Ciro Corona (Officina delle Culture – Scampia): “Cari Sindaco e Arcivescovo, non ci sto”

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Il giorno dopo il funerale di Gio’ Gio’, che ha certamente addolorato tutti, passato il tempo delle emozioni a caldo, qualcosa non torna. Non ci gira troppo intorno Ciro Corona, fondatore e animatore di “Officina delle Culture – Gelsomina Verde” (altra vittima innocente di quella Napoli che guarda a Gomorra come modello di vita) di Scampia. Ciro conosce bene il sistema e lo contrasta ogni giorno con le sue attività di impegno nel sociale che lo hanno portato ad essere insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica dal Presidente Mattarella. E ieri, dal suo profilo Facebook, si leggeva:
“Lutto Cittadino a Napoli. Il Sindaco faccia il “mea culpa” e sia il Sindaco di tutti. Il Sindaco Gaetano Manfredi si prenda la responsabilità politica di quanto sta accadendo in Città. Presìdi territoriali chiusi, messi in condizione di non lavorare, ufficialmente illegali (17 solo a Scampia). La distruzione per fini politici della rete che produce anticorpi porterà i figli di questa Città a prendere strade dettate dalla camorra.Tre giorni fa l’arresto di un bimbo che frequentava le attività dell’ Officina delle Culture “Gelsomina Verde”. Stava lavorando come pusher.Grazie all’ex assessore Clemente, a Libera, alla malapolitica di questa Città. Siete voi il cancro di questa Città e il Sindaco è complice col suo silenzio”.

Stamattina, invece, commentando le parole dell’Arcivescovo nell’omelia, ancora sulla sua bacheca si poteva leggere: “…Scusate ma io non ho armato nessuna mano. Questa volta non sono d’accordo con il nostro caro Arcivescovo.I responsabili hanno nomi, cognomi e volti ben precisi. Sparare nel mucchio è la matrice della cultura che arma i figliastri di questa Città. Grazie invece per la riflessione a non lasciare Napoli nelle mani dei balordi”.

Abbiamo deciso così di raggiungerlo telefonicamente per cercare di cucire l’idea alla base delle due esternazioni. Ciro, le tue parole verso il Sindaco e verso l’Arcivescovo, seppure con modalità diverse, sembrano disegnare valutazioni tanto dirette quanto consapevoli di alcuni modelli di comportamento “colpevoli” di quello che poi accade nella meraviglia generale…
In verità, per la serie non c’è due senza tre, bisogna partire da quello che ho detto a Giorgia Meloni riguardo la “militarizzazione” di Caivano e della provincia degradata in generale: certamente non amo il concetto della militarizzazione, ma se deve far parte un piano organico ben definito, allora può andare bene anche così. Ma, ripeto, deve far parte di una finalità ben precisa.

La premier ha parlato di assenza colpevole dello Stato, dichiarazione fatta da più parti: ma un po’ di Forze dell’Ordine e dell’Esercito in più dichiarano la presenza o la sconfitta delle Istituzioni?
Se qualcuno invade un territorio significa che chi doveva sorvegliarlo lo ha lasciato sguarnito. Però, se da una parte è vero che Roma è spesso lontana dai territori, è anche vero che proprio gli Enti locali e la stessa Chiesa devono fare di più, anziché limitarsi alle belle intenzioni cui fanno seguito le brutte realtà del giorno dopo.

Una visione territorialista…
Certamente. Come dicevo ieri, il nostro Sindaco sta chiudendo tutti gli spazi culturali, le palestre, e non parlo solo di Scampia, ma anche di Napoli Est e di tante altre aree periferiche della città che sta considerando solo il suo salotto a dispetto delle zone disagiate. Lavorare sulla cultura e “su” una cultura è un fatto che richiede tempo, dedizione e passione: se cominciassimo domattina con operazioni mirate, tra qualche anno vedremmo i frutti positivi generare altri frutti positivi. Invece si continua con le operazioni di facciata: Chiediamo ai ragazzi di restare ma non gli offriamo le occasioni e le motivazioni per farlo. Detta (e fatta) così, non ha nessun senso, né possibilità di vittoria, ma solo percentuali di sconfitta…

Gino Giammarino

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