Max Libera tutti! L’ultimo romanzo firmato Ilario Brandani

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Ero ragazzino quando mi sono imbattuto per la prima volta nei combattimenti tra cani. Non avevo neanche 12 anni quando, in una serata autunnale, nei giardini di una centralissima piazza di Napoli, vidi un gruppo di uomini in cerchio, una sorta di ring umano, intorno a due cani che si azzuffavano. Grida, incitamento, sguardi di approvazione. La cosa che ricordo nitidamente, e che allora mi stupì, fu l’indifferenza delle persone che passavano dalla piazza che oltre a frettolosi sguardi di curiosità e a sorrisetti beffardi, non fecero niente. Niente. Nessun segno di disapprovazione, nessun cenno di protesta o minaccia di chiamare le forze dell’ordine. Per la cronaca, il combattimento durò un quarto d’ora circa e, fortunatamente, non fu cruento. Al primo cenno di resa, la lotta fu sospesa. Almeno questo! Quello fu un episodio che mi segnò profondamente e che generò in me domande a lungo senza risposta: perché tanta indifferenza?

Questo evento traumatico, ormai cristallizzato nella mia memoria, è stato evocato dalla lettura di “Max Libera tutti! (Capponi editore, 2022), il nuovo romanzo di Ilario Brandini, pseudonimo dietro il quale si cela una penna brillante, sicura e pulita. Dopo “La versione di Max” (Capponi editore, 2020), ecco una nuova storia, questa volta incentrata sul macabro mondo dei combattimenti tra cani.

Nelle parole di Argo/Diablo, di Dea, di Max, di Rose,  i quattrozampe  a cui  l’autore dà voce, nel loro fiuto infallibile per l’”odore di paura”, ho ritrovato le storie di sofferenza di tanti cani soccorsi, la loro ricerca di una nuova speranza e di una nuova fiducia in un genere, quello umano, troppo spesso esemplificato da quelli che, insieme a Luce, potremmo definire “scarti biodegradabili […] che non si fanno scrupolo ad usare esseri senzienti, che sentono il dolore, che hanno paura, che soffrono, come noi, per i loro immondi traffici”.

Randagismo, traffico di cuccioli, canili-lager, addestramento di cani da combattimento: tutti gli aspetti della zoomafia connessi al mondo dei cani vengono toccati nelle pagine di “Max libera tutti!”, per il quale ho avuto il piacere di scrivere la postfazione. Un mondo di illegalità in cui si staglia, fiera, la voce dei protagonisti, umani e non-umani, con la loro voglia di non arrendersi a una società per la quale spesso “la violenza contro gli animali è considerata poco più che una nota di colore, una sub cultura, è normale o al massimo non è anormale, come invece dovrebbe essere percepita”.

Ma, per dirla con le parole dell’autore, “la cura, invece esiste, è la consapevolezza. La voglia di sapere prima e di cambiare poi”, la forza di non girarsi dall’altra parte con un sorrisetto beffardo, di vincere l’indifferenza.

La cultura e la letteratura possono fare la loro parte: puntare un riflettore su quello che accade, presentare una scomoda realtà a chi la ignora, alzare la voce per denunciare, svegliare dal torpore dell’indifferenza chi sa ma non fa niente perché le cose cambino.

Prima della modifica del codice penale, avvenuta nel 2004 con l’istituzione di un nuovo titolo “Dei delitti contro il sentimento per gli animali”, i combattimenti rientravano tra gli “Spettacoli o trattenimenti pubblici”, puniti con una semplice ammenda. “Spettacolo o trattenimenti pubblici”: da queste parole ho tratto riflessioni e risposte alle mie domande di bambino. I combattimenti tra animali, una sorta di divertimento violento, di diversivo criminale. Le lotte cruente tra animali come un vero e proprio spettacolo. E se la stessa legge considerava tali nefandezze uno spettacolo, ancorché vietato, non è difficile capire il perché dei sorrisetti compiacenti delle persone che guardavano quei cani lottare.

Ciro Troiano

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