Benzina a 1,948. Unc: “ancora rialzi”

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Secondo i dati settimanali del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase), appena pubblicati, il prezzo della benzina in modalità self service sale attestandosi a 1,948 euro al litro, il gasolio a 1,847 euro al litro.

«Prosegue l’agosto rovente sul fronte dei prezzi dei carburanti. La benzina si conferma ai livelli più alti dalla rilevazione settimanale del 18 luglio 2022, mentre per il gasolio non si aveva un prezzo così alto dal 13 febbraio 2023, oltre 6 mesi fa. Insomma, il fallimento della pubblicazione del prezzo medio è ora sotto gli occhi di tutti, anche se all’epoca eravamo stati i soli, insieme all’Antitrust, ad averlo previsto, evidenziando che la mediana della distribuzione dei prezzi è inferiore alla media, ossia sono di più i distributori virtuosi che avendo comunque un prezzo sotto la media sono ora invogliati a farlo lievitare fino ad avvicinarsi alla media rispetto a quelli esosi e cari incentivati ad abbassare i loro listini, con il brillante risultato di livellare i prezzi verso l’alto» afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

«Anche se nell’ultima settimana i prezzi sono saliti solo dello 0,1%, avendo già raggiunto nelle settimane passate livelli stratosferici, dalla fine di luglio (cfr. tabella) un litro di benzina è rincarato di quasi 5 cent (4,977 cent), pari a 2 euro e 49 cent per un pieno di 50 litri, mentre per il gasolio il rialzo è di oltre 10 cent al litro (10,125 cent), pari a 5 euro e 6 cent a rifornimento. Insomma, il rientro dalle vacanze è costato agli italiani il 2,6% in più per chi ha un’auto a benzina e il 5,8% per chi ha una vettura a gasolio. Secondo i dati di oggi del Mimit, invece, in autostrada dal 1° agosto l’incremento è stato del 2% per la benzina e del 4,5% per il gasolio. Dati, però, che, pur considerando le differenti metodologie, anche temporali, non collimano con quelli ben più alti e verosimili del Mase, che da decenni pubblica le medie settimanali» prosegue Dona. «Ci aspettavamo che il governo ieri prendesse provvedimenti contro il caro carburanti e invece continua a lavarsene le mani, preferendo continuare a incassare miliardi, visto che il 55,4% del prezzo della benzina e il 51,5% di quello del gasolio dipendono da accise e Iva. Basterebbe una riduzione di 5 cent sulle accise, un quinto dello sconto di Draghi, per riportare la benzina sotto 1,9 euro al litro (1,887) e il gasolio sotto 1,8 euro (1,786), con un costo di 200 milioni al mese per l’Erario. Evidentemente il ministro Giorgetti quei soldi preferisce incassarli, considerando gli automobilisti dei polli da spennare», conclude Dona.

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