Tregua e ostaggi, accordo ancora lontano

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La Casa Bianca assicura che i negoziati tra Israele e Hamas per siglare una nuova tregua a Gaza e liberare gli ostaggi sono “seri”. Ma le prospettive di un’intesa a breve termine sono incerte: l’incontro con i mediatori egiziani ieri al Cairo del leader di Hamas, Ismail Haniyeh, non è andato bene, “si è concluso senza risultati”, ha raccontato una fonte palestinese. Lo ha ripetuto anche stamane un uomo di Hamas: la proposta ruotava attorno a un cessate il fuoco di sette giorni in cambio della liberazione di 40 ostaggi, ma le fazioni palestinesi hanno risposto che “il tempo per una tregua temporanea è finito”.

Haniyeh ha detto ai mediatori egiziani che non sarà liberato nessun altro ostaggio israeliano fino a quando non ci sarà un cessate il fuoco permanente. Oggi al Cairo riprendono i negoziati e nei prossimi giorni arriverà anche una delegazione della Jihad islamica guidata dal leader, Ziad al-Nakhaleh. Intanto al Palazzo di Vetro è slittato ad oggi, per la terza giornata consecutiva, il voto sulla risoluzione che chiede “urgenti pause umanitarie” e corridoi per portare gli aiuti nella Striscia di Gaza oltre a sollecitare il rilascio immediato degli ostaggi.

Si cerca una formulazione del testo su cui gli Usa non porranno il veto e il segretario di Stato americano Antony Blinken ha parlato nelle ultime ore con le controparti di Egitto ed Emirati Arabi Uniti: è delicato il passaggio del testo riferito alla cessazione delle ostilità, ma un altro punto critico è anche l’ispezione dei camion di aiuti a Gaza per assicurarsi che trasportino solo beni umanitari. L’attuale bozza propone anche un ruolo delle Nazioni Unite, un’idea a cui Israele probabilmente si oppone.

Intanto, mentre secondo Hamas sono ormai 20mila le vittime civili provocate dall’offensiva, Israele continua a bombardare Gaza (sostiene di aver attaccato 230 obiettivi nelle ultime ore) e sono in corso operazioni su vasta scala in Cisgiordania, con arresti in tutto il territorio palestinese. Le forze israeliane sostengono di aver scoperto una rete di tunnel nel cuore di Gaza City con ingressi collegati alle case dei leader di Hamas.

E in Israele non si placa la polemica nata dopo l’uccisione, da parte dei soldati, di tre ostaggi tenuti prigionieri: un’inchiesta ha scoperto che, cinque giorni prima della sparatoria, un cane dell’esercito addestrato e con una telecamera aveva catturato l’audio del gruppetto in cui qualcuno chiedeva aiuto, in ebraico; ma il portavoce dell’esercito, Daniel Hagari, ha dovuto riconoscere che la registrazione non è stata ascoltata fino a dopo che gli ostaggi erano stati uccisi, uccisi nonostante avessero issato una maglietta bianca, scritto sui muri parole in ebraico con il poco cibo rimasto e gridato ‘aiuto’ in ebraico.

Netanyahu, la guerra andrà vanti fino all’eliminazione di Hamas

“Continueremo la guerra fino alla fine”. “chi pensa che ci fermeremo non è collegato alla realtà”. Lo dice il primo ministro israeliano, Benjamyn Netanyhau. Gli obiettivi della guerra di Israele, sono “l’eliminazione di Hamas, il rilascio dei nostri ostaggi e la rimozione della minaccia da Gaza”, ha ribadito.

In una dichiarazione ai media, Netanyahu ha ribadito che “la guerra continuerà finché Hamas non sarà distrutto, fino alla vittoria finché tutti gli obiettivi che ci siamo prefissati non saranno raggiunti: distruggere Hamas, liberare i nostri ostaggi ed eliminare la minaccia da Gaza. Tutti i terroristi di Hamas, dal primo all’ultimo, hanno solo due opzioni: arrendersi o morire”.

 agi

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