La star dei social che cucina e prova i pasti dei condannati a morte

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Un fresco laureato della Virginia è diventato una star su Instagram, perché offre un servizio a metà tra il culinario e il crimine: Josh Slavin, 23 anni, cucina e prova il pasto finale chiesto dai condannati a morte come ultimo desiderio. Da settembre ne ha pubblicati ventisei sul suo account Instagram, seguito da 576 mila follower, e scatenando migliaia di interazioni.

Il primo della serie è il pasto scelto da Ricky Ray Rector, un assassino che, poco prima di essere giustiziato, chiese bistecca, pollo fritto, succo di ciliegia e una torta di mele e noci. Rector è morto per iniezione letale in Arkansas nel 1992. “In realtà – ha spiegato Slavin in un’intervista a Fox News Digital – non c’era una ragione per cui ho cominciato da lui. Ho solo trovato che il suo menù era semplice da seguire”.

Slavin lavora nel mondo della finanza e crea contenuti per i social. Si è laureato alla Washington University di St. Louis, Missouri. “Ho una infatuazione naturale per i criminali – ha aggiunto – e una curiosità morbosa verso questo genere di cose”. “La morte – ha spiegato – è qualcosa che ovviamente tutti devono prima o poi affrontare, ma avere la rara opportunità di scegliere esattamente ciò che vuoi poco prima di morire è una circostanza molto rara, e questo lo trovo affascinante”.

Tedd Bundy rappresenta un’eccezione: autore di almeno trenta omicidi di giovani donne tra il 1974 e il 1978, Bundy venne giustiziato il 24 gennaio dell’89, all’eta’ di 53 anni. Il serial killer decise di non scegliere l’ultimo pasto, così la direzione del penitenziario decise per lui, portandogli bistecca, uova, toast, succo e latte. Slavin ha provato l’ultimo pasto richiesto dal terrorista Timothy McVeigh, condannato a morte con iniezione letale per la morte di 168 persone e il ferimento di 680 nell’attentato a Oklahoma City del ’95. McVeigh chiese due boccali di cioccolata alla menta con gelato.

“Secondo me – è il giudizio di Slavin – chiedere il gelato come ultimo pasto è una cattiva scelta, se poi è al sapore di cioccolato alla menta è l’opzione peggiore“. Per presentare il “pasto del condannato”, Slavin svolge ricerche accurate, poi le cucina e le prova, assegnando giudizi, che vanno da “ottimo” a “terribile”. Al primo posto si è classificato il pasto scelto da Alton Coleman, autore di otto omicidi e condannato a morte nel 2002: l’afroamericano di 47 anni chiese filetto con crema di funghi, biscotti, pollo fritto, patatine fritte, broccoli al formaggio, anelli di cipolla, pane di mais, un’insalata, torta di patate dolci, gelato alla crema di noci e succo di ciliegia.

Il menù venne onorato dal penitenziario della contea di Clark, nell’Indiana. Non tutti gli Stati prevedono di soddisfare l’ultimo desiderio del condannato. Dal 2011 il Texas ha eliminato questa procedura dopo che il killer Lawrence Russell Brewer richiese un pasto particolarmente costoso e dalla lunga elaborazione, per poi rifiutarlo, perché, disse, non aveva fame. Nel ’90, invece, l’assassino James Edward Smith chiese una manciata di terra. La richiesta venne respinta. Al suo posto, gli servirono la cosa che, secondo loro, rappresentava l’esatto opposto: yogurt.  

agi

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