Si torna a celebrare messa nella Basilica di Norcia distrutta dal sisma del 2016

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A sette anni dal terremoto che ne ha provocato il crollo, nella basilica di San Benedetto di Norcia, il vescovo della diocesi di Spoleto e Norcia, Renato Boccardo, presiede la prima messa dal 30 ottobre 2016. Il terremoto provocò il crollo della basilica, rimase in piedi la sola facciata, oggi liberata dalle impalcature dopo il completamento della copertura. L’intervento di ricostruzione dell’edificio sacro prevede un investimento di 15 milioni di euro, finanziati da Commissario straordinario, Eni, fondi europei, regionali e della diocesi. 

“Abbiamo incontrato sguardi e mani che ci hanno progressivamente aiutato a rimetterci in piedi. Dopo gli elementi naturali, si sono scatenati anche la generosità, l’altruismo, la corsa a donare tempo, energie e professionalità, che hanno avvolto queste popolazioni come in un grande abbraccio”. Lo ha detto Renato Boccardo, vescovo della diocesi di Spoleto e Norcianell’omelia pronunciata nella basilica di San Benedetto di Norcia, nella prima messa a sette anni di distanza dal terremoto che l’ha distrutta.

“Il terremoto del 2016 ci ha piegati, togliendoci le case e i luoghi di lavoro, privandoci di monumenti, maestosi o semplici, che raccontavano storie di vita e di fede e racchiudevano ed esprimevano l’identità delle popolazioni; ha generato una cesura tra passato e futuro – ha ricordato il vescovo – Poi la lentezza della ricostruzione, gli intoppi burocratici, le difficoltà nella ripresa lavorativa ed economica, la tragedia della pandemia, il lievitare dei prezzi delle materie prime: tanti fardelli gravosi che hanno acuito la fatica e motivato lo scoraggiamento”.

“Dall’angosciante desolazione prodotta dal terremoto è sbocciata tanta solidarietà che, come la fioritura di Castelluccio, ha riempito di colore il grigiore della polvere dei crolli e delle macerie; e la sofferenza e la paura si sono stemperate nella speranza di un futuro che ancora potrà esserci” ha sottolineato ancora il vescovo Boccardo.

“Grazie a questo intrecciarsi di passione, competenze e sogni, ciè possibile oggi convenire eccezionalmente qui per abitare questi muri così cari ai nursini e a tutti noi. Mi faccio dunque volentieri interprete della comune gratitudine e ammirazione nei confronti del ministero della Cultura, dell’Eni, degli altri Enti e della società Copbar con le sue maestranze: grazie a tutti loro ritroviamo per qualche ora questa aula liturgica per celebrarvi, non senza commozione, il sacrificio eucaristico” ha detto ancora.

“Questo edificio sacro è diventato l’emblema del sisma, ma è ancora di più la prova della capacità dell’essere umano di risollevarsi, di tornare a sperare, di guardare in alto e, con la forza di questo sguardo, tornare verso la terra e porre tutta l’intelligenza, la maestria, la fantasia e l’impegno al servizio di un comune riscatto, per risollevare, insieme alle mura delle case, dei luoghi di lavoro e delle chiese, anche il morale delle persone e delle comunità e per risvegliare la gioia di vivere” ha ribadito ancora il vescovo nell’omelia.

“La facciata della basilica di San Benedetto è motivo di tristezza se ripensiamo al 30 ottobre 2016, di fiducia se pensiamo ad oggi”. Così il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli a margine della messa celebrata in occasione dell’anniversario del terremoto che colpì Umbria Marche, distruggendo la basilica nursina, ad eccezione proprio della facciata, diventato simbolo del sisma 2016.

“Il cambio di passo delle ultime settimane, degli ultimi mesi lo possiamo quantificare. Nel mese di ottobre abbiamo liquidato, per quanto riguarda la ricostruzione privata, alle imprese che lavorano nei cantieri del sisma, la cifra record di 135 milioni dal 2016. Questo vuol dire che nonostante le criticità riusciamo a vedere la classica luce in fondo” ha aggiunto ancora ricordando “piedi per terra, sguardo verso l’alto, consapevoli che le misure di semplificazione che abbiamo adottato stanno producendo il giusto risultato”.

Agi 

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