A passeggio tra l’arte: mostre e musei – XI

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AMERICAN BEAUTY

QUEL MALEDETTO, MERAVIGLIOSO SOGNO AMERICANO

Una mostra furba, “smart” direbbero quelli che vivono oltre Oceano. Sì perché American Beauty. Da Robert Capa a Banksy l’ultima esposizione ad aprire al Centro Culturale Altinate di Padova è davvero una esposizione pop. E cosa c’è di meglio che giocare ad essere impegnati – quindi quel giusto un po’ critici da essere rispettabilmente accettati anche nei circoli radical chic che contano nel mondo dell’arte – e quindi guardare con doveroso spirito d’osservazione all’America, al suo mito e al tradimento del sogno americano? Non manca nulla in questa mostra organizzata dalla maison trevigiana ARTIKA, curata dal bravo Daniel Buso che con Elena Zannoni ha scelto anche l’ottima illuminazione e l’allestimento (sui toni del rosso del blu e del bianco, ovviamente). 

Una esposizione realizzata con la collaborazione del Comune di Padova e di Kr8te, una label fondata e curata da Stefano Reia che ha come obiettivo “costituire una collezione di opere d’arte uniche incentrate su un tema o concetto per incoraggiare e sviluppare lo studio di un argomento globale e, a tal fine, fornire un’istruzione popolare”. Il tema della mostra – la bandiera americana – viene da qui, dalla selezione di immagini messa assieme da Reia che immaginiamo avrà anche un piano per valorizzare prima o poi questa sua bella collezione tematica.

Padova e il Veneto del resto – memori lontani ricordi degli anni ‘80 quando l’edonismo reganiano e quindi la bandiera a stelle e strisce era una stampina da mettersi sul giubbotto di jeans paninaro – è il posto ideale dove dare ospitalità a questa intelligente mostra fotografica che riunisce oltre 130 opere d’arte (fotografie, serigrafie, screen shots etc ..) con l’intento di offrire un ritratto il più completo possibile degli Stati Uniti. E la cosa divertente è che ci riesce benissimo, nonostante non sfugga alla stereotipata ripartizione tematica in cui ogni mostra amerikana debba necessariamente guardare. Quindi mettiamo le mani avanti ci sono necessariamente le sezioni ‘black lives matter’ e ‘undici settembre’ perché non si può raccontare il mondo a stelle e a strisce – oggi – evitando questi argomenti, anche se un po’ tanto visti e rivisti e soprattutto mai ridiscussi nella modalità in cui vengono narrati. Ma tant’è. 

In questa esposizione ci sono molte belle immagini. 

Ci sono innanzitutto moltissime American Flags, bandiere americane, rappresentate e re-interpretate nella loro potenza iconica, in quello che Stefano Reia definisce “valore totemico”, potremmo dire di talismano, che racchiude in sé l’essenza stessa di quello che il sogno dei Founding Fathers rappresenta ancora oggi a tutte le latitudini del mondo – nonostante tutto, nonostante i tradimenti, le vessazioni, le maledizioni di un mondo troppo bello per non essere imperfetto, ingiusto, finto quanto basta e quindi straordinariamente umano, assoluto: America appunto.

Il viaggio segue un suo percorso a tappe che apre sul tema del Patriottismo e mette in scena scatti iconici come Ragazzo con bandiera di Ruth Orkin del 1949, foto di maestri come Henri Cartier-Bresson e di Vivian Maier e chiude sul folle sguardo di quel Ragazzo patriottico con bandiera fotografato da Diane Arbus.

La seconda tappa è quella – che forse abbiamo preferito – dedicata al tema del Potere che ha il pregio di tentare di colmare la più clamorosa lacuna di cui questa mostra padovana è certamente portatrice, ovvero l’assenza in una mostra che delle stelle a strisce fa il proprio manifesto de “La” Flag per eccellenza, il famoso e iconico dipinto che il pittore espressionista americano Jasper Johns realizzò tra il 1954 e il 1955 e che oggi si trova nelle collezioni del MoMA di New York. Lacuna che appunto viene colmata da un pregevole scatto di Dan Budnick del 1958 che vede un giovane Jasper nascondersi dietro le sue bandiere dipinte alla galleria di Leo Castelli. Una testimonianza preziosa che vale un perdono.

