Come ridurre gli impatti delle navi contro gli animali marini

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 Si possono intraprendere semplici azioni per prevenire la morte di balene, squali e altri giganti dell’oceano causata da collisioni con le navi. Lo sostengono David Sims della Marine Biological Association, Plymouth, GB, e colleghi in un commento su “Nature” di questa settimana. “L’umanità e alcuni degli animali selvatici più carismatici del mondo sono in rotta di collisione negli oceani”, scrivono.

La flotta mercantile mondiale – dalle petroliere alle navi portacontainer – è raddoppiata in soli 16 anni. Tra il 2014 e il 2050 si prevede che il traffico marittimo aumenterà fino al 1.200 per cento. Questi numeri, combinati con i dati su dove le rotte di navigazione si sovrappongono ai movimenti e alle aggregazioni di animali marini, insieme alle valutazioni degli effetti delle collisioni navali su determinate specie, presentano un quadro allarmante, spiegano gli autori.

I dati suggeriscono che “le collisioni navali potrebbero contribuire a determinare il declino della popolazione di molti animali, portando a profondi effetti in tutti i loro ecosistemi”. Sims e coautori sostengono che, però, rispetto ad altre minacce alla biodiversità marina come l’inquinamento e il cambiamento climatico, il problema degli urti con le navi è gestibile.

Nel loro commento, espongono ciò che è necessario per affrontare questo problema su scala globale:

  • dati migliori su dove, quando, quanto spesso e per quali specie si verificano le collisioni;
  • un maggiore impegno sul problema, sia da parte del settore marittimo che del pubblico;
  • regolamenti che reindirizzano le navi o ne riducono la velocità quando attraversano determinate aree;
  • il monitoraggio del rispetto di tali restrizioni.

“Dare alle collisioni navali una priorità più alta a livello globale è un modo immediatamente realizzabile per aiutare a conservare le specie marine più vulnerabili e iconiche del mondo”, concludono.

agi

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