Il ministro delle Finanze britannico stretto tra taglio delle tasse e lotta all’inflazione

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 Sarà un banco di prova per il Cancelliere dello Scacchiere Jeremy Hunt e per il governo Sunak in generale, la “dichiarazione d’autunno” che si appresta a presentare mercoledì prossimo. Secondo le ultime indiscrezioni, il Ministro ha davanti a sè diverse ipotesi ma quella con maggiori possibilità sarebbe un taglio dell’imposta sul reddito – eventualmente rimodulando gli scaglioni – o dell’assicurazione nazionale, in modo tale da avvantaggiare i cittadini di tutte le fasce di reddito.

Una tale mossa però dovrebbe essere giocoforza limitata in quanto i margini di bilancio sono stretti e anche perchè i mercati reagirebbero male se i Tories dessero prova di non aver imparato la lezione del primo ministro Liz Truss e di rischiare una nuova impennata dell’inflazione. “Vogliamo ridurre la pressione fiscale, ma lo faremo solo in modo responsabile”, ha dichiarato il Ministro a Sky News. “L’unica cosa che non faremo è un taglio delle tasse che alimenta l’inflazione”, ha aggiunto. Vero che il Governo è nel frattempo confortato dal fatto che il tasso di crescita dei prezzi è sceso al 4,6% in ottobre dal 6,7% del mese precedente ma sa anche che la battaglia contro l’impennata del costo della vita è tutt’altro che vinta. 

Allo stesso tempo Hunt è messo sotto pressione da alcuni parlamentari conservatori che, allarmati dal grande vantaggio che il partito laburista ha registrato negli ultimi sondaggi, gli hanno chiesto di ridurre le tasse. Per questo motivo, nelle intenzioni del Governo, la dichiarazione d’autunno può essere l’occasione non solo di risollevare le sorti della stagnante economia britannica ma anche quelle dei Tory al governo in vista delle elezioni previste per l’anno prossimo. L’obiettivo della politica economica è comunque quella di “stimolare la crescita” e per far questo, ha promesso il Ministro, “farò tutto ciò che mi viene in mente”.

Nelle ultime settimane si sono inseguite le voci più disparate, ad esempio l’ipotesi che il Governo stesse per annunciare una significativa riduzione dell’imposta di successione: una misura che determinerebbe un beneficio sostanzioso per chi eredita più di un milione di sterline. Se attuata, secondo i calcoli dell’Institute for Fiscal Studies (IFS), ogni persona con più di un milione di sterline potrebbe ottenere una riduzione media delle tasse di 180.000 sterline. Un effetto che sarebbe devastante aglio occhi dell’opinione pubblica e che ha già fatto registrare mal di pancia in casa Tory, dal cosiddetto ‘muro rosso‘, secondo cui i circa 20 miliardi di sterline di entrate fiscali non devono andare a ridurre le tasse ai ricchi quanto piuttosto ad aiutare le famiglie a far fronte al costo della vita. Riduzioni d’imposta, seppur limitate, sarebbe quindi la risposta del Cancelliere dello Scacchiere, stretto tra più fuochi. 

Secondo altre indiscrezioni, riportate dal Financial Times, Hunt annuncerà l’estensione a cinque anni di alcune agevolazioni fiscali disponibili per i porti franchi del Regno Unito. Il governo ha autorizzato la creazione di otto siti in Inghilterra, due in Scozia e due in Galles, tutti in varie fasi di sviluppo. Spera inoltre di creare un porto franco nell’Irlanda del Nord quando sarà ripristinata la condivisione dei poteri a Stormont. Per Sunak, i porti franchi – che beneficiano di sgravi fiscali e doganali e di procedure di import-export semplificate – come uno dei vantaggi della Brexit.

Le opzioni di Hunt sono limitate dopo le ingenti spese statali per la pandemia COVID-19 e l’impennata dei prezzi dell’energia dello scorso anno. Va considerato che il debito pubblico è ora vicino al 100% del Pil, più del triplo rispetto a 20 anni fa. Tuttavia, le previsioni ufficiali dovrebbero mostrare che Hunt ha più margine di manovra rispetto a marzo scorso considerato il fatto che, sempre secondo l’Institute for Fiscal Studies, le entrate fiscali del Regno Unito sono ai massimi dagli anni ’40, mentre l’aliquota fiscale del Paese è inferiore a quella della maggior parte degli altri Paesi dell’Europa occidentale. 

agi

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