Terza tappa del viaggio è Conflitti Culturali, che è un tema un po’ abusato, ma però .. non si può proprio saltare perché contiene alcune delle immagini più mitiche e francamente imperdibili della mostra: su tutte Shepard Fairey We the people are greater than fear che immediatamente richiama l’iconica immagine con cui Barack Obama trionfò al suo primo mandato elettorale o la fotografia di una bellissima bandiera multietnica di Sara Rahbar o i B-Boys di Brooklyn ritratti da Jamel Shabazz

Fino al 21 gennaio 2024

Dove: Centro culturale Altinate | San Gaetano Padova

Info: https://www.arte.it/calendario-arte/padova/mostra-american-beauty-91791

IL LAOCOONTE DI EL GRECO, UN ENIGMA DA DECIFRARE

Sono tanti e prestigiosi i capolavori che arriveranno a Milano per la prima grande mostra organizzata in Italia sull’opera di Doménikos Theotokòpoulos, più noto come El Greco, pittore eccentrico e geniale vissuto tra Creta, Venezia, Roma e Toledo a cavallo tra il XVI e il XVII secolo. 

Da San Martino e il mendicante della National Gallery of Art di Washington fino alle Annunciazioni del Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid o al Ritratto di Jeronimo de Cevallos conservato al Prado, avremo modo di ammirarli nella cornice di Palazzo Reale dall’11 ottobre all’11 febbraio, nell’antologica a cura di Juan Antonio García Castro, Palma Martínez – Burgos García e Thomas Clement Salomon, promossa dal Comune di Milano Cultura e prodotta da Palazzo Reale e MondoMostre, con il patrocinio dell’Ambasciata di Spagna in Italia.

Il punto di partenza, naturalmente, è il celeberrimo mito greco narrato da Virgilio nell’Eneide, alla base di un altro indimenticabile capolavoro, il Laocoonte scolpito nel marmo in età ellenistica e conservato ai Musei Vaticani. Lo avete presente? Ecco, il Laocoonte di El Greco non avrebbe potuto essere più diverso. Dipingendolo circa un secolo dopo il ritrovamento dell’iconico gruppo scultoreo, il maestro cretese porta all’estremo la distorsione dei corpi tipica del manierismo cinquecentesco e produce un’opera audace e originale, carica di emozioni. 

Dall’11 ottobre i visitatori di Palazzo Reale potranno immergersi nel fascino misterioso del Laocoonte e indagare ancora sui suoi enigmi irrisolti nell’ultima sezione della mostra, interamente dedicata a quest’opera. Ma soprattutto avranno la rara occasione di ammirare la bellezza di un dipinto in cui El Greco, ormai maturo, sfoggia tutta la propria abilità di pittore, dando vita a un risultato di notevole originalità e forza drammatica.

Fino all’11 ottobre 2023

Dove: Palazzo Reale – Milano 

Info: http://www.arte.it/notizie/milano/il-laocoonte-di-el-greco-un-enigma-da-decifrare-20753

LA FORZA E L’INQUIETUDINE

UN BERNINI PRIVATO OSPITE ALLA FONDAZIONE ZANI

Bernini pittore approda alla Casa Museo Fondazione Paolo e Carolina Zani con una mostra dossier che abbraccia una selezione di dipinti in prestito dalla collezione privata di Fabiano Forti Bernini, erede del grande genio della Roma barocca.

Fino al 29 ottobre Massimiliano Capella, direttore della Casa Museo, con Steven F. Ostrow e Francesco Petrucci, guideranno il pubblico attraverso l’indagine (ancora aperta) sulla produzione berniniana nell’ambito della ritrattistica e della pittura di figura.

