Protesi, Azione: “Promessa gara entro giugno. Niente di fatto. Continua lo sperpero. Perché tutti tacciono?”

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«Era stata assicurata la gara per le protesi entro fine giugno. Niente di fatto e chissà quando accadrà. Continua quindi lo sperpero: negli anni 2019-2021 quasi 500milioni di euro. Ma perché questi argomenti vitali non mobilitano l’attenzione di partiti, associazioni e sindacati? Eppure con maggiore attenzione su protesica e farmaceutica, potremmo risparmiare, stando ai dati degli sprechi dell’ultimo triennio, 1.172.274.962 di euro. Ma abbiamo idea cosa si potrebbe fare con più di un miliardo di euro in sanità? Il silenzio su questi argomenti è un mistero».

Lo dichiarano il consigliere e commissario regionale di Azione, Fabiano Amati, i consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo, e il responsabile regionale sanità Alessandro Nestola. 

«La prima gara per i dispositivi medici fu annullata dai giudici amministrativi per un eclatante sproporzione del fabbisogno, calcolato in euro 3.239.749.560. Scrisse il Tar, infatti, che quella spesa prevista per quattro anni era priva di giustificazione, se solo si considerava che la spesa nazionale per il 2019 era stata complessivamente di 5 miliardi di euro e in Puglia di euro 3,5milioni. A seguito di quell’annullamento l’assessorato e Innova Puglia si erano impegnati a riformulare il fabbisogno e pubblicare la gara entro fine giugno. E invece niente, con grave danno per le casse pubbliche. 

Il procedimento per bandire la gara risulta, invece, ancora in alto mare. Permangono difformità sui quantitativi necessari: secondo l’Aress ci sono ancora differenze tra la spesa storica rilevata tramite le schede di dimissione ospedaliera – SDO – e i dati inviati dai reparti. 

Non si comprende perché non si presta fede alle SDO e si chiede il fabbisogno alle singole unità operative, oppure perché non si riesca a valutare l’effettivo consumo del sottogruppo protesi per altri segmenti che include le protesi, tra le tante per spalla, polso e gomito.

Eppure dal sistema di raggruppamento omogeneo di diagnosi – DRG – si dovrebbe riuscire a calcolare il fabbisogno anche per le altre componenti, filtrando i dati attraverso la specifica codifica internazionale per le procedure chirurgiche.

Quindi: per ogni sottogruppo quali sono i codici identificativi delle procedure collegate alle protesi? Se si sommano i dati si dovrebbe avere il fabbisogno basato sul consumo storico sul quale si può intervenire per stabilire, anche rispetto al trend di utilizzo, la quantità da mettere in gara.

E allora una riflessione sorge spontanea. Oltre ai ritardi nella gara, con la conseguenza di sprechi per centinaia di milioni, abbiamo speso centinaia di milioni per mettere a punto i sistemi informativi regionali, senza avere alcuna certezza sui dati e soprattutto, per contro intuizione, nessuna possibilità di controllo sull’andamento.

Eppure sarebbe molto semplice imporre alle Asl di interfacciare i loro sistemi con un unico magazzino digitale regionale (il famoso cruscotto); una soluzione semplice ed economica per avere un controllo totale di ciò che accade in Puglia senza aggiungere progetti nuovi che non fanno altro che ritardare il processo di controllo del sistema sanitario e della spesa sostenuta. Ma si sa, queste voci gridano nel deserto. E nel frattempo sprechiamo, omettiamo le migliori cure e perdiamo faccia e reputazione.

Perché aspettare altri tre anni per l’abbattimento delle barriere architettoniche nella stazione ferroviaria di Lecce, quando i due ascensori previsti secondo il progetto di rifacimento, da allocare su marciapiedi già esistenti, potrebbero essere installati subito? È la domanda che pongo nella lettera che ho inviato a Rete Ferroviaria Italiana, sollecitando interventi immediati che rendano fruibile la stazione di Lecce a tutti gli utenti. E quando dico tutti, mi riferisco davvero all’intera platea di passeggeri e accompagnatori, gravati dal peso di bagagli da trascinare a mano. È un problema comune, infatti, quello di dover trasportare valigie e pacchi lungo le scale, senza l’ausilio di scale mobili o ascensori, fino ai marciapiedi ferroviari di accesso alle banchine. Pendolari, turisti e fruitori occasionali si trovano a dover affrontare questo disagio, aggravato dal caldo e dal sovraffollamento dell’estate. È una storia vecchia: da anni combattiamo per rivendicare servizi minimi ed essenziali, altrove scontati ma negati in una città capoluogo che apre le braccia a migliaia di turisti in ogni stagione dell’anno. Questo trattamento da cittadini di serie B è un’ingiustizia e un’umiliazione che non tolleriamo più, non ci stiamo a dover attendere il 2026 perché ci vengano concessi due ascensori.

Prendiamo atto dell’impegno dichiarato da RFI per migliorare l’accessibilità della stazione, dopo il clamore suscitato dal caso – purtroppo non isolato – di un passeggero disabile rimasto senza assistenza una volta giunto in stazione a Lecce. Il servizio di assistenza ai viaggiatori a ridotta mobilità ­– lo dice la nota di RFI – è prenotabile attraverso il circuito Sala Blu e disponibile solo dalle 6.45 alle 21.30, e gli interventi senza prenotazione non sono garantiti, benché RFI si sforzi di prestarli. Quello che chiedo nella mia lettera è di rendere sempre disponibile il sollevatore o il servizio di addetti in pronta disponibilità, non solo previa prenotazione tramite il circuito Sale Blu, per poter far fronte alle urgenze e assicurare l’accessibilità a tutti gli utenti della stazione ferroviaria di Lecce.

Ma, lo ribadisco, i limiti di accessibilità non riguardano purtroppo soltanto i viaggiatori con bisogni speciali. La ridotta mobilità è una condizione comune ai genitori con passeggino, agli anziani, a tutti i fruitori con bagaglio ingombrante al seguito. Non poter contare sull’ausilio di sollevatori è una carenza da risolvere subito, senza aspettare altri tre anni per l’installazione dei due ascensori previsti».

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