Saman, i giudici in camera di consiglio. Attesa per la sentenza

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 I giudici della Corte d’Assise di Reggio Emilia sono entrati in camera di consiglio per emettere il verdetto del processo sull’omicidio di Saman. La presidente Cristina Beretti non ha dato indicazioni di orario. L’udienza di oggi, l’ultima, è stata contrassegnata dal lungo intervento del padre di Saman, che ha voluto rendere delle dichiarazioni spontanee. Per oltre un’ora e 40 minuti Shabbar Abbas ha parlato anche del figlio accusandolo di avere detto menzogne: “La sua lingua ha parlato, il suo cuore non ha parlato. Lui ha detto tutte le bugie, quelle dell’avvocato, dei servizi sociali, dei carabinieri, quelle che avete sentito tutti. Non ha detto la verità. È un ragazzo così”. 

Saman Abbas, la ragazza pakistana di 18 anni, fu uccisa nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio 2021 a Novellara. Il padre Shabbar Abbas è imputato con la moglie Nazia Shaheen, latitante, lo zio Danish Hasnain e ai cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq. La richiesta della Procura è di condanna all’ergastolo per i genitori e a 30 anni per gli altri tre imputati.

 “Danish non ha mai confessato il delitto”. Lo ha detto avvocato Liborio Cataliotti, legale di Danish Hasnain, nelle repliche in corso nel processo per l’omicidio di Saman. “Questa confessione di cui si è parlato non esiste – ha affermato – . Quando Danish parla alla moglie di un “lavoro fatto bene” non dice di averlo fatto lui ma, come sostiene il perito, la sua è un’affermazione impersonale. La traduzione giusta è: ‘stato fatto bene il lavoro’. Quindi il valore probatorio di queste parole è pari a zero”.

Cataliottti ha anche fatto riferimento a “ipotesi alternative” rispetto a quella della Procura che ha individuato in Danish l’uomo che avrebbe strozzato la ragazza.

Shabbar Abbas, il padre di Saman, è scoppiato in lacrime rendendo dichiarazioni spontanee davanti alla Corte di Assise di Reggio Emilia. L’uomo ha pianto mentre rivendicava la sua innocenza: “Non avrei mai pensato di uccidere mia figlia, nemmeno gli animali lo fanno. Saman era il mio cuore, il mio sangue”, ha affermato Shabbar Abbas che ha aggiunto ricordando la ragazza “Saman era forte, intelligente ma diceva tante bugie”

“Questo processo non è completo. Voglio capire anche io chi l’ha ammazzata, con chi è andata quella notte”. È uno dei passaggi finali delle dichiarazioni spontanee di Shabbar Abbas, che ha anche raccontato come “in carcere mi guardano e pensano che sia un cane perché pensano che ho ammazzato mia figlia”. E ha accusato i giornalisti di avergli messo la “targhetta” dell’omicida.

Quello con Saquib, il ragazzo conosciuto su tik tok, “non era amore, lui le diceva bugie, lei gli diceva bugie”. Il padre di Saman ha affermato che non gli piaceva che il giovane mettesse delle foto con la figlia sui social.

 “La sera del 30 aprile io e mia moglie seguimmo fuori Saman perché non andava bene che nostra figlia uscisse a mezzanotte e volevamo vedere dove andava”. È la versione di Shabbar Abbas sulle ultime ore della figlia Saman a Novellara. “Pensavo che sarebbe venuta a prenderla il fidanzato Saqib oppure qualcuno mandato da lui, a noi lei aveva detto che sarebbe andata via con un’amica ma raccontava sempre bugie”, ha proseguito il suo racconto.

“La mia vita è sempre da piangere ora che mia figlia non c’è più, ora che è morta”, ha concluso il principale imputato. 

 “Signori giudici, io ho parlato, mi sono liberato di quello che avevo dentro. Fate giustizia come volete, non dico niente”. Shabbar Abbas ha chiuso cosi’ le sue dichiarazioni spontanee.

agi

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