Il monito della Cina: Israele oltre l’autodifesa

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In Egitto, un convoglio di aiuti umanitari attende di entrare a Gaza attraverso il valico di Rafah: una lunga fila di camion che portano beni di prima necessità e medicine è in attesa nella città di Arish. A una settimana dal sanguinoso attacco di Hamas, Israele -che continua a chiedere ai palestinesi di abbandonare il Nord della Striscia e ha dato più tempo per evacuare la zona- continua a colpire gli obiettivi dei “terroristi” preparandosi all’operazione di terra.

E mentre la diplomazia internazionale cerca freneticamente una via di uscita, la Cina ha detto che le azioni di Israele sono andate “oltre l’ambito dell’autodifesa” e che il governo israeliano deve “cessare la punizione collettiva del popolo di Gaza”; e ha chiesto a tutte le parti “una de-escalation e di tornare al tavolo del negoziato il prima possibile”. L’inviato cinese Zhai Jun sarà in Medio Oriente la prossima settimana per spingere per un cessate il fuoco nel conflitto tra Israele e Hamas e spingere per colloqui di pace. Lo riferisce l’emittente statale cinese Cctv

gaza israele hamas russia cina iran© Aris MESSINIS / AFP 

Da giorni, il checkpoint di Rafah, al confine tra Gaza e l’Egitto, è chiuso a causa dei bombardamenti aerei israeliani sulla Striscia: non si entra né si esce. Diversi governi stranieri hanno esortato i loro cittadini con doppia cittadinanza ad avvicinarsi al confine in modo da poter uscire quando riaprirà; ma agli Usa che chiedono un corridoio, l’Egitto avrebbe detto che farà uscire le persone solo se prima entrano gli aiuti umanitari.

Intanto la situazione a Gaza si fa sempre più drammatica. Anche ieri sera Israele ha consigliato a tutti di accelerare i tempi per lo sfollamento, avvertendo che Hamas usa i palestinesi come scudi umani. L’ordine di evacuazione emesso dal governo di Netanyahu copre un’area di 1,1 milioni di residenti, circa la metà della popolazione del territorio. L’Onu e i gruppi umanitari hanno detto a più riprese che un esodo così rapido è impossibile e potrebbe costituire un crimine di guerra ai sensi delle Convenzioni di Ginevra.

Ma Netanyahu è fermo: ieri ha visitato le truppe nel Sud del Paese e, parlando ai soldati radunati vicino al confine, ha detto: “Siete pronti per la prossima tappa? La prossima fase sta arrivando”. Intanto, mentre Israele ha fatto sapere di aver ucciso un altro comandante di Hamas che avrebbe guidato uno dei raid nei kibbutz, gli Usa spostano un secondo gruppo di portaerei nel Mediterraneo orientale.

Le navi da guerra statunitensi non intendono partecipare alle operazioni militari israeliane, ma la loro presenza ha lo scopo di inviare un messaggio di deterrenza all’Iran e a gruppi come gli sciiti libanesi di Hezbollah, per dissuaderli dall’approfittare della situazione per attaccare lo Stato ebraico. Antony Blinken, il segretario di Stato americano, ha chiesto alla Cina di usare la sua influenza sull’Iran per evitare che il conflitto si diffonda in tutto il Medio Oriente.

Ma parlando da Beirut, il ministro degli Esteri iraniano ha affermato che Hezbollah ha i piani “pronti” se Israele non ferma i suoi attacchi su Gaza e che “il loro dito è sul grilletto”; e ieri sera, a Doha, il capo della diplomazia iraniana ha incontrato il capo del politburo di Hamas, Ismail Haniyeh. Martedì i leader dell’Unione europea si riuniranno in videoconferenza in un vertice straordinario per stabilire una “posizione comune” di fronte alla crisi: “La tragedia che si sta consumando ha molte conseguenze per l’Europa”, ha detto il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel: conseguenze evidenti a cominciare dal rischio di attentati a quello di aumento dei flussi migratori.

L’Iran minaccia una risposta a Israele se i “crimini continuano”

“Se continueranno i crimini del regime sionista nei confronti del popolo palestinese, nessuno può garantire che la situazione nella regione rimanga la stessa”. Lo riporta il Wall Street Journal, che cita media iraniani. L’avvertimento di Teheran a Israele arriva dopo l’incontro a Doha, in Qatar, tra il ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian e il leader di Hamas Ismail Haniyeh. 

Mosca chiede voto Onu su risoluzione per cessate il fuoco

La Russia ha chiesto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di votare lunedì un progetto di risoluzione sul conflitto Israele-Hamas che chiede un cessate il fuoco umanitario e condanna la violenza contro i civili e tutti gli atti di terrorismo. Lo scrive il Jerusalem Post. Il vice ambasciatore russo all’Onu, Dmitry Polyanskiy, ha detto che si aspetta che la votazione sia prevista per lunedì alle 15:00. 

agi

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