Bernini privato. La forza e l’inquietudine propone ai visitatori della collezione – che accoglie capolavori d’arte barocca veneziana, romana e francese e di pittura veneziana – una selezione di quattro dipinti (dei 25 oggi noti e ritenuti autografi realizzati dal maestro) assieme al bronzetto del celebre David della Galleria Borghese, custoditi da secoli nella collezione di famiglia.

Il David costituisce il perno della mostra. Il bronzetto incarna una testimonianza eccezionale se si considera la mai celata propensione del suo artista alla realizzazione di opere grandiose.

San Sebastiano offre una lettura del martirio decisamente innovativa rispetto alla raffigurazione canonica del santo. Il capo piegato, lo sguardo indirizzato oltre la spalla (piuttosto che verso il cielo), l’espressione rabbiosa nel tentativo di liberare le mani dalle corde, restituiscono tutta l’inquietudine umana di chi non accetta con rassegnazione la propria sorte. 

Il quadro corrisponde certamente all’opera citata nell’inventario del 1649 dei beni del cardinale Francesco Berberini. La provenienza è confermata dal sigillo del cardinale apposto sul retro della tela originale, applicato alla rintelatura in occasione del restauro del 2016.

Appartenente alla famiglia Bernini dal XVIII secolo, L’Angelo Allegorico presenta, invece, sul retro, una ceralacca composta, per metà, dallo stemma Bernini e, per l’altra, da quello della famiglia Maccarani (moglie del primogenito di Bernini). Dal sigillo sappiamo che il dipinto era custodito nella casa di Paolo Valentino, probabilmente dalla morte del padre Gian Lorenzo. L’amorevole sguardo rivolto al cielo, la fiamma e il cuore riconducono all’iconografia tradizionale dell’Allegoria dell’amor divino. L’impianto generale è inedito. Per la composizione l’autore avrebbe tratto ispirazione dalla lettura del Trattato dell’amor di Dio di San Francesco di Sales, tra i suoi scrittori prediletti in tema di letteratura religiosa.

Fino al 29 ottobre 2023 

Dove: Fondazione Zani – Cellatica (Brescia) 

Info: https://www.fondazionezani.com/bernini-privato-la-forza-e-linquietudine/

EDGAR DEGAS E I SUOI AMICI

Edgar Degas, nato il 19 luglio 1834 a Parigi, in Francia, è stato uno dei più importanti pittori e scultori dell’arte moderna del XIX secolo. È considerato uno dei fondatori del movimento impressionista, anche se spesso si considerava un “realista indipendente”. Degas proveniva da una famiglia di artisti, ed era il figlio maggiore di un banchiere parigino. Fin da giovane, dimostrò un talento artistico eccezionale e ricevette un’educazione artistica formale. Studiò all’École des Beaux-Arts di Parigi, dove ebbe l’opportunità di imparare da maestri rinomati come Louis Lamothe e Jean-Auguste-Dominique Ingres.

Durante i suoi primi anni come artista, Degas si dedicò principalmente alla pittura storica e all’arte accademica, ma alla fine si allontanò da queste forme tradizionali per esplorare temi più contemporanei. Fu affascinato dalla vita urbana di Parigi e si concentrò sulla rappresentazione delle scene di vita quotidiana, come ballerine, caffè, spettacoli di teatro e le sfilate di moda. Degas era noto per la sua abilità nel catturare il movimento e la luce nelle sue opere. Utilizzava una tecnica di pennellate rapide e spontanee, spesso sperimentando con prospettive insolite e inquadrature insolite. La sua palette era vivace e audace, con colori audaci e contrastanti.

Le sue opere più celebri sono le sue ballerine, una serie di dipinti e sculture che ritraggono le giovani ballerine dell’Opéra di Parigi. Degas amava osservare le ballerine nelle prove e nei backstage, catturando la loro grazia e la fatica del loro mestiere. Questi dipinti rappresentano una delle sue più grandi contribuzioni all’arte e hanno avuto un impatto significativo sullo sviluppo dell’arte moderna.

Nonostante la sua importanza nell’arte impressionista, Degas era noto per essere un solitario e spesso evitava i circoli sociali degli altri artisti. Preferiva lavorare in solitudine nel suo studio e manteneva una certa distanza dagli altri. Questa caratteristica del suo carattere contribuì a consolidare la sua reputazione di artista enigmatico e sfuggente.

