“Accesso ai dati sulle morti sospette dopo il vaccino”. La storica decisione del Tar

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Via libera all’accesso agli atti relativi la morte “sospetta” di pazienti deceduti dopo la somministrazione del vaccino anti-Covid. In un momento storico in cui, finalmente, la verità sulla pandemia sta iniziando a venire a galla ecco arrivare l’ennesimo, duro colpo per i sostenitori della linea di Draghi e Speranza, che avevano calpestato i diritti dei cittadini pur di imporre vaccinazioni obbligatorie e limitazioni. E un’altra conferma di quanto il fenomeno degli effetti avversi e dei potenziali rischi per la salute sia stato sottovalutato, svilito da una stampa allineata alla narrazione mainstream. Una decisione che potrebbe aprire nuove porte, permettendo a chi è ancora alla ricerca della verità di far luce sugli errori commessi in maniera più facile.

 

Come spiegato dal Sole 24 Ore , che ha riportato il testo integrale della sentenza, il Tar del Lazio, con una recentissima sentenza pubblicata il 17 luglio, ha ritenuto legittima l’istanza con la quale un avvocato aveva chiesto al ministero della Salute di poter conoscere il numero dei soggetti deceduti nei 14 giorni successivi alla somministrazione della prima dose di vaccino Covid. Un passaggio decisamente importante.

Una richiesta motivata  ”dalla circostanza che i dati richiesti sarebbero fondamentali (se incrociati con altri dati statistici) al fine di meglio valutare gli eventi avversi che possono scaturire dalla vaccinazione.” Un passaggio necessario, dunque, per far chiarezza su tanti casi di possibili morti sospette. Con il Tar che ha definito “fondato” il ricorso, pur con dei limiti.

Il Tar ha infatti accolto il ricorso, con obbligo per il ministero di trasmettere al ricorrente, entro 30 giorni dalla comunicazione della sentenza, copia degli atti richiesti. Saranno oscurati soltanto gli elementi relativi alle generalità dei soggetti vaccinati. Respinta, invece, la richiesta di ostensione del dato relativo all’età media di chi è sottoposto alla vaccinazione.

Fonte Il Paragone

La sentenza del TAR

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