubblico” perché d’ora in poi la dimensione virtuale del nuovo edificio, “con touch panel a disposizione del visitatore, ne moltiplica le potenzialità”. 

Ed è una promessa per il futuro, con un obiettivo ben preciso: “Continuare a raccontare la storia naturale del mondo, dai dinosauri alle galassie, ma in chiave contemporanea”, sottolinea il quotidiano. L’edificio, progettato dallo Studio Lang, “è inondato di luce naturale dai lucernai che punteggiano il grande canyon a cui somiglia mentre il motivo diagonale evoca la stratificazione geologica”. 

Il nuovo centro facilita anche il percorso del visitatore stabilendo una continuità attraverso un’area che occupa quattro blocchi e che collega edifici che sono stati costruiti in quasi 150 anni, creando 33 collegamenti tra 10 edifici. Il restyling del museo newyorkese ha permesso di incorporare, come sottolinea Ellen Futter, presidente emerita del centro, “la visione del futuro come imperativo dell’istituzione; l’espressione moderna di un museo di storia naturale, che deve affrontare realtà che stanno arrivando come il cambiamento climatico e la biodiversità”, e che – negli edifici più vetusti, residuo d’altri tempi – non erano certo neppure contemplati. “L’interdisciplinarietà è un imperativo dell’istituzione“, ha affermato Futter durante la presentazione.

“Il Gilder Center è progettato per invitare all’esplorazione e alla scoperta, che non è solo emblema della scienza, ma anche una parte importante dell’essere umano. L’obiettivo è coinvolgere tutti, di tutte le età, background e abilità, per condividere l’entusiasmo di conoscere il mondo naturale”, ha affermato Jeanne Gang, direttrice fondatrice e partner di Studio Gang. Il grande atrio inondato di luce naturale grazie a grandi lucernai, “si ispira al modo in cui il vento e l’acqua scolpiscono i paesaggi nella natura”, curvature, archi, grotte mentre la trama, il colore e le forme fluide dell’atrio si ispirano ai canyon del sud-ovest americano.

agi

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