Verso la fine della sua vita, Degas iniziò a perdere la vista e si ritirò gradualmente dalla pittura. Si dedicò sempre di più alla scultura e realizzò diverse opere che esploravano il tema del corpo umano in movimento. Morì il 27 settembre 1917, all’età di 83 anni, a Parigi.

Fino al 07 gennaio 2024

Dove: Palazzo Dalla Rosa Prati – Parma

Info: https://patrimonioculturale.regione.emilia-romagna.it/notizie/2023/arte-mostre/a-parma-edgar-degas-e-i-suoi-amici

STEFANO BABIC. LUCE E OMBRA

In apertura della settimana della moda milanese, Other Size Gallery presenta la mostra personale “Stefano Babic. Luce e ombra”, a cura di Claudio Composti.

Dal 18 settembre al 17 novembre 2023, attraverso un nucleo di quattordici scatti di grande formato, la galleria milanese punta l’attenzione su uno dei grandi fotografi di moda italiani. Nelle sue sale trovano spazio un selezionato ma significativo corpus di ritratti in bianco e nero dei primi anni ‘80 fino alla fine degli anni’90 – i suoi scatti più noti – e foto più recenti frutto della sua ricerca nella fotografia artistica.

 

Babic scolpisce con la luce immagini di grande effetto visivo ed eleganza. Profili di donne rapite in un gesto, in un sorriso, ritratti di top model che sembrano più giocare con la vita che posare. Immagini che rivelano la sua idea di fotografia, cinematografica e dinamica, lontana dal solo sfoggio di un abito.

Babic ama il bianco e nero: «Per lui – spiega il curatore – il cinema è a colori e la fotografia è in bianco e nero, in quell’effetto di luce e ombra dove i bianchi più intensi rendono il nero più nero e profondo e in quel contrasto netto in cui gli opposti si giustificano.»

 

Una fotografia dinamica e mai posata, quella di Babic, che trae le mosse da tecniche cinematografiche apprese nei primi anni del suo percorso professionale quando ritraeva attrici e attori di fama internazionale.

Passando per la pubblicità, Babic approda al mondo della moda per il quale produrrà alcune delle foto più iconiche degli anni ‘80, per le maison più prestigiose. A partire dal sodalizio con Moschino – di cui ha firmato le campagne pubblicitarie più significative che hanno reso il marchio riconoscibile in tutto il mondo -, una lunga serie di incontri importanti ha segnato la sua carriera, come Capucci, Gianfranco Ferrè, Dolce & Gabbana. 

 

Con il suo sguardo ha contribuito a creare nell’immaginario collettivo l‘idea di “glamour” immortalando eleganza, vanità e sensualità.

Oggi Stefano Babic si dedica alla fotografia artistica e all’insegnamento, cercando di tirar fuori dagli scatti dei suoi giovani allievi quel senso del “glamour”, che per lui è un’attitudine, quel qualcosa che rende l’immagine un’immagine di moda, così come vediamo dalle sue fotografie.

Fino al 19 novembre 2023

Dove: Other Size Gallery – Milano

Info: https://www.itinerarinellarte.it/it/mostre/stefano-babic-luce-e-ombra-6374

GIANDANTE X. IL POETA RITORNA / I CENSURATI. 

NUDO E CENSURA NELL’ARTE ITALIANA D’OGGI

Col colore del fuoco e con l’odore d’un profondo roseto: sabato 16 settembre, ore 17.00, inaugura la stagione autunnale 2023 delVittoriale degli Italiani con due nuove mostre. 

La prima esporrà opere inedite di Giandante X, realizzate fra il 1918 ed il 1963, mentre la seconda – curata da Camillo Langone – è una raccolta di nudi recenti, censurati o comunque censurabili, dei migliori artisti italiani viventi. 

