Stati Uniti e Papua Nuova Guinea firmano un accordo anti Cina

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 Gli Stati Uniti hanno siglato un accordo di cooperazione bilaterale sulla Difesa con la Papua Nuova Guinea, con una mossa che espande l’influenza degli Stati Uniti nella regione dell’Indo-Pacifico, dove alta è la competizione con Pechino. Il patto, insieme a un accordo sulla sicurezza marittima, è stato firmato nel corso della visita del segretario di Stato Usa, Antony Blinken, nella capitale, Port Moresby, e alla presenza del primo ministro della Papua Nuova Guinea, James Marape.

L’accordo fornirà 45 milioni di dollari al Paese del Pacifico meridionale per la cooperazione economica e di sicurezza, secondo quanto rende noto il Dipartimento di Stato Usa, e prende in considerazione anche le aree del contrasto alla criminalità transnazionale e della mitigazione degli effetti della crisi climatica. Il patto avrà, inoltre, come scopo di “rafforzare ulteriormente la cooperazione bilaterale, migliorare le capacita’ delle Forze di Difesa della Png e aumentare la stabilità e la sicurezza nella regione”.

Il primo ministro della Papua Nuova Guinea ha salutato l’accordo come un’elevazione della relazione con gli Stati Uniti. Alla vigilia della firma, Marape aveva sottolineato di non vedere implicazioni geopolitiche nell’accordo, che ha lo scopo di “proteggere i confini territoriali da tutti i tipi di minacce emergenti”.

L’accordo “non impedisce alla Papua Nuova Guinea di lavorare con altre nazioni, inclusa la Cina“, secondo quanto emerso finora dal testo del patto siglato oggi. Si sottolinea, inoltre, che “la Papua Nuova Guinea non ha nemici, ma deve essere preparata”, citando il caso di una disputa territoriale, come quello tra Russia e Ucraina.

Prima che entri in vigore, il patto – contestato prima della firma per la mancanza di trasparenza e per il rischio di un’eccessiva militarizzazione dell’area nel pieno delle tensioni tra Cina e Stati Uniti – dovrà sottoporsi al vaglio del parlamento dello Stato del Pacifico meridionale. In Papua Nuova Guinea, intanto, sono giunti i leader degli Stati insulari del Pacifico per il summit con gli Stati Uniti, e a Port Moresby è arrivato anche il primo ministro indiano, Narendra Modi, per il terzo forum sulla cooperazione tra l’India e gli Stati insulari del Pacifico.

La visita di Blinken segue all’annullamento della tappa del presidente Usa, Joe Biden, che ha ridotto al solo G7 di Hiroshima la sua presenza in Asia per i negoziati sul tetto del debito pubblico Usa. Biden avrebbe dovuto recarsi anche in Australia per il vertice del Quad, che comprende Stati Uniti, Giappone, India e Australia, e che è stato sostituito da un incontro dei leader dei quattro Paesi a margine del vertice del G7 in Giappone.

La firma di oggi, già preannunciata da Washington, è stata accolta finora senza irritazione apparente da parte della Cina, che non fa mistero, però, del proprio scetticismo sull’atteggiamento degli Stati Uniti nel Pacifico. Da Pechino, la portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning, ha sottolineato che “la Cina non ha obiezioni ai normali scambi e alla cooperazione paritaria e reciprocamente vantaggiosa”.

Con un’indiretta, ma chiara, stoccata agli Stati Uniti, la portavoce ha poi aggiunto, che “ciò a cui dobbiamo stare attenti è impegnarsi in giochi geopolitici in nome della cooperazione”, e allo stesso tempo, ha concluso, “crediamo anche che qualsiasi cooperazione non dovrebbe prendere di mira una terza parte”.

La disputa tra Washington e Pechino per l’influenza nel Pacifico è, però, particolarmente sentita dalle due grandi potenze. Lo scorso anno, la Cina aveva firmato un patto sulla sicurezza con le Isole Salomone – a nord della Papua Nuova Guinea, e con cui Pechino aveva allacciato relazioni diplomatiche solo tre anni prima, nel 2019 – che aveva fatto risuonare un campanello d’allarme a Washington per l’aumento dell’influenza cinese nella regione.

agi

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