Giorgia e il filo d’Arianna

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L’ultimo voltafaccia, Giorgia Meloni l’ha fatto alla tradizionale triade fascista “Dio, Patria e Famiglia”. Di Dio, in verità, la “pulzella” ha sempre parlato poco: anche quando ha imbracciato l’ascia di guerra contro Putin non ha invocato il Padreterno, come Giovanna d’Arco, ma Joe Biden.

Di Patria è stata costretta a dimenticarsi dopo avere annaspato nel mare magnum dell’Europeismo dei vicerè anglo-americani posti a capo dell’Unione e della Nato di Stoltenberg (nomina sunt consequentia rerum?).

Le è restata la Famiglia. Ritrovatasi fin dall’inizio del “cammin della sua vita” di Premier con un esercito del tutto inadeguato a fronteggiare il Minotauro degli sbarchi a ripetizione (raddoppiati rispetto a quelli degli anni in cui lei prometteva agli Italiani di fermarli) ha confidato che sua sorella, dal nome mitico di Arianna, le desse, come la premurosa amante di Teseo, il filo per uscire dal labirinto (di sbagli madornali) in cui s’è improvvidamente cacciata.

La Fortuna non è stata dalla sua parte! La fiducia è stata riposta in Arianna proprio nel momento in cui il di lei marito, Ministro della “Pulzella”, del tutto immemore (o ignaro) del destino toccato a Maria Antonietta, regina di Francia, dopo l’accenno alle brioche da dare ai povveri “affamati” in luogo del pane che mancava, ha sostenuto, apertis verbis, di fronte al colto e all’inclita, che in Italia i miserabili mangiano meglio dei ricchi!

Comunque, la “pulzella” fa bene a contare sulla sorella nel momento in cui rischia di essere abbandonata da tutti in vista delle ormai imminenti elezioni europee.

Salvini ha cominciato a riprendere il grigno antimmigratorio e a ricordare la sua gestione volta alla “sicurezza” nazionale.

Tajani, pur senza colpe imputabili ad una sua mutevolezza di opinioni, per così dire, “male-intenzionata”, è costantemente in preda ad incertezze caratteriali che lasciano ben poco sperare sul fatto che diventi veramente un leaderaffidabile in una “coalizione” in via di disfacimento.

Sul fronte avverso, la Schlein comincia a fare il verso al cancelliere tedesco sul NO agli aumenti di bilancio per spese militari e mitiga il suo ardore filo-Zelensky.

Personaggi di forte influenza mediatica annunciano la costituzione e la presentazione di una lista pacifista che se evita lo scoglio della caratterizzazione “sinistrorsa” può essere un serio rischio per gli attuali equilibri (i pacifisti sono anche e forse soprattutto a destra, memori dei passati e traditi furori della “pulzella della Garbatella”).

In Conte (chiamato Giuseppi, da Trump, forse in ragione della sua doppiezza di natura “strutturale”) non è difficile “agnoscere veteris vestigia flammae” circa il pacifismo.

Domanda: Riuscira il filo d’Arianna a salvare Giorgia dal labirinto?

LUIGI MAZZELLA

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