GIANDANTE X IL POETA RITORNA

La mostra ‘Giandante X Il poeta ritorna’ – allestita nelle vetrine dello studio di Schifamondo al Vittoriale fino al 22 dicembre 2023 – è una raccolta di disegni, dipinti e sculture provenienti da collezionisti privati che nel tempo hanno avuto modo di incontrare direttamente il Maestro fra il 1947 e il 1984, anno della sua scomparsa. Alla fine degli anni ’40 Giandante X – pseudonimo di Dante Pescò, milanese, classe 1899 (cambiò nome intorno ai vent’anni, al tempo dei suoi debutti artistici, con un voluto refuso in luogo di “Viandante”, dove la X aggiunta sta per cancellazione e anonimato) – volle lasciare a pochi amici il suo testamento artistico, costituito da opere qui raccolte per la prima volta. 

 

Così il Presidente del Vittoriale Giordano Bruno Guerri: «Come poche altre, la figura di questo artista – che attraversa l’architettura, la pittura, la scultura, la poesia, la politica del Novecento – sfugge alle facili categorizzazioni e alle interpretazioni definitive. Di sicuro l’artista cercò sempre di rendersi imprendibile, si sforzò tenacemente di farsi dimenticare, sparire dal mondo pur avendo vissuto una esistenza piena, difficile, avventurosa: una vita da combattente».

 

I CENSURATI. NUDO E CENSURA NELL’ARTE ITALIANA D’OGGI

La mostra ‘I censurati. Nudo e censura nell’arte italiana d’oggi’ – allestita a Villa Mirabella fino al 3 marzo 2024 – è una raccolta realizzata da Camillo Langone di opere di artisti quali Giovanni Blanco, Maurizio Bongiovanni, Gianni De Benedittis, Roberto Ferri, Omar Galliani, Daniele Galliano, Giuliano Guatta, Giovanni Iudice, Riccardo Mannelli, Jara Marzulli, Michele Moro, Dario Nanì, Tommaso Ottieri, Silvia Paci, Enrico Robusti, Giuseppe Vassallo e Daniele Vezzani. 

Fino Al 03 Marzo 2024

Dove: Gardone Riviera – Brescia

Info: http://www.vittoriale.it

I MONDI DI MARIO LATTES

Prosegue il viaggio all’interno dei Mondi di Mario Lattes, con l’inaugurazione alla sede della Fondazione Bottari Lattes a Monforte d’Alba, della nuova mostra, volta a presentare alcune recenti acquisizioni di opere realizzate dall’autore. I visitatori potranno ammirare in totale oltre quaranta opere, tra cui diverse raramente esposte in pubblico. 

La mostra sarà visitabile fino al 3 dicembre 2023. In seguito al notevole ampliamento del fondo della Pinacoteca Mario Lattes, voluto dalla presidente dalla Fondazione Caterina Bottari Lattes, molte opere che erano state precedentemente separate per vicende collezionistiche vengono ora riunite e poste in dialogo con quelle già presenti. 

I dipinti in mostra, datati tra gli anni ’50 e i primi anni ’90, coprono cronologicamente l’intera attività artistica di Lattes, che espose i suoi lavori a Roma, Milano, Bologna e naturalmente Torino, sua città d’origine. I mondi di Mario Lattes #2 è realizzata dalla Fondazione Bottari Lattes, con il sostegno di Regione Piemonte e della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, il patrocinio di Confindustria Cuneo e il patrocinio e il contributo della Fondazione per i Beni Culturali Ebraici in Italia e del Comune di Monforte d’Alba. 

La mostra è accompagnata da un testo critico del curatore, Vincenzo Gatti: 

“Molti sono i mondi di Mario Lattes, e misteriosi”, scrive. “Con disincantata franchezza si muove tra diverse dimensioni, com’è ovvio per un intellettuale dalla sensibilità fittamente diramata tra parola e immagine, e giustamente insofferente a stringere l’attitudine creativa in schemi artificiosi e convenzionali categorie. Meglio affidarsi, per le immagini, a una singolare e personalissima interpretazione, intrisa di umori visionari (le suggestioni simboliste e surrealiste affiorano, ma quasi velate da una sottile ironia) in un contesto tutto mentale dove la stessa tecnica esecutiva, costantemente inventata e stravolta con indifferenza accostando materiali e procedimenti eterodossi, contribuisce a evocare, piuttosto che a svelare. 

