Capello e il no alla Nazionale nel 2016

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 “Noi abbiamo vissuto un tempo in cui tutti i migliori giocatori del mondo venivano in Italia. E se tu ti alleni con uno forte, impari di più, sei più stimolato, cresci. Dal top impari, ma ora? Si impara da quelli bravi, ma solo se hai voglia di imparare… Ho avuto la fortuna di allenare Totti, Del Piero, Baggio. Tre numeri dieci di enorme talento, che non avevano paura di imparare”.

Fabio Capello si concede in una lunga intervista a Walter Veltroni per il Corriere della Sera, fra passato (“Sono stato un 10 regista, ho tratto ispirazione da Luis Suarez. Poi le mie ginocchia non mi consentivano di continuare, erano maciullate. Arrivai alla decisione di smettere per questo”) e attualità.

A partire dall’Arabia Saudita, grande protagonista del mercato estivo. “È un’alluvione che sta ribaltando tutto, sotto tutti gli aspetti. Bisogna trovare degli argini, non so quali. Certo, finché mettono in gioco quelle disponibilità finanziarie, per i giocatori è difficile dire di no. Non bisogna fare retorica”.

Lo stesso Capello ha lavorato in Cina quando il Paese asiatico era in vena di grandi investimenti: “Sono andato perché me lo ha chiesto Walter Sabatini. Per la prima volta mia moglie non mi ha seguito. Tutte le sere a mezzanotte ci sentivamo, c’erano le lacrime, io non riesco a stare senza di lei. Insomma ho dato le dimissioni, non ce la facevo. C’era fermento lì, ma il pubblico non partecipava, diversamente da quello che sembra stia succedendo in Arabia”.

In Arabia potrebbe andare Roberto Mancini, dopo l’addio alla Nazionale. “Doveva dare le dimissioni quando ha registrato una divisione su scelte importanti – il pensiero di Capello – Se a me, che ho avuto come secondo tutta la vita Italo Galbiati, mi avessero detto che lo sostituivano, me ne sarei andato subito. Semplice. Spalletti ora ha fatto una scelta coraggiosa, non c’è molto tempo. Il nostro campionato è iniziato una settimana dopo gli altri. Non capisco proprio perché. Spagna e Italia hanno lo stesso clima, allora perché noi, avendo ai primi di settembre due partite decisive della nazionale, dobbiamo fare una settimana in più di ferie?”.

E su quella panchina Capello ha avuto la chance di sedersi: “Me lo chiese Tavecchio durante la partita Italia-Spagna a Udine. Era il 2016. Io rifiutai, non mi sentivo pronto”. E sul momento del calcio italiano, per il tecnico di Pieris bisogna ripartire dalle basi: “Sono andato a vedere partite dei settori giovanili e ho sentito genitori entusiasti perché l’allenatore faceva fare ai loro figli tanta tattica. A dieci, dodici anni, gli fanno studiare gli schemi, assurdo. Ai tecnici delle giovanili io direi solo una cosa: fate divertire questi ragazzi, insegnategli la tecnica, lasciateli liberi di mostrare talento e fantasia, non imprigionateli”.

Poi una curiosità: Capello non è mai stato chiamato a Coverciano per fare lezioni ai corsi di allenatore: “Il perché bisogna chiederlo a loro. Evidentemente pensano che non abbia un’esperienza sufficiente, che non sia in grado di tenere una lezione”. 

agi

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