Assegno Unico INPS 2024 per figli o disabili a carico, attenzione alle scadenze: ecco come fare domanda e a chi spetta

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Ebbene sì, il nuovo anno è alle porte. Ancora una manciata di giorni, e poi ci appresteremo a salutare il 2023. L’arrivo del 2024 però, non significa solo che è tempo di buoni propositi (che non rispetteremo, lo sappiamo!), ma anche tempo di aggiornare l’ISEE, per chi beneficia di agevolazioni.

Oggi parleremo, in particolare, dell’Assegno Unico, ossia il sostegno economico erogato in favore delle famiglie con figli a carico che siano minorenni, disabili (senza limiti di età) o maggiorenni fino al compimento dei 21 anni (a determinate condizioni).
Nel caso di figlio maggiorenne, deve trattarsi di figlio che:

– frequenti un corso di formazione scolastica o professionale, o un corso di laurea;

– svolga un tirocinio o un’attività lavorativa e possieda un reddito complessivo inferiore a 8mila euro annui;

– sia registrato come disoccupato e in cerca di un lavoro presso i servizi pubblici per l’impiego;

– svolga il servizio civile universale.

Tale contributo economico è disciplinato dal D.lgs. n. 230/2021 e, nel 2023, è stato erogato a ben 5,59 milioni di famiglie, per un totale di 8,89 milioni di figli a carico. Per legge, l’ammontare di tale assegno va, annualmente, adeguato al costo della vita. Pertanto, il Governo ha previsto un aumento dell’importo in virtù dell’inflazione, la cui entità verrà comunicata a gennaio. Attualmente, l’importo dell’assegno unico varia da un minimo di 54,1 euro ad un massimo di 189,2 euro mensilmente per ogni figlio, attribuito in base all’ISEE. Inoltre, scatta una maggiorazione per:

– chi ha figli al di sotto dell’anno di età;

– per le famiglie con tre o più figli fino al terzo anno di ciascun figlio, con ISEE sino a 40mila euro.

La maggiorazione è del 50% e porta l’assegno ad un massimo di 262,5 euro al mese. Ma quali sono le scadenze da rispettare? Devi sapere che, seppur non è più necessario presentare annualmente la domanda di Assegno unico universale, in quanto dal 2023 il rinnovo è automatico, occorre in ogni caso rinnovare annualmente l’ISEE e comunicare eventuali variazioni. Anche per il 2024, quindi, si dovrà procedere al rinnovo dell’ISEE, entro il 29 febbraio 2024. Altrimenti, a partire dal mese di marzo, si riceverà il contributo nella forma minima.

Entro il 30 giugno 2024, invece, si dovrà effettuare il ricalcolo a decorrere dal 1 marzo per il pagamento degli arretrati. Nel caso di ISEE rinnovato successivamente, il ricalcolo avverrà senza effetto retroattivo, a partire dalle mensilità successive.

Ma quali sono i casi in cui va fatta comunicazione di variazione dell’ISEE all’INPS? In primo luogo, nel caso di nascita di un altro figlio, di cui va indicato il relativo codice fiscale. In questi casi, l’ISEE aggiornato può essere presentato dopo la comunicazione, ma comunque entro 120 giorni dalla nascita.
Inoltre, va comunicato all’INPS il caso di raggiungimento della maggiore età da parte del figlio che ha compiuto 18 anni.

Ancora, va effettuata comunicazione anche nel caso di cambiamento relativo allo stato di disabilità del figlio, nonché nel caso di variazione dello status di studente per i figli di età compresa tra i 18 e i 21 anni. Altre circostanze da riferire all’INPS riguardano i casi di separazione dei coniugi, nuova ripartizione dell’assegno tra i genitori o variazione delle modalità di pagamento.

Ricorda, inoltre, che gli importi dovuti per ciascun figlio possono essere maggiorati in questi casi:

– nuclei numerosi, per quanto riguarda i figli successivi al secondo;

– madri di età inferiore a 21 anni;

– nuclei con quattro o più figli, genitori entrambi titolari di reddito da lavoro;

– figli affetti da disabilità;

figli di età inferiore ad un anno;

– figli di età compresa tra 1 e 3 anni per nuclei con tre o più figli e Isee fino a 43.240 euro;

una quota a titolo di maggiorazione per compensare l’eventuale perdita economica subita dal nucleo familiare, se l’importo dell’Assegno risultasse inferiore alla somma dei valori teorici dell’Assegno per il Nucleo Familiare (componente familiare) e delle detrazioni fiscali medie (componente fiscale), percepite nel regime precedente la riforma.

Franco Marella

(foto e articolo tratto da brocardi.it)

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