Le marionette, i teatrini che potrebbero alludere a nostalgiche malinconie di una rimpianta infanzia, a ben vedere dimostrano un risvolto beffardamente doloroso: «i ricordi sono cicatrici di memoria», scriveva l’artista. Infatti, anche i soggetti apparentemente più innocenti non sono mai rassicuranti: l’accesso ai mondi di Lattes è insidioso. Occorre adeguarsi alle sue luci e alle sue ombre, intuire l’indefinito pur sapendo che esiste un lato oscuro che non potrà disvelarsi. Le teste, gli idoli, i manichini sono icone di un’individualità attonita, consapevoli delle inquietudini che da sempre pervadono l’animo umano.

La complessa trama pittorica che mostra e nasconde, che lamenta e afferma, indica strade segnate dalla conoscenza del dubbio e l’artista, indifferente alla prassi, manipola materie grafiche e pittoriche per giungere a una vertiginosa discesa nelle profondità dove le forme affondano e riemergono mutate. L’artista-profeta ci indica così un percorso e c’invita a riconoscere i nostri fantasmi per esorcizzarli attraverso la fatica di vivere e guadagnare la nostra esistenza giorno per giorno. I suoi fantasmi già li aveva vinti, liberandoli nelle illusioni e nei sogni che sempre l’opera d’arte conserva in sé”.

Fino al 03 dicembre 2023

Dove: Monforte D’Alba – Cuneo

Info: http://fondazionebottarilattes.it

EMILIO ISGRÒ. SILLOGISMO DEL CAVALLO

Sillogismo del cavallo raccoglie quarantasette opere tutte inerenti al mondo della filosofia a testimoniare l’intenso rapporto avuto dal Maestro con questa disciplina a partire dagli anni sessanta. A queste si aggiunge la serie dedicata a Pico della Mirandola con la cancellazione di venti volumi delle Conclusiones realizzata nel 2014 e in questa occasione esposta nel Palazzo dei Pio che ha un forte legame con la famiglia del filosofo.

Curata da Chiara Gatti e Marco Bazzini e prodotta dal Comune di Carpi – Musei di Palazzo dei Pio, con il contributo di Fondazione Cassa Risparmio di Carpi e la collaborazione dell’Archivio Emilio Isgrò, l’esposizione è allestita negli splenditi ambienti del loggiato di Palazzo dei Pio e si inserisce nel programma di Festivalfilosofia, in scena tra Modena, Carpi e Sassuolo il 15, 16 e 17 settembre 2023. Il tema di quest’anno, Parola, si allinea perfettamente alla poetica di Emilio Isgrò, un artista che della parola e della cancellatura ha fatto la sua personale espressione.

Tramite il gesto (di sola apparente) rimozione, Emilio Isgrò ha ideato una formula creativa che ha scosso, al pari di Lucio Fontana o Yves Klein, il sistema dell’arte a partire dagli anni sessanta. È infatti il 1964 quando l’autore inizia a realizzare le prime opere intervenendo su testi e altri materiali a stampa coprendone manualmente grandi porzioni. E, indirettamente, esaltando quelle rimaste.

Lo stesso procedimento applicato alle quarantasette opere in mostra, con la particolarità che queste trattano argomenti prettamente filosofici. Attraverso una selezione che spazia dal 1966 ad oggi, l’esposizione si distribuisce lungo la grande loggia seguendo il percorso indicato dalla grande tela iniziale Freccia bianca in campo nero.

