Salman Rushdie è riapparso in pubblico dopo l’aggressione

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“Il terrorismo non dovrebbe terrorizzarci. La violenza non dovrebbe scoraggiarci. La lotta continua”: queste le parole pronunciate dallo scrittore anglo-indiano Salman Rushdie nella sua prima apparizione in pubblico nove mesi dopo essere stato attaccato con un coltello.

L’occasione delle sue dichiarazioni in spagnolo, francese e inglese è stata il gala letterario Pen America svoltosi al museo di storia naturale a New York, vicino a Central Park. L’intellettuale 75enne è stato vittima di un attacco al coltello il 12 agosto 2022, perpetrato da un giovane americano di origine libanese, per il quale ha rischiato la vita.

Il celebre romanziere di origine indiana ha ricevuto un premio onorifico da parte del gruppo di difesa della libertà di espressione e della letteratura, Pen America, di cui è stato presidente. Rushdie, che indossava occhiali con una lente nera all’occhio destro, si è fatto fotografare sul red carpet del gala e si è rivolto visibilmente commosso ai 700 ospiti. Pen America, un’associazione che lavora per la libertà di espressione, non è mai stata così “importante”, ha sottolineato Rushdie. 

L’aggressione

“Se non fosse stato per queste persone, di certo non sarei qui oggi. Ero il bersaglio quel giorno, ma loro erano degli eroi (…). Devo loro la mia vita”, ha ancora detto lo scrittore, tornando alla violenta aggressione subita. Il 12 agosto scorso fu invitato a una conferenza letteraria a Chautauqua, una piccola città culturale e bucolica nello stato di New York, vicino al Great Lake Erie.

Al momento di parlare, un giovane americano di origine libanese sospettato di essere simpatizzante dell’Iran sciita si era gettato su di lui, armato di coltello, e lo aveva pugnalato una dozzina di volte. Spettatori e guardie avevano bloccato l’aggressore immediatamente arrestato, incriminato e incarcerato in attesa del processo.

Il suo agente letterario, Andrew Wylie, ha rivelato a ottobre che Salman Rushdie aveva perso la vista da un occhio e l’uso di una mano. A febbraio, in occasione dell’uscita del suo ultimo romanzo “Victory City”, lo scrittore aveva confidato alla rivista d’elite culturale ‘The New Yorker’, nella sua prima intervista dopo l’aggressione, di avere grosse difficoltà a scrivere e di soffrire di stress post-traumatico.

Adorato dalle elite occidentali, odiato dagli estremisti musulmani in Iran o in Pakistan, Rushdie è un’icona della libertà di espressione. Visse dal 1989 sotto la minaccia di morte di una fatwa emessa dall’Iran, dopo la pubblicazione del suo libro “The Satanic Verses” (“I versetti satanici”).  

agi

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