La Nadef e la disputa dei fondi per la sanità

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 Dopo il varo della Nadef il governo lavora ora alla preparazione del Documento di programmazione di bilancio, atteso in Consiglio dei ministri entro il 15 ottobre, per poi procedere nelle settimane successive con la legge di bilancio. La nota di aggiornamento al Def ha chiarito che il sentiero che porta alla realizzazione della manovra è stretto, in presenza di risorse limitate, condizionato dalla politica monetaria rialzista e dal contesto internazionale, tra conflitto in Ucraina, inflazione e crisi energetica.

Sono state intanto fissate per il 9 e 10 ottobre le audizioni di fronte alle Commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato sul testo della nota di aggiornamento al documento di economia e finanza. L’ordine delle audizioni è ancora in via di definizione.

Ad accendere la contesa politica in giornata sono i fondi da destinare al comparto sanitario. La stima della spesa sanitaria per i prossimi anni è stata rivista. Una tabella sul conto della Pa a legislazione vigente contenuta nel testo della Nadef indica per il 2023 una spesa sanitaria del 6,6% del Pil, che scende a 6,2% nel 2024 e 2025 e poi ancora al 6,01% nel 2026.

“Nella Nadef la spesa sanitaria è prevista in diminuzione: da 134,7 miliardi nel 2023 a 132,9 nel 2024. È una scelta politica precisa di disinvestimento e privatizzazione della sanità pubblica”, attacca Antonio Misiani, responsabile economico del Pd. Mentre deputati e senatori del M5s sottolineano che “tutte le agenzie indipendenti suggeriscono un minimo di 4 miliardi di euro da aggiungere in manovra, cifra che era stata promessa anche dal ministro Schillaci”.

La prossima legge di bilancio sarà incentrata su pochi interventi: conferma del taglio del cuneo fiscale per i redditi medio-bassi; risorse per l’avvio del rinnovo dei contratti della pubblica amministrazione; interventi sulla sanità e in favore della natalità. Contemporaneamente è atteso l’avvio della riforma fiscale, con il passaggio da quattro a tre aliquote Irpef. Il riordino delle spese fiscali “e’ funzionale a promuovere l’efficienza del sistema tributario, ridurne le distorsioni e la complessità, e favorire la semplificazione degli obblighi da parte dei contribuenti”, specifica uno degli allegati alla Nadef.

Sulla base dei Conti nazionali pubblicati a marzo del 2023, “il valore aggiunto generato dal sommerso economico evidenzia una tendenza decrescente a partire dal 2018, che culmina con una flessione del 14,5% nel 2020, attestandosi a 157,3 miliardi di euro”. A seguito della prevenzione e il contrasto all’evasione delle imposte gestite dall’Agenzia delle Entrate, nel 2022 il risultato annuale relativo all’obiettivo di riscossione è di 20,2 miliardi di euro. Per il triennio 2023-2025 la revisione delle stime del rapporto tra deficit/Pil programmatico operata dal governo con la Nadef mette a disposizione in totale 23,5 miliardi. I nuovi obiettivi fissati nel testo della nota di aggiornamento del Def assicurano però la progressiva riduzione dell’indebitamento netto strutturale, pari al -5,9% del Pil nel 2023, -4,8% nel 2024, -4,3% nel 2025 e -3,5% nel 2026.

“In una situazione in cui la finanza pubblica è gravata dall’onere degli incentivi edilizi, dal rialzo dei tassi di interesse e dal rallentamento del ciclo economico internazionale, è necessario fare scelte difficili”, ha scritto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nella prefazione al documento. Il ministro della Pa Alberto Zangrillo specifica: “La Nadef conferma che una delle voci che costituiranno la legge di bilancio di quest’anno sarà quella destinata alle risorse per avviare i rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici”.

Poi aggiunge: “Giorgetti sa che abbiamo speso quasi 7 miliardi per la tornata precedente e quindi sa che ci deve essere un impegno importante. La tornata precedente 2019-2021 ha avuto bisogno di 4 leggi di bilancio per avere tutte le risorse”.  

agi

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