Homo Naledi e Zo’è: ritrovati gli anelli mancanti

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La storia evolutiva del genere umano affronta un percorso irto di ostacoli, ciò nonostante attraverso lo studio con varie discipline che tra loro si integrano mutualmente per approdare alla sua comprensione si ottiene il superamento di questi ostacoli, ecco quindi come Morgan getta le basi – da paleoantropologo del XIX secolo- di unità con la paleoantropologia del XXI secolo.




Meglio conosciuto per il suo libro “La società antica, ossia ricerche sulle linee del progresso umano dallo stato selvaggio, attraverso la barbarie, alla civiltà.



Edito a Londra, Mcmillan Co, 1877. Il testo in italiano fu pubblicato da Feltrineli negli anni settanta, dopo circa 100 anni (!), nella collana SC/10.”Ne risulta l’assordante silenzio secolare sotto cui si è sempre inteso seppellire il rivolgimento delle concezioni delle origini della storia umana attuato dalle scoperte non solo di Morgan.



A tutt’oggi osteggiato dai prezzolati “esperti” di “antropologia funzionalista” e di quella “strutturalista” con l’accusa di “manifesto atteggiamento ideologico”, si assiste alla solita azione di debunker con lo scopo di affossare Morgan e far passare in realtà gli interessi dell’attuale ideologia dominante, ove in Morgan nulla è ideologico. Al lettore che vorrà intraprendere tale impresa ne spetta il giudizio. Ma chi é Morgan? Etnologo ed antropologo statunitense. E’ considerato uno dei fondatori dell’antropologia sociale e il vero iniziatore dello studio antropologico dei sistemi di parentela. Iniziò a interessarsi alle popolazioni indigene degli USA e in particolare agli Irochesi.




Egli, infatti, distingue le società fondate sulla parentela, meno evolute, da quelle fondate sulla centralità del rapporto politico e infine sullo stato. In questa forma le sue idee furono recepite da F. Engels, che attraverso il suo. L’origine della famiglia, della proprietà privata.




Trascorse gran parte della sua vita tra gli Irochesi che risiedevano in quello che è attualmente lo Stato di New York (USA), fu adottato in una delle loro tribù quella dei Seneca, imparandone perfettamente la lingua. La sua conoscenza non si limitò a questo, lo studio del sistema di parentela in vigore tra essi lo portò a elaborare la scienza delle discendenze familiari. Ampliando questo aspetto non solo agli Indiani d’America bensì presso tutte le popolazioni mondiali con pari stadio evolutivo, ovvero in cui la produzione e riproduzione della vita immediata e quindi da un lato la produzione di mezzi di sussistenza, di generi per l’alimentazione, di oggetti di vestiario, di abitazione e di strumenti necessari per queste cose e dall’altro lato come conseguenza naturale la produzione degli uomini stessi: la riproduzione della specie, come comune denominatore.




