L’ultima vera monarchia vota per un Parlamento senza poteri

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Nello Swaziland – ora chiamato ufficialmente Eswatini – mezzo milione di aventi diritto sono in fila alle urne per le parlamentari, ma i candidati sono tutti indipendenti in assenza di partiti politici, vietati da 50 anni. Gli elettori del piccolo regno dell’Africa australe sono chiamati a scegliere 59 membri della camera bassa del parlamento, che nell’ultima monarchia assoluta del continente hanno solo un ruolo consultivo e non esercitano alcun potere tangibile.

L’appuntamento elettorale era comunque atteso, essendo il primo dalle vaste manifestazioni pro-democrazia del 2021, ma per i detrattori e’ l’ennesima farsa intesa a legittimare la monarchia assoluta. “Il governo uscente ha fatto un lavoro eccezionale”, ha dichiarato il re Mswati III poco prima dell’apertura dei seggi, esortando gli elettori a “votare per persone che garantiranno che il regno rimanga pacifico e stabile, che amano lo Swaziland e la nazione e che continueranno a portare avanti le aspirazioni di sviluppo del regno”.

Il sovrano, salito al trono nel 1986, a soli 18 anni, sceglierà poi altri dieci rappresentanti. Finora le cronache da Mbabane, la capitale, riferiscono di un clima di calma nei seggi elettorali dove le operazioni di voto si stanno svolgendo regolarmente. I partiti politici sono stati banditi nello Swaziland dal 1973, costringendo le persone in cerca di posizioni elettive a candidarsi come indipendenti alle elezioni parlamentari, in agenda ogni cinque anni.

I risultati di questa tornata elettorale saranno resi noti entro il fine settimana. Come conseguenza di una monarchia che reprime con violenza il dissenso e del sistema di nomina vigente – i candidati vengono scelti dai capi tradizionali – i rappresentanti e funzionari eletti sostengono tutti il re. Pertanto il voto non potrà mai portare a un cambiamento e il parlamento, di fatto senza alcun potere, non può criticare o agire contro l’esecutivo o il re.  

Nel piccolo regno dell’Africa australe, è il sovrano che nomina il gabinetto, il primo ministro e i giudici, approva le leggi proposte dal parlamento e comanda tutte le forze di sicurezza. “Anche se venissero eletti in parlamento, questi candidati non avrebbero il potere di ritenere responsabile l’esecutivo, compresa la monarchia assoluta”, ha dichiarato Zweli Martin Dlamini, direttore di Swaziland News, al programma Newsday della Bbc.

I consiglieri di Mswati III difendono il sistema tradizionale dello Swaziland basato sulla monarchia. Come altri critici schietti del re, Dlamini è stato perseguito più volte per i suoi scritti e le sue dichiarazioni. Due parlamentari dell’opposizione, eletti nel 2018, sono attualmente detenuti per aver sostenuto un governo democratico, mentre un terzo è in esilio. Lo scorso gennaio un avvocato per i diritti umani che si opponeva al re, di nome Thulani Rudolf Maseko, è stato ucciso in casa, poche ore dopo che il monarca aveva messo in guardia chi lo criticava o stava all’opposizione.

Nel 2021 delle proteste guidate dagli studenti, iniziate per la presunta brutalità della polizia, si sono trasformate in una richiesta di profondo cambiamento politico. Secondo Human Rights Watch (Hrw), almeno 46 persone sono morte in una serie di scontri tra forze di sicurezza e manifestanti. Un bilancio contestato dal governo che ha giustificato l’intervento della polizia quale risposta ai violenti attacchi.

Al centro delle critiche in patria, seppur represse, e dei difensori dei diritti umani è lo stile di vita opulente del re, poligamo, che ostenta auto e orologi di lusso, mentre più di un terzo di 1,2 milione di abitanti vive al di sotto della soglia di povertà stabilita dalle organizzazioni internazionali. 

agi

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