Il mastino napoletano, la storia affascinante del più bel molosso

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Il Mastino Napoletano discende dal grande molosso originatasi dal ceppo  tibetano . Razza imponente,  che combatteva con le Legioni romane, si è conservato maggiormente, lungo due millenni, nella campagna vesuviana.

E’, da sempre, un cane dal carattere forte, leale e diventa aggressivo o mordace solo per valide motivazioni in quanto difensore della proprietà e delle persone che lo amano, soprattutto dei bambini,  se addestrato tra  i 3 e i 4 mesi. 

“Mantello formato da pelo corto di colore grigio, piombo, nero, mogano, fulvo (e un tempo anche bianco sporco), tipiche rughe (quasi a sottolineare l’antichità della razza ) a conferire l’espressione unica ed affascinante tipica di questo cane ed a formare una caratteristica giogaia sotto il collo; la testa deve essere imponente soprattutto nei soggetti maschi. “

Mastino napoletano nel 1949
Ma­sti­no Na­po­le­ta­no nel 1949

Fe­de­ri­co Vi­nat­tie­ri, esper­to al­le­va­to­re di Ma­sti­ni Na­po­le­ta­ni  ci racconta come il Mastrino napoletano fu riselezionato nel 1947



“Nel­l’an­no 1946 il Dot­tor Piero Scan­zia­ni, noto scrit­to­re che nei suc­ces­si­vi anni di­ven­ne uno dei più im­por­tan­ti ci­no­fi­li ita­lia­ni, si ag­gi­ra­va nel ter­ri­to­rio par­te­no­peo alla ri­cer­ca del­l’an­ti­co mo­los­so del quale aveva sen­ti­to par­la­re e che ve­ni­va de­scrit­to in molte sto­rie e leg­gen­de del pas­sa­to. Il Mo­los­so ita­lia­no, così ve­ni­va da lui men­zio­na­to. E’ stata giu­sta­men­te at­tri­bui­ta a Scan­zia­ni la “pa­ter­ni­tà” della razza, dato che fu lui a ri­co­struir­ne la ge­ne­ti­ca e fu lui a pro­por­lo per la prima volta alla espo­si­zio­ne di Na­po­li alla fine degli Qua­ran­ta, con gran­de stu­po­re di tutti i giu­di­ci e al­le­va­to­ri pre­sen­ti; tre anni dopo ap­par­ve sulla co­per­ti­na della ri­vi­sta “Cani di tutte le razze” l’im­ma­gi­ne della testa di un Ma­sti­no Na­po­le­ta­no, che ri­scos­se le mal­di­cen­ze di tutti i ci­no­fi­li scet­ti­ci, che non vo­le­va­no cre­de­re nella “re­sur­re­zio­ne” del mo­los­so ar­cai­co. In se­gui­to, con il tra­scor­re­re degli anni, si do­vet­te­ro ri­cre­de­re. Così venne de­scrit­to da Scan­zia­ni nel suo fa­mo­so rac­con­to “Viag­gio in­tor­no al Mo­los­so” scrit­to a Sagno, il 12 ot­to­bre del 1974, nel quale lo scrit­to­re ri­cor­da il suo primo in­con­tro:
<< – Lo ri­co­nob­bi al­l’i­stan­te: era uno dei cento che Paolo Emi­lio il Ma­ce­do­ni­co aveva por­ta­to in Roma al suo trion­fo. Era il gran cane d’E­pi­ro, fi­glio degli as­si­ri, ni­po­te dei ti­be­ta­ni, era il Mo­los­sus. Gua­glio­ne dal­l’al­to dei suoi se­co­li mi fis­sa­va im­per­tur­ba­bi­le, …>>. Sug­ge­sti­va de­scri­zio­ne di un in­con­tro che avreb­be cam­bia­to la vita a Piero Scan­zia­ni.