Morgan sostiene che sono tre le epoche principali su cui si fonda il progresso umano: stato selvaggio, barbarie e civiltà. Ovvio solo le prime due ed il passaggio alla terza interessano il suo lavoro. Ognuna delle due epoche è divisa in stadi evolutivi, meglio definiti come stadio inferiore, stadio medio, stadio superiore, secondo il progresso della produzione dei mezzi di sussistenza, Morgan dice infatti: “L’abilità in questa produzione è decisiva per il grado di superiorità degli uomini e del loro dominio sulla natura: Soltanto l’uomo, tra tutti gli esseri, è giunto ad un quasi incondizionato dominio sulla produzione di alimenti. Tutte le grandi epoche di progresso umano coincidono, più o meno direttamente, con epoche di allargamento delle fonti di sostentamento. Lo sviluppo della famiglia va di pari passo, ma non offre un contrassegno così lampante, per la separazione dei periodi. Lo stadio inferiore dello stato selvaggio, ovvero quello della fanciullezza del genero umano, datato sulla scorta delle attuali evidenze scientifiche risale a centinaia di migliaia di anni ed anche milioni di anni, ci vede legare Homo Naledi, infatti nella sua fanciullezza il genere umano viveva almeno in parte sugli alberi – solo così si spiega il suo sopravvivere di fronte ai giganteschi animali da preda- e si trovava ancora nelle sue sedi originarie: foreste tropicali o subtropicali. Frutta, noci, radici, gli servivano di nutrimento; la formazione del linguaggio articolato è il risultato principale di questo periodo. Di tutti i popoli conosciuti in epoche storiche, neppure uno si trova in tale stato primitivo. Si ipotizzava la durata di questo periodo in migliaia di anni, ma sino alla scoperta di Homo Naledi, non avevamo prove dirette della sua esistenza, anche se una volta ammessa la discendenza dell’uomo dal regno animale, bisogna necessariamente ammettere questo passaggio. Homo Naledi segna la scoperta in Sud Africa di una nuova specie umana. Tra il Novembre 2013 e il Marzo 2014, quindi quasi 10 anni fa, sono stai ritrovati 1.550 reperti fossili nel sito archeologico di Maropeg, Sud Africa, spedizione guidata da Lee Berger, ricercatore della Wits University di Johannesburg e finanziata dal National Geographic, questo ominide è certamente nostro antenato, la comunità scientifica concorda sul fatto di posizionarlo alla base del genere homo, tali reperti sono stati studiati da 50 ricercatori da tutto il mondo definendo e classificando una nuova specie, HOMO NALEDI. Questa specie è caratterizzata da tre importanti novità nel panorama paleoantropologico, il primo è che è costituito da tantissime ossa di almeno 15 individui, il che ha permesso di caratterizzarla precisamente, senza tema di errore e/o interpretazioni da debunker… il secondo è che riunisce in se caratteristiche moderne e primitive, quelle moderne riguardano posture erette e capacità di camminare per lunghe distanze quelle primitive sono in correlazione con la capacità di arrampicarsi sugli alberi, per esempio presentano delle dita curve sia nelle mani che nei piedi, quindi camminava di giorno e di notte saliva sugli alberi per proteggersi dai predatori, la terza caratteristica riguarda il fatto che tutti questi reperti fanno pensare ad una deposizione volontaria dei propri morti da parte di Homo Naledi, considerando il percorso alquanto difficile e tortuoso per raggiungere il luogo di deposizione giusto per garantire che il defunto non diventasse oggetto di caccia da parte dei predatori, siamo in presenza della prima evidenza per una specie ominine non Homo Sapiens di deposizione volontaria dei propri morti, ne consegue l’uso del linguaggio articolato. Tra i 50 ricercatori da tutto il mondo che sono stati scelti per studiare questa enorme quantità di materiale c’è un solo ricercatore italiano selezionato in base al proprio curriculum e caratteristiche la cui funzione e ruolo è stato quello di studiare gli arti inferiori in modo da poter caratterizzare la locomozione di questa nuova specie, si tratta di Damiano Marchi, antropologo presso l’Università di Pisa, il modo in cui è stato studiato l’arto inferiore è quello mediante analisi visiva in confronto con altri fossili e TAC quindi analisi interna dell’osso, biomeccanica e così via, è quello che è venuto fuori è che questo ominine Homo Naledi ha nella gamba nell’arto inferiore un mix di caratteristiche moderne e primitive, come in tutto il resto del corpo quindi la parte più prossima alla pelvi é simile agli austrolopiceti e più scendiamo verso il piede più simile all’uomo moderno, il che ci fa pensare ad un adattamento a camminare sul terreno per lunghe distanze, grazie alla completezza dei reperti fossili trovati anche se abbiamo una buona descrizione della specie da qui in poi nasceranno nuove ricerche (sempreché qualcuno le finanzi) che aiuteranno a capire la morfologia ed anche il comportamento di questa nuova specie ed in particolare il passo più importante avere una data che permetta la collocazione all’interno della storia evolutiva dell’uomo. Cranio e gamba sono riconducibili ad Homo Erectus, la spalla quella di una scimmia, mentre mani e piedi riconducono ad un australopiteco. Una specie metà scimmia e metà uomo che seppelliva volontariamente i propri morti milioni di anni fa. Homo Naledi appartiene allo stadio inferiore dello stato selvaggio. Di cui oggi abbiamo evidenza scientifica. La divisione di Morgan nei tre ordini principali su cui si fonda il progresso umano sotto il profilo paleoantropologico risulta confermata su base scientifica.
