Il Senato dice ‘no’ alla mozione del M5s sul salario minimo

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Il Senato ha bocciato con 79 no la mozione del M5s sul salario minimo. I sì sono stati 61, sette gli astenuti. L’Assemblea ha invece approvato l’ordine del giorno presentato dalla maggioranza, a prima firma Malan (FdI). Sono stati 82 i si’, 60 i no e 8 gli astenuti.

Conte: “Serve subito”

“Il salario minimo legale non è uno slogan gli slogan sono altri, presidente Meloni glieli mostro”. Lo dice il presidente del M5s, Giuseppe Conte in un video su Facebook. “Il blocco navale è uno slogan. Da quando siete a Chigi gli sbarchi sono più che raddoppiati. Mille euro subito con un clic a chiunque ne faccia richiesta, questo è uno slogan. Che le accise vengano abolite è uno slogan: avete tagliato gli aiuti contro il caro carburante con il risultato che la benzina continua a sfiorare i due euro al litro”.

E ancora: “‘Siamo pronti’ è lo slogan degli slogan. In realtà avete preso in giro gli elettori, siete impreparati su tutto, pensiamo al Pnrr. State mandando in malora il piano che serve per scuole, asili e ospedali. Il salario minimo non è uno slogan; è una misura necessaria a quasi 4 milioni di lavoratrici e lavoratori che si spaccano la schiena dalla mattina alla sera e portano a casa tre-quattro euro lordi l’ora. Dobbiamo restituire loro dignità e farlo subito. Non dobbiamo prenderli in giro. Salario minimo subito”, aggiunge. 

Meloni: “È un bel titolo ma rischia di creare problemi”

“Uno slogan che rischia di creare problemi”: Giorgia Meloni interviene così sul tema del salario minimo che, nelle ultime ore, ha visto il muro contro muro fra maggioranza e opposizione in Commissione Lavoro.

Il nodo rimane quello del decreto soppressivo alla proposta di legge dell’opposizione e, assieme a questo, il rinvio o meno a settembre della discussione in Aula. Due ipotesi su cui le opposizioni alzano una nuova barricata. La richiesta alla maggioranza è di ritirare il soppressivo e portare il provvedimento in Aula per la discussione generale, come previsto anche dal calendario della Camera.

La premier fino ad oggi è rimasta in silenzio davanti a un dibattito che si è sviluppato per lo più nelle aule del parlamento. Ma a poche ore dalla seduta della Commissione che deciderà sull’emendamento soppressivo e dopo l’apertura di Rizzetto alla possibilità di ritirare l’emendamento, Meloni interviene a Rtl per dire che “il tema per il quale io ho un dubbio sul salario minimo è che è un bel titolo, funziona molto bene come slogan, ma nella sua applicazione rischia di creare dei problemi”.

Schlein: “È la condizione di milioni di lavoratori”

Parole che provocano la reazione della segretaria Elly Schlein: “Faccio fatica a capire come si possano considerare slogan le condizioni di milioni di lavoratori e lavoratrici, noi siamo disponibili al confronto ma serve il ritiro dell’emendamento soppressivo, per un confronto sul merito”, risponde la leader dem. Le riserve di Meloni sul testo che prevede, tra le altre cose, una paga minima oraria di nove euro, risiedono nella particolarità della contrattazione sindacale in Italia: “Io credo nella contrattazione sindacale, credo che vada rafforzata, che vada trovata una soluzione per quei lavoratori e per quei contratti che non sono coperti, senza pero’ rischiare di abbassare i diritti di quelli che un contratto ce l’hanno”, spiega la premier:

“Questo è il tema che mi pongo, però apriremo un confronto e cercheremo di capire se c’è una soluzione che può tenere insieme le due cose”.

Agi 

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