La visita incontro poi le Conclusiones cancellate di Pico della Mirandola, umanista che con Carpi intrattenne numerosi rapporti politici e professionali, tanto che il nipote Alberto III Pio, figlio della sorella Caterina Pico (in mostra anche un suo ritratto cancellato insieme a quello del fratello), è stato l’ultimo Signore e poi Conte della città dal 1480 al 1527. Prosegue poi con una selezione di opere legate alla filosofia greca, con testi “cancellati” di Platone, Aristotele, Archimede ed Eraclito. Qui spicca la statua del Discobolo – copia romana, insieme all’inedito Plutarco Plutarque (opera in diciannove volumi del 1973) e soprattutto Sillogismo del Cavallo, il nuovo lavoro che l’artista ha ideato per l’occasione e che dà anche il titolo alla mostra. Il percorso si conclude, infine, con un nucleo di opere legate alla filosofia moderna, dove a venire elise sono le dottrine di Hegel, Sartre e Benedetto Croce. 

Fino al 10 dicembre 2023

Dove: Palazzo dei Pio – Carpi 

Info: https://www.clp1968.it/mostra/emilio-isgro-sillogismo-del-cavallo/

RUBENS! 

LA NASCITA DI UNA PITTURA EUROPEA

Un omaggio a Rubens. Il pittore che così profondamente trasse ispirazione dalla cultura classica, lasciando un segno profondo e indelebile nelle corti italiane ed europee. 

La nascita di una pittura europea è infatti l’iniziativa che raccoglie i tre eventi espositivi organizzati dalle tre istituzioni per celebrare il maestro di origini fiamminghe che con la sua opera divenne protagonista e archetipo assoluto del barocco: tre mostre che si inseriscono in una più ampia operazione culturale dedicata ai rapporti tra la cultura italiana e l’Europa vista attraverso gli occhi di Rubens.

La mostra, articolata in dodici sezioni che seguono il percorso di visita di Palazzo Te, ha l’obiettivo di creare una rispondenza tra le opere mobili e i motivi decorativi e iconografici del Palazzo; si tratta di un percorso paradigmatico che dimostra quanto le suggestioni rinascimentali elaborate da Rubens durante gli anni mantovani e italiani siano proseguite ed evolute sulla sua pittura della maturità, fino all’eredità intellettuale e artistica lasciata agli allievi. 

Le opere selezionate per questa mostra, dunque, sono state scelte in funzione del dialogo che riallacciano con i miti e con l’interpretazione che ne diede Giulio Romano nelle varie stanze, inducendo nel pittore di Anversa una sintonia mai interrotta con il Rinascimento e la favola mitologica. Sotto il tetto di Palazzo Te si consumò la conversione di Rubens da fiammingo ad italiano, e il suo mondo si tramutò in quello di un linguaggio universale con cui parlò a tutte le corti d’Europa. 

Attraverso questa immersione nella pittura italiana vista con gli occhi di Rubens, il suo personale manuale di storia dell’arte, è evidente che l’annosa domanda se Rubens sia da considerarsi fiammingo o italiano, è ormai superata. Rubens è l’uomo nuovo universale, che oltrepassa i confini religiosi, geografici e politici, per inventare un nuovo linguaggio che è, a tutti gli effetti, internazionale. Una lingua figurativa europea, la prima della Storia dell’arte.

Fino al 18 febbraio 2024 

Dove: Fondazione Palazzo Te – Mantova

Info: https://www.centropalazzote.it/rubens-la-nascita-di-una-pittura-europea/?gclid=eaiaiqobchmii5arg8q0gqmvniadbx1vvav6eaayasaaeglpc_d_bwe

TIZIANO 1508

Nel 1508, in una Venezia dominata dai celebri Giovanni Bellini e Giorgione, inizia a emergere la figura di Tiziano che presto supererà la fama di entrambi. 

È quello, infatti, un anno di svolta, non solo per la carriera di Tiziano, ma per l’intera arte veneziana e, in qualche modo, europea. 

È in questo momento che il giovane cadorino, quasi ventenne, dimostra il suo talento grazie a imprese pubbliche importanti come la Giuditta con la testa di Oloferne, affresco realizzato sulla facciata laterale del Fondaco dei Tedeschi che, per la vivacità delle tinte e l’impostazione grandiosa, lasciò increduli i contemporanei e, in seguito, i posteri. 