Ma quan­do venne men­zio­na­to il Ma­sti­no Na­po­le­ta­no per la prima volta nello scor­so se­co­lo?
Que­sta è una do­man­da in­te­res­san­te, alla quale do­ve­vo riu­sci­re a tro­va­re una ri­spo­sta. Dopo sva­ria­te let­tu­re, la ri­cer­ca mi ha con­dot­to ad una vec­chia ri­vi­sta quin­di­ci­na­le il­lu­stra­ta “Diana” del 31 Ot­to­bre 1933 (n. 20 – anno XX­VIII) che al­l’e­po­ca trat­ta­va ci­no­fi­lia ge­ne­ra­le, cac­cia, tiro e pesca, (che fa parte del mio ar­chi­vio) nella quale lessi una sor­pren­den­te ri­ve­la­zio­ne. Un certo si­gnor Mar­ce­na­ro M. Adria­no, scris­se un ar­ti­co­lo nel 33? de­di­ca­to alle razze ca­ni­ne ita­lia­ne, in­ti­to­la­to “Ci­no­fi­lia: i no­stri buoni cani”. In que­sto ar­ti­co­lo il Si­gnor Mar­ce­na­ro si sof­fer­mo so­prat­tut­to sulle razze da pa­sto­re e sulle razze da cac­cia; ma in un pa­ra­gra­fo l’at­ten­zio­ne viene cat­tu­ra­ta da un par­ti­co­la­re in­te­res­san­te: Mar­ce­na­ro scri­ve il se­guen­te di­scor­so:
<< – Qua­lun­que sia la causa del fatto che con­sta­tia­mo, non è meno vero che le razze ca­ni­ne no­stra­ne sono poche, molto poche. Tre da cac­cia: brac­chi, spi­no­ni, se­gu­gi; tre di lusso: vol­pi­ni, pic­co­li le­vrie­ri, bar­bo­ni; due di uti­li­tà: il cane da Pa­sto­re di Ber­ga­mo o delle Alpi ed il Cane da Pa­sto­re di Ma­rem­ma o degli Abruz­zi. >>; dopo Mar­ce­na­ro ag­giun­ge:
<< – Se poi de­si­de­ria­mo ab­bon­da­re po­tre­mo in­clu­de­re del pre­sen­te breve elen­co, il Ma­sti­no di Na­po­li, certo di­scen­den­te dai gran­di cani da presa del pe­rio­do me­dioe­va­le ma che, quan­to a pu­rez­za e fis­si­tà di razza, la­scia molto a de­si­de­ra­re. >>
Que­sta ul­ti­ma frase è la prova in­di­scu­ti­bi­le che fu il Si­gnor Mar­ce­na­ro a par­la­re del ma­sti­no in via uf­fi­cio­sa per la prima volta nella ci­no­fi­lia mo­der­na. La sua pre­ci­sa­zio­ne sulla scar­sa pu­rez­za e fis­si­tà di tipo, pur ri­co­no­scen­do­ne l’an­ti­ca di­scen­den­za, è as­so­lu­ta­men­te com­pren­si­bi­le, in quan­to, come detto in pre­ce­den­za, solo dopo il primo la­vo­ro di se­le­zio­ne di Scan­zia­ni fu pos­si­bi­le am­mi­ra­re sog­get­ti di ap­pa­ren­te omo­ge­nei­tà, ma ciò ebbe ini­zio più di 15 anni dopo l’af­fer­ma­zio­ne di Mar­ce­na­ro.
Il la­vo­ro di Scan­zia­ni e suc­ces­si­va­men­te l’o­pe­ro­si­tà di Mario Quer­ci, riu­sci­ro­no a pla­sma­re il ma­sti­no fino a farlo di­ve­ni­re l’af­fa­sci­nan­te razza che oggi pos­sia­mo tutti am­mi­ra­re. Chis­sà come ai gior­ni d’og­gi Mar­ce­na­ro avreb­be de­scrit­to quel­la razza che aveva in lui fatto emer­ge­re così tanta ti­tu­ban­za e dubbi di ef­fet­ti­va pu­rez­za.

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