Popolazione: Istat, decessi 2023 sopra quota 700mila, il 2% di morti in più rispetto all’anno precedente

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Nel 2022 i decessi sono stati 715mila, 342mila (il 48%) dei quali hanno interessato gli uomini e 373mila le donne (il 52%), per un tasso di mortalità complessivo pari al 12,1 per mille. Rispetto all’anno precedente il numero dei morti cresce di quasi 14mila unità con un incremento pari al 2%, in linea con l’intrinseca tendenza all’aumento, sottostante il progressivo invecchiamento della popolazione. E’ quanto emerge dal censimento 2022 dell’Istat sulla popolazione in Italia.

Il più alto numero di decessi si è avuto durante i mesi più rigidi, gennaio e dicembre, e nei mesi più caldi, luglio e agosto. In questi soli quattro mesi si sono rilevati 265mila decessi, quasi il 40% del totale, dovuti soprattutto alle condizioni climatiche avverse che hanno penalizzato, nella maggior parte dei casi, individui anziani e fragili dal punto di vista delle condizioni di salute. Nel frattempo, infatti, cresce sempre più il processo di compressione della curva di mortalità nelle età molto anziane.

Oltre 472mila deceduti, due su tre, presentano un’età maggiore o pari agli 80 anni, percentuale che nelle donne supera il 74% mentre per gli uomini si ferma al 57%. Il 47% dei decessi (333mila) si registra nel Nord. Al Centro i decessi sono 144mila (20%) e nel Mezzogiorno 237mila (33%). Rispetto al 2021 la ripartizione in cui si rileva l’incremento maggiore è il Nord (+3%); Centro e Mezzogiorno registrano aumenti, rispettivamente, del +1,2% e del +1,1%.
In rapporto agli abitanti il Centro presenta una mortalità maggiore (12,3 per mille) rispetto al Nord (12,2 per mille) e al Mezzogiorno (11,9 per mille). Questa graduatoria tra ripartizioni, tuttavia, è indotta più da una diversa struttura per età delle rispettive popolazioni, più anziane quelle del Centro-nord, che da una reale diversità dei fattori di rischio che avvantaggerebbero il Mezzogiorno. Lo dimostra, nello specifico, il fatto che le condizioni generali di sopravvivenza risultano più favorevoli proprio nel Centro-nord, come testimonia l’indicatore sulla speranza di vita alla nascita.

Nel 2022 quest’ultimo indicatore evidenzia un valore di 80,6 anni per gli uomini e di 84,8 anni per le donne a livello nazionale. Rispetto al 2021 solo gli uomini presentano progressi, grazie a un incremento di circa 4 mesi di vita in più. Per le donne, invece, il valore della speranza di vita alla nascita rimane invariato. I livelli di sopravvivenza del 2022 risultano però ancora più bassi rispetto a quelli del periodo pre-pandemico, con una speranza di vita alla nascita inferiore di circa 6 mesi rispetto al 2019, sia tra gli uomini sia tra le donne. Nel Nord la speranza di vita alla nascita è di 81,0 anni per gli uomini e di 85,2 anni per le donne; i primi recuperano circa due mesi e mezzo sul 2021, mentre le seconde ne perdono uno. La Provincia autonoma di Trento è l’area del Paese, tra le Regioni, con la più alta speranza di vita alla nascita sia tra gli uomini (82,1 anni) sia tra le donne (86,3). Le Regioni del Centro, tranne che per le donne residenti in Umbria, presentano un uniforme incremento di sopravvivenza, anche se lieve, rispetto al 2021: per gli uomini l’incremento è di circa 4 mesi, mentre per le donne di circa 2 mesi e mezzo.

Il Mezzogiorno evidenzia a sua volta incrementi sul 2021 in linea con quelli del Centro, ma rivela al suo interno una situazione più eterogenea. In alcune sue Regioni si registrano incrementi superiori al mezzo anno di vita (in Puglia e in Molise, in quest’ultimo caso limitatamente agli uomini), in altre si assiste a un peggioramento della situazione, in particolare in Sardegna, dove gli uomini perdono circa mezzo anno di vita e le donne circa uno. La Campania, con valori della speranza di vita alla nascita di 79,0 anni per gli uomini e di 83,1 per le donne, resta la Regione dove si vive meno a lungo.

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