Non solo questo, Morgan è il primo che cerca di portare un determinato ordine nella preistoria umana, la gens matriarcale é divenuto il perno intorno a cui gira tutta questa scienza, il rinvenimento delle “Veneri paleolitiche” piccole statue primitive raffiguranti donne con gli attributi sessuali molto pronunciati, vedi Venere di Hohle Fels, rinvenuta nel settembre 2008 a tre metri sotto l’attuale pavimento della grotta del Giura svevo e a 20 metri dal suo ingresso, nella Germania sud-occidentale ricavata da una zanna di Mammut, di circa 6 cm priva di testa con fianchi, seni, pancia e genitali molto pronunciati. Braccia corte e mani appoggiate sul ventre. Risale a più di 40.000 anni fa, potrebbe essere ancora più antica e senza indugio si può ragionevolmente e certamente retrodatare tali manufatti antropomorfi, non è certamente questa la prima in assoluto realizzata. A testimonianza di una fase evolutiva dell’umanità imperniata su di una società matriarcale. Le “Veneri” attualmente non rappresentano più una eccezione, bensì la regola in considerazione del fatto del loro rinvenimento sempre più frequente, a testimonianza di una epoca in cui la donna rappresenta la figura determinante sotto il profilo sociale. “La famiglia – dice Morgan– è l’elemento attivo, essa non è mai stazionaria, ma procede da una forma inferiore ad una superiore, nella misura in cui la società si sviluppa da uno stadio inferiore ad uno superiore… Invece i sistemi di parentela sono passivi e solo a lunghi intervalli registrano i progressi che la famiglia ha fatto nel corso del tempo e subiscono un mutamento radicale solo allorché la famiglia si è radicalmente cambiata. Lo stesso vale per i sistemi politici, giuridici, religiosi, filosofici, in generale. All’epoca di Morgan, le “Veneri” non erano state ancora ritrovate.I sistemi di parentela e le forme di famiglia si differenziano da quelli ora dominanti per il fatto che ogni bambino ha più padri e madri. Nel sistema di parentela americano, a cui corrisponde la famiglia hawaiana, fratello e sorella non possono essere padre e madre di uno stesso bambino; il sistema di parentela hawaiano però, presuppone una famiglia in cui ciò invece era la regola. Noi ci troviamo così trasportati in una serie di forme di famiglia che sono direttamente in contraddizione con quelle comunemente accettate finora come le sole vigenti. L’idea tradizionale conosce solo la monogamia, ed accanto a questa la poligamia di un solo uomo, e se mai anche la poliandria di una sola donna, e passa così sotto silenzio, come si conviene già da parecchio tempo e per gli interessi dei soliti, che la prassi, in maniera tacita, ma disinvolta, non tiene conto dei limiti imposti dalla società ufficiale. In verità lo studio della storia delle origini invece ci presenta condizioni in cui gli uomini vivono in poligamia e contemporaneamente le loro donne vivono in poliandria, e i figli comuni sono perciò considerati anche come cosa comune a tutti loro. Condizioni, queste, che hanno a loro volta attraversato esse stesse una serie di mutamenti, fino alla loro dissoluzione nella monogamia. Questi mutamenti sono di tal genere che la cerchia abbracciata dal vincolo matrimoniale comune, all’origine assai larga, si restringe sempre più sicché alla fine lascia sussistere solo la coppia singola che oggi predomina. Costruendo in questa maniera retrospettivamente la storia della famiglia, Morgan arriva, d’accordo con la maggioranza dei suoi colleghi dell’epoca, ad uno stadio primitivo in cui dominava un commercio sessuale illimitato all’interno di una tribù, cosicché ogni donna apparteneva indistintamente ad ogni uomo, e viceversa. Un tale stadio primitivo riconduce in verità ad una forma molto posteriore che l’ha preceduto: il matrimonio di gruppo. Questo stadio della società appartiene ad un’epoca così lontana che difficilmente possiamo aspettarci di trovare tra i fossili sociali- i selvaggi ancora esistenti- dirette testimonianze della sua passata esistenza. Sempre per gli interessi dei soliti noti, diventa di moda negare questo stadio iniziale della vita sessuale dell’uomo. Si vuole risparmiare all’umanità questa “vergogna”. Richiamandosi alla mancanza di ogni prova diretta. Oltre alla “Veneri” in quanto culto tangibile di società antiche cui la donna non spettava alcuna subalterna figura sociale, si scopre già il 5 Novembre 1987 per iniziativa dei missionari evangelici, a Nord del Brasile, nello stato di Parà il popolo Zo’è, essi vivono nello stadio superiore dello stato selvaggio, questo perché usano arco, corda e freccia. Si pratica sia la poligamia che la poliandria, sia gli uomini e sia le donne hanno più di un partner, nella totale pace sociale, è comune che una donna con tanti figli abbia diversi uomini che potrebbero in futuro diventare compagni delle sue figlie, con un sistema di parentela che ne consegue. Esiste una eguaglianza di fatto, non ci sono capi, le decisioni si discutono parimenti. Cacciano da soli, in alcuni periodi dell’anno durante la stagione delle scimmie grasse o dell’avvoltoio reale organizzano battute di caccia collettive. Non esiste la proprietà privata.Per ciò che concerne il matrimonio di gruppo il rapporto datato 14 ottobre 1892 tratto da Russkie Viedomosti (Notizie russe) di