La mostra Tiziano 1508. Agli esordi di una luminosa carriera, a cura di Roberta Battaglia, Sarah Ferrari e Antonio Mazzotta, racconta la nascita del talentuoso artista attraverso 17 opere autografe di Tiziano e una decina di confronti con dipinti, incisioni e disegni di autori a lui contemporanei come Giorgione, Sebastiano del Piombo, Albrecht Dürer e Francesco Vecellio. 

Tra i lavori esposti ci sono importanti prestiti, per esempio la grande stampa del Trionfo di Cristo della Bibliothèque nationale de France, il Cristo risorto degli Uffizi, l’Angelo con tamburello della Galleria Doria Pamphilj di Roma, la Madonna con il Bambino tra sant’Antonio da Padova e san Rocco del Museo del Prado e il Battesimo di Cristo dei Musei Capitolini. 

Il percorso accompagna il visitatore nel comprendere la capacità straordinaria dell’artista di assimilare velocemente componenti culturali diverse – in particolare giorgionesche, düreriane e michelangiolesche – e indirizzare il linguaggio pittorico veneziano verso una commistione di naturalismo e classicismo.

Fino al 03 dicembre 2023 

Dove: Gallerie dell’Accademia – Venezia

Info: https://www.gallerieaccademia.it/settembre-2023-tiziano-1508-agli-esordi-di-una-luminosa-carriera

BOCCIONI

La Fondazione Magnani-Rocca dal 9 settembre al 10 dicembre 2023 nella sede di Mamiano di Traversetolo presso Parma dedica a Umberto Boccioni una grande mostra – a cura di Virginia Baradel, Niccolò D’Agati, Francesco Parisi, Stefano Roffi – composta da quasi duecento opere, tra cui spiccano alcuni capolavori assoluti dell’artista.

La mostra si sofferma sulla figura del giovane Boccioni e sugli anni della formazione affrontando i diversi momenti della sua attività, dalla primissima esperienza a Roma, a partire dal 1899, sino agli esiti pittorici immediatamente precedenti l’elaborazione del Manifesto dei pittori futuristi nella primavera del 1910. Un decennio cruciale in cui Boccioni sperimenta tecniche e stili alla ricerca di un linguaggio originale e attento agli stimoli delle nascenti avanguardie. La mostra intende non solo documentare il carattere eterogeneo della produzione boccioniana, ma soprattutto ricostruire i contesti artistici e culturali nei quali l’artista operava.

Viene così fatta luce sulle vicende artistiche tra il 1902 e il 1910, offrendo un panorama più ampio su un periodo fondamentale per l’attività di Boccioni che permette di porre in prospettiva lo svolgersi della sua ricerca.

La mostra Boccioni. Prima del Futurismo è suddivisa dunque in tre sezioni geografiche legate alle tre città che hanno rappresentato punti di riferimento formativi per l’artista: Roma, Venezia e Milano, curate rispettivamente da Francesco Parisi, Virginia Baradel e Niccolò D’Agati. Una speciale attenzione è dedicata ai lavori a tempera per finalità commerciali e alle illustrazioni, presentati nella quasi totalità, che permettono di rilevare l’importanza di questa produzione nell’ambito di una sperimentazione che va dalle primissime prove romane sino agli esiti più compiuti e artisticamente complessi degli anni milanesi.

Lo studio delle fonti, a iniziare dai diari e dalla corrispondenza di Boccioni entro il 1910, e le recenti e approfondite indagini hanno portato nuovi elementi utili alla conoscenza di questa fase della sua attività. L’obiettivo, diversamente da quanto spesso accade nelle rassegne dedicate alla parabola divisionismo-futurismo, è quello di seguire la formazione boccioniana al di fuori di una logica deterministica legata all’approdo al futurismo, ma di cogliere la definizione di un linguaggio e di una posizione estetica in rapporto alle coeve ricerche che si strutturavano e che caratterizzavano i contesti coi quali l’artista entrò in contatto.

Fino al 10 dicembre 2023

Dove: Fondazione Magnani-Rocca, Mamiano di Traversetolo – Parma

Info: https://www.magnanirocca.it/boccioni/

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