L’ambizione del Brics, fare da contrappeso al G7

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 I capi di Stato e di governo dei Paesi Brics sono arrivati in Sudafrica per dare il via a un vertice che punta a rafforzare il gruppo delle economie emergenti per fare da contrappeso all’Occidente.

Oltre ai leader di Brasile, Cina, India e Sudafrica (la Russia sarà rappresentata dal ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, in assenza del presidente Vladimir Putin) a Johannesburg ci saranno anche quelli di molti Paesi asiatici, africani e mediorientali, con la speranza di essere invitati a fare parte del gruppo.

Dal summit delle economie emergenti, che valgono circa un quarto del prodotto interno lordo mondiale, è attesa una presa di posizione in chiave anti-occidentale, in particolare sul ruolo del dollaro nelle transazioni internazionali (che potrebbe essere di aiuto alla Russia, la cui economia risente delle sanzioni internazionali imposte per l’invasione dell’Ucraina).

Gli interessi dei diversi Paesi Brics, però, non sempre convergono: mentre la Cina cerca di estendere la propria influenza per rafforzare i propri sforzi per competere con gli Stati Uniti, il presidente sudafricano, Cyril Ramaphosa, cerca di mantenere le distanze, dicendo che il Paese non vuole farsi trascinare in una gara tra grandi potenze.

“La nostra decisione di non allinearci con alcuna grande potenza globale, non significa che siamo neutrali su questioni di principio, o di interesse nazionale”, ha detto alla vigilia del summit. A frenare le spinte anti-occidentali c’e’ anche l’India, che vuole mantenere l’impronta geo-economica della sigla, senza scendere in una deriva geopolitica, sulla spinta di Russia e Cina, che non incontrerebbe il favore di Delhi.

La sfida all’occidente passa anche per i possibili nuovi ingressi di Iran e Venezuela, entrambi colpiti dalle sanzioni occidentali. Più di quaranta Paesi hanno mostrato interesse a unirsi al gruppo dei Brics, secondo quanto riferito da funzionari sudafricani, e 23 di questi hanno chiesto formalmente l’ammissione al gruppo, dato che viene letto come un segnale che i Paesi in via di sviluppo non vogliono sentirsi dire chi sostenere sullo scacchiere globale.

agi

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