Mosca, rivela già all’epoca aspetti interessanti circa l’espressa constatazione di un matrimonio di gruppo in pieno vigore, ovvero dei diritti del reciproco commercio sessuale tra una serie di uomini e una serie di donne, troviamo nell’isola di Sachalin che un uomo è coniugato con tutte le mogli dei suoi fratelli e con tutte le sorelle di sua moglie, il che significa, considerando la cosa da parte femminile, che sua moglie ha diritto al libero commercio sessuale con i fratelli del marito e coi mariti delle sue sorelle, il matrimonio di gruppo non ha affatto l’aspetto che gli conferisce la fantasia degli attuali soliti noti, ispirata ai bordelli di cui in verità questi ultimi ne sono assidui frequentatori, i coniugi del matrimonio di gruppo non conducono affatto in pubblico quella vita lasciva che oggi invece i soliti noti praticano in segreto. Nella seduta del 10 Ottobre 1892 stile vecchio = 22 Ottobre stile nuovo della sezione antropologica della Società degli amici delle scienze naturali di Mosca, N.A. Ianciuk lesse una interessante comunicazione del Sig. Sternberg sui Giliaki tribù poco studiata dell’isola di Sachalin che all’epoca si trovava nello stadio più evoluto dello stadio selvaggio. I Giliaki non conoscono ne agricoltura ne arte vasaria, si nutrono soprattutto con la caccia e con la pesca, riscaldano l’acqua in tinozze di legno gettandovi pietre incandescenti etc. Nelle loro istituzioni rispetto alla famiglia e alla gens il Giliako chiama padre non solo il padre carnale, ma anche tutti i fratelli della madre; egli chiama sue madri tanto le mogli di questi fratelli quanto le sorelle di sua madre; i figli di tutti questi “padri” e di tutte queste “madri” egli li chiama fratelli e sorelle. Un Giliako dell’epoca detiene diritti coniugali sulla moglie dei fratelli sulle sorelle della moglie, e tali diritti non sono considerati cosa illecita. Questi residui del matrimonio di gruppo su base gentilizia costituisce la base della costituzione sociale dei Giliaki. La gens di un Giliako consiste di tutti i fratelli del padre, fratelli vicini e lontani, effettivi e nominali, dei loro padri e delle loro madri dei figli dei suoi fratelli e dei propri figli, Ne consegue che una gens così costituita possa comprendere una massa enorme di persone. Il matrimonio all’interno della gens è vietato in modo assoluto. La moglie di un Giliako defunto passa mediante decisione della gens a uno dei fratelli carnali o nominali del marito. La gens provvede al sostentamento di tutti i componenti inabili al lavoro. “Tra noi non ci sono poveri” disse un Giliako al Sig. Sternberg e chi é bisognoso viene nutrito dalla chal (gens). I membri della gens sono uniti da comuni solennità e sacrifici, da feste, da un comune luogo di sepoltura etc. Questa organizzazione gentilizia ha dato un ‘impronta nettamente definita a tutta la vita mentale dei Giliaki, al loro carattere, ai loro costumi e alle loro istituzioni. La consuetudine di trattare tutto in comune, la necessità di intervenire incessantemente negli interessi dei componenti della gens, la solidarietà nei casi di vendetta di sangue, l’obbligo e l’abitudine di coabitazione, con 10 o anche più membri, in grandi tende (yurtas). Il patrimonio di un defunto non può uscire dalla gens, se non ha eredi propri dovranno ereditare i componenti della gens. Homo Naledi, le Veneri e gli Zo’è, rappresentano la prova tangibile su base scientifica della esattezza del lavoro di Morgan, l’evidenza della storia evolutiva dell’uomo, sotto il profilo antropologicco, della famiglia e sociale. Morgan di tal che sviluppa un proprio giudizio sulla civiltà, di seguito cosi come riportato integralmente a pag. 562 della sua Ancient Society. Dall’inizio della civiltà l’aumento della ricchezza è divenuto così enorme, le sue forme sono diventate così svariate, la sua applicazione così estesa, la sua amministrazione così abile negli interessi dei proprietari, che questa ricchezza nei confronti del popolo è divenuta una potenza incontrollabile. Lo spirito umano rimane perplesso e interdetto davanti alla sua stessa creazione. Ma tuttavia verrà il tempo in cui la ragione umana si rafforzerà fino a dominare la ricchezza in cui stabilirà saldamente sia il rapporto dello Stato verso la proprietà che lo Stato protegge, sia i limiti dei diritti del proprietario. Gli interessi della società precedono assolutamente gli interessi individuali, e gli uni e gli altri devono essere portati ad un rapporto giusto ed armonico. La semplice caccia della ricchezza non è la meta finale dell’umanità, se il progresso rimane la legge del futuro come lo è stato per il passato. Il tempo trascorso dall’inizio della civiltà è solo una piccola frazione dell’esistenza passata dell’umanità, solo una piccola frazione delle epoche ancora da venire. La dissoluzione della società si drizza minacciosa dinanzi a noi. Come conclusione di un corso storico il cui unico scopo è la proprietà, poiché un simile corso contiene in se gli elementi della propria distruzione. Democrazie nel governo, fraternità nella società, eguaglianza dei diritti e privilegi, istruzione per tutti consacreranno il prossimo stadio superiore della società a cui tendono costantemente esperienza, scienza e ragione. Sarà una resurrezione in una forma più elevata, della libertà, della eguaglianza e della fraternità delle antiche gentes.

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