Qui lo dico e qui lo (an) nego

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Esplorando il web leggo che nei primi 250 giorni di quest’anno si sono verificati 79 ‘femminicidi’.

Non confuto e non avvaloro il dato di cronaca non volendo entrare nel merito di numeri che sono spesso inesatti, spero involontariamente.

Prima che si alimentino le distorsioni che imperversano sui social, una banale divisione aritmetica mostra che si registra un delitto ogni tre giorni (e non tre al giorno, come affermano i discalculici).

 

In quest’orrore, ogni nostra sorella uccisa e ogni suo partner suicidato sono un lutto insopportabile.

Anche quella dei morti sul lavoro è una mattanza.

Nove volte maggiore statisticamente.

Lo Stato si affranca delle sue enormi colpe nel merito dell’una e dell’altra emergenza, scaricando la colpa sul “violento, già denunciato per stalking” o sul “datore di lavoro non in regola”.

I lutti per infortuni sul lavoro sono più sentiti dalle famiglie interessate che dai telespettatori dei TG perché sono ritenuti inevitabili, necessari all’economia del Paese.

Il fenomeno dei cosiddetti Femminicidi, dieci volte meno consistente numericamente di quello dei lavoratori sacrificati per lasciare accaparrare soldi nelle tasche delle imprese, infiamma l’indignazione indeterminata e vendicativa della popolazione.

 

Ogni morto evitabile è un affronto alla morale e alla civiltà.

 

E’ soprattutto un problema di coscienze. che si deve contrastare con l’educazione senza inculcare nelle figlie femmine la convinzione di essere vittime di carnefici di cui devono vendicarsi.
Questa sottocultura del vittimismo ingenera una spirale che annulla la vita più della spirale ginecologica.

 

Il dramma potrà soltanto inasprirsi inculcando nelle femmine l’odio contro i maschi, pure con il beneplacito di alcuni maschi che si sono fatti convincere che il problema sta solo in loro!

È invece un problema di natura sociologica, ancor più che relegato in ambiti sociali.

C’è una tendenza (mi limito volutamente a questa definizione generica) a mettere gli uomini contro le donne e viceversa.

Violenze di svariata natura sono perpetrate dall’esterno contro l’una e contro l’altra categoria per far decollare il volano dell’odio reciproco e dei conflitti indotti artatamente.

 

Tutte le tutele, alterando il corso dei processi naturali, sono strumentalizzabili: per esempio, “Opzione donna’ abbuona 9 anni di pensione ad una categoria già beneficiata da cinque anni di maggiore longevità media, sottraendoli all’altra. Questa è la conquista delle “pari opportunità pensionistiche”: penalizzare i maschi per la colpa presunta di essere nati con  ‘un pezzettino di carne in più’!

Altro fior di tutela del III Millennio:

Le ONG perpetrano un esodo epocale della portata di un genocidio, attuato con metodi simili a quelli della tratta degli schiavi, con il pretesto di “salvare” ‘clienti’, già sotto un contratto capestro che conta proprio su quel salvamento.

Pensate che quelle navi enormi delle ONG costino poco? Spostare quelle navi, per ogni metro di navigazione in mare, costa quasi mille euro.

Lo fanno solo per bontà? Siamo così ottusi da crederlo?

Sono finanziate per CREARE UN PROBLEMA NELLE NAZIONI riceventi il flusso migratorio, un’onda urto umana in grado di disarticolare l’ordine costituito e sovvertire i costumi di una nazione.

 

Come credete che inizino le guerre?

Come pensate sia cominciata la I Guerra Mondiale? Manovrando un serbo che attentò alla vita dell’arciduca asburgico Francesco Ferdinando. Una ‘cavolata’ capace di infiammare gli animi già surriscaldati dalla propaganda!

Ogni mina ha la sua scintilla che certuni fanno scoppiare a danno di altri.

 

Il sistema giudiziario, con una magistratura corrotta e pilotata da organi superiori, ha distrutto la famiglia sottraendo i figli ai loro padri con il provvedimento illecito, immorale e non legale del ‘Collocamento prevalente’ che contraddice lo stesso dispositivo di ‘Affidamento condiviso’, erede del quasi omonimo ex ‘Affidamento congiunto’.

“Qui lo dico e qui lo nego”, dicono usualmente le sentenze di separazione coniugale.

L’hanno chiamato ‘Diritto di famiglia’ esattamente come la Nato chiama ‘Missioni di pace’ le operazioni di guerra in Medio Oriente.

E’ un grande inganno.

Sulla scorta dell’esperienza dei padri vessati, torturati da violenze indicibili, i maschi ora sono spaventati e hanno maturato una ritorsione offensiva, come difesa dalle donne.

Tra i due litiganti godono solo i Terzi professionisti, affatto terzi perché guadagnano dalla contesa.

Anch’io sono un padre divorziato che ha dovuto riprendersi il figlio in un’altra nazione dopo 10 anni di martirio per essere stato amputato del proprio figlio, dopo altri 14 anni sofferti necessari ad adottarlo.

Assisto a migliaia di questi casi nella mia Associazione Adiantum e sono testimone di milioni di casi analoghi in Italia.

Non approfondisco oltre le dinamiche forensi alla base di questa calamità dei paesi occidentali su cui si sono scritti molti libri, a cui ne ho aggiunto anche uno mio.

La conseguenza folle è che infliggendo torture sono riusciti ad inasprire gli animi di tutti, facendo subire alle donne la rabbia fomentata negli uomini, in grado di generare un inveterato circolo vizioso.

 

Perché un uomo che uccide la sua donna si toglie la vita?

Lo fa per denaro? Non potrebbe più goderne.

Per il potere? Non avrebbe il tempo di esercitarlo.

Per vendetta? Apparentemente si, ma lui non sa che invece lo fa per DISPERAZIONE.

Pure voi donne avete la responsabilità, il dovere e la capacità di sovvertire questo andazzo ripristinando la serenità coniugale nei rapporti sentimentali disfunzionali.

Un uomo sereno non ammazza la moglie o la fidanzata. Lo fa per angoscia.

E poi informatevi: per ciascuna donna ammazzata ce n’è una che ha compiuto una violenza, anche fisica, contro un uomo. Ho un fascicolo di violenze a matrice femminile da fare impressione a chi compila il proprio convincimento ascoltando la versione parziale dei telegiornali sensazionalistici.

Rendiamoci conto che ci stanno usando: uomini e donne, mettendoci l’uno contro l’altra.

Non facciamo il gioco del nemico.

Non andiamo in gruppi unilaterali, squilibrati, di sole donne che compongono Commissioni tematiche utilitaristiche, perché sono rappresentanze non rappresentative della società.

Parità di genere significa anche non espellere gli uomini dal confronto e dalla pletora degli operatori di aiuto sociale e dell’informazione.

Hanno indetto le ‘quote rosa’ in politica. Considerate anche ‘quote azzurre’ nella lotta alla violenza di genere e vi avvicinerete al concetto di Giustizia, che nulla ha a che fare con l’omonimo Sistema giudiziario!

Una prova di ciò: Componete, una volta nella vita, il numero 1522 e denunciate l’eventuale violenza di una donna su un uomo.

Dopo che vi avranno squillato una risata in faccia e, stemperando quel ghigno, vi annunceranno l’ossimoro consistente nel vostro mancato ‘diritto’ alle “Pari Opportunità”, in quanto maschi, comprenderete i meccanismi perversi delle istituzioni che fanno l’esatto contrario di quello che professano, ai danni della pace sociale e in contrasto con una corretta informazione.

 

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