Gli Houthi attaccano una nave nel Mar Rosso

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Gli Houthi hanno attaccato una nave Msc nel Mar Rosso per impedirle di raggiungere Israele. La notizia, riferita dall’emittente Al Jazeera, che ha citato una fonte yemenita, è stata rilanciata anche dai siti israeliani. 

Un portavoce delle forze armate del gruppo yemenita ha precisato che una nave commerciale, la Msc United, è stata “bersagliata con missili navali dopo aver ignorato tre chiamate di avvertimento”. Lo stesso portavoce ha affermato che sono stati effettuati attacchi con droni anche contro la città israeliana meridionale di Eilat e “altre aree della Palestina occupata”.

La compagnia di navigazione Msc ha confermato l’attacco ad una sua nave. Si tratta della portacontainer United VIII. “Tutto l’equipaggio è al sicuro e non sono stati segnalati feriti ed è in corso una valutazione approfondita della nave”, si legge in una nota.

Dal canto suo, Tel Aviv ha reso noto che un aereo da caccia dell’aeronautica israeliana ha abbattuto un “bersaglio aereo ostile” sul mar Rosso. Il bersaglio era un drone lanciato dallo Yemen, dicono i militari. In una breve dichiarazione, l’IDF ha spiegato che l’obiettivo si stava dirigendo verso Israele. Sono stati pubblicati i filmati che mostrano l’intercettazione.

Il ministero della Sanità di Hamas ha fatto sapere che sono 20.915  i morti e 54.536 feriti dall’inizio dei bombardamenti israeliani, principalmente donne e bambini. Questo è il bilancio a 81 giorni dall’inizio della guerra tra Israele e Hamas innescata da un attacco sanguinoso e senza precedenti perpetrato dal movimento islamista palestinese il 7 ottobre sul suolo israeliano dalla Striscia di Gaza.

Secondo un conteggio dell’Afp basato sull’ultimo bilancio israeliano, circa 1.140 persone, per lo più civili, sono state uccise in questo attacco, e circa 250 sono state rapite e portate a Gaza. Tra questi ostaggi, 129 sono ancora a Gaza, secondo l’esercito. Un centinaio di persone sono state rilasciate nel quadro di una tregua alla fine di novembre in cambio di 240 prigionieri palestinesi incarcerati da Israele. Dopo l’attacco del 7 ottobre, Israele ha promesso di “annientare” Hamas, bombardando il territorio palestinese, assediandolo e portandovi un’operazione di terra dal 27 ottobre.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha fissato tre requisiti per raggiungere la pace con i “vicini palestinesi di Gaza”, dopo aver sottolineato la sua intenzione di intensificare l’offensiva contro Hamas. “Hamas deve essere distrutto, la Striscia di Gaza deve essere smilitarizzata e la società palestinese deve essere deradicalizzata. Questi sono i tre prerequisiti per la pace”, ha detto al Wall Street Journal.

guerra in medio oriente israele gaza la situazione© AfpDonne di Gaza

Secondo il ministero della Sanità di Hamas, trenta corpi di vittime sono stati trasportati nelle ultime 24 ore all’ospedale Nasser di Khan Younes. Intanto, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu dopo una lunga negoziazione sul testo ha adottato una risoluzione che le ong impegnate sul campo definiscono “annaquata” che non menziona il cessate il fuoco, ma consente solamente l’ingresso di aiuti umanitari nella striscia di Gaza dove acqua, cibo e materiale sanitario scarseggiano.

Nonostante l’intensificarsi degli appelli alla pace in questi giorni di festa, l’esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito più di un centinaio di obiettivi di Hamas nelle ultime 24 ore, compresi gli ingressi dei tunnel e i siti militari utilizzati per attaccare i soldati, in particolare a Jabaliya (nord) e Khan Younes.

Anche Papa Francesco durante l’angelus di Santo Stefano ha rivolto una preghiera “all’intercessione del primo martire affido anche l’invocazione di pace dei popoli straziati dalla guerra. I media ci mostrano che cosa la guerra produce. Abbiamo visto la Siria, vediamo Gaza, pensiamo alla martoriata Ucraina, un deserto di morte. È questo che si vuole? I popoli vogliono la pace, preghiamo per la pace, lottiamo per la pace”. 

 

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha riportato testimonianze “strazianti” raccolte dalle sue equipe all’ospedale al-Aqsa di Deir al-Balah (al centro), dove si trovano le vittime del bombardamento israeliano del campo profughi di al-Maghazi che, secondo il Ministero della Sanità di Hamas, ha provocato almeno 70 morti domenica sera.

 Diverse persone sono rimaste ferite nei bombardamenti contro la sede della Mezzaluna Rossa Palestinese nella città di Khan Yunis, nel Sud della Striscia di Gaza. Lo ha annunciato la stessa organizzazione umanitaria sul suo account ufficiale, sul social network X. 

“I bombardamenti dell’artiglieria hanno preso di mira i piani superiori della sede della Società della Mezzaluna Rossa Palestinese a Khan Yunis e si sono registrati numerosi feriti tra gli sfollati, poichè nell’edificio si trovano migliaia di persone”.

 

“Il numero di pazienti curati dall’ospedale supera di gran lunga la sua capacità. Molti non sopravvivranno all’attesa”. L’esercito ha annunciato la morte di due soldati a Gaza, portando a 158 il numero dei soldati uccisi dal 27 ottobre, mentre due palestinesi, di 17 e 31 anni, sono stati uccisi martedì dal fuoco dell’esercito israeliano durante un’incursione in un campo profughi nella regione di Hebron, nel sud della Cisgiordania, territorio palestinese occupato da Israele dal 1967.

Nazioni Unite, profondamente preoccupate

Anche le Nazioni Unite hanno dichiarato di essere “profondamente preoccupate” per il continuo bombardamento israeliano del centro della Striscia di Gaza e hanno esortato le forze israeliane a prendere tutte le misure possibili per proteggere i civili.  “Siamo profondamente preoccupati per il continuo bombardamento del centro di Gaza da parte delle forze israeliane (…) Tutti gli attacchi devono rispettare rigorosamente i principi del diritto umanitario internazionale, in particolare la distinzione (tra civili e soldati, ndr), la proporzionalità e la precauzione”, ha detto  il portavoce dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Seif Magango, in un comunicato che aggiunge “è particolarmente preoccupante che questo ultimo pesante bombardamento arrivi dopo che le forze israeliane hanno ordinato ai residenti del sud di Gaza di spostarsi verso il centro di Gaza e Tal al-Sultan a Rafah”.

Intanto su X, il premier Israeliano ritratto con il caschetto da guerra inneggia le sue truppe “I nostri riservisti danno il massimo e meritano tutto. La politica che abbiamo stabilito è chiara: Tutti i riservisti riceveranno – in retribuzione e risarcimento – tutto ciò che meritano per tutto ciò che fanno per noi. I ministeri del governo agiscono di conseguenza per attuare questa politica”.

 

 

Comunicazioni interrotte a Gaza

La società di telecomunicazioni palestinese Paltel ha annunciato una nuova interruzione dei servizi nella Striscia di Gaza, la quarta dall’inizio della guerra.  “Siamo spiacenti di annunciare l‘interruzione totale dei servizi di telecomunicazione fissa e internet (…) nella Striscia di Gaza, a causa della continuazione dell’aggressione”, ha dichiarato l’azienda in un comunicato, aggiungendo che le sue squadre tecniche “stanno lavorando per ripristinare il servizio nonostante le condizioni pericolose sul terreno”. 

Ministro della Difesa israeliano, attaccati su 7 fronti

Il ministro della Difesa, Yoav Gallant ha dichiarato che Israele si trova nel mezzo di una guerra su sette diversi fronti, una guerra lunga e dura che avrà un prezzo alto. “Siamo in una guerra in più arene, siamo attaccati da sette settori diversi: Gaza, Libano, Siria, Israele, Iraq, Yemen e Iran”, ha detto Gallant alla Commissione Affari Esteri e Difesa secondo quanto riferisce il Jerusalem Post.

“Abbiamo già reagito e agito in sei di questi fronti, e qui lo dico nel modo più esplicito: chiunque agisca contro di noi è un potenziale bersaglio, non esiste immunità per nessuno. Lo Stato di Israele saprà cosa fare, il sistema di sicurezza è in fase di preparazione, la realtà in cui siamo attaccati e trattenuti è corretta secondo il nostro giudizio e i risultati a Gaza sono visti e compresi da tutti. Coloro che vedono in particolare sono Hamas, l’Iran e Hezbollah“.

“Voglio dirvi che questa è una guerra lunga e dura. Essa ha un prezzo, un prezzo elevato, ma la sua giustificazione è la più alta possibile”, ha inoltre affermato Gallant. “Siamo stati brutalmente e barbaramente attaccati per scoraggiarci dal vivere qui. Dobbiamo chiarire che chiunque farà un gesto del genere verrà punito. Che ci vorranno mesi o che ci vorranno anni, questa faccenda deve essere chiusa”.

Israele, guerra ancora per molti mesi

Il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano Herzi Halevi ha dichiarato che la guerra di Israele contro i palestinesi di Hamas nella Striscia di Gaza “durerà ancora per molti mesi”.
“Gli obiettivi di questa guerra non sono facili da raggiungere. La guerra durerà ancora per molti mesi”, ha assicurato il capo di stato maggiore in una conferenza stampa dopo aver incontrato i soldati nella Striscia di Gaza. Inoltre ha affermato che l’IDF è “vicino al completamento dello smantellamento dei battaglioni di Hamas nel nord della Striscia di Gaza”.

Idf, sale il numero dei soldati morti a Gaza

Altri tre soldati sraeliani sono morti nel nord della Striscia di Gaza. Lo rende noto l’IDF secondo quanto riportano i media israeliani. I soldati uccisi sono il tenente Yaron Eliezer Chitiz, 23 anni, il sergente maggiore Itay Buton, 20 anni e il sergente maggiore. Efraim Yachman, 21 anni. Il bilancio dei soldati israeliani uccisi sale a 164. 

Sei morti in un attacco di droni israeliani in Cisgiordania

Sono almeno sei le vittime palestinesi del raid israeliano della notte scorsa in Cisgiordania: lo ha fatto sapere il ministero della Sanità dell’Autorità palestinese.

“Sei morti sono arrivati all’ospedale governativo Tabet di Tulkarem, oltre a un ferito grave”, dopo che “le forze di occupazione israeliane hanno preso d’assalto le cittadine di Allar, Atil, Qafin e Sidon, nell’area di Sharawiyah, a nord di Tulkarem”, dove hanno perquisito diverse abitazioni e terreni agricoli, ha riferito l’agenzia di stampa ufficiale palestinese, Wafa. A seguito delle operazioni militari, “sono scoppiati scontri tra i giovani e le forze di occupazione”. I miliatari israeliani hanno anche arrestato almeno un palestinese che era stato rilasciato dalla prigione di Artah, a sud di Tulkarem.

Dialogo Sullivan – Dermer su dopoguerra a Gaza

Il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Jake Sullivan e il ministro degli affari strategici israeliani Ron Dermer hanno discusso della pianificazione per il dopoguerra tra Israele e Hamas, compresa la governance e la sicurezza a Gaza. Lo ha detto un funzionario della Casa Bianca secondo quanto riportano i media israeliani. Sullivan e Dermer hanno anche discusso degli sforzi per riportare a casa gli ostaggi e della transizione a una fase diversa della guerra per massimizzare l’attenzione sugli obiettivi chiave di Hamas.

Arrestata l’attivista palestinese Khalida Jarrar

 L’eminente attivista politica palestinese e sostenitrice delle donne incarcerate, Khalida Jarrar, è tra i palestinesi arrestati durante i raid militari israeliani nei paesi e nelle città della Cisgiordania. Ne danno notiza i media arabi. Jarrar avrebbe dovuto parlare all’evento online “Prigioni e incarcerazione in un tempo di genocidio”, ospitato mercoledi’ dall’organizzazione giornalistica indipendente Jadaliyya.

guerra in medio oriente israele gaza la situazione© AfpKhalida Jarrar

In un post sui social media dopo il suo arresto, l’organizzazione ha affermato che Jarrar era “attualmente detenuta senza accuse” e che l’evento non sarebbe stato cancellato. Leader della sinistra palestinese, Jarrar è stata incarcerata da Israele più volte e più recentemente per 22 mesi senza accusa fino al suo rilascio nel settembre